{"id":827252,"date":"2019-06-11T07:20:09","date_gmt":"2019-06-11T05:20:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=827252"},"modified":"2020-01-09T18:02:48","modified_gmt":"2020-01-09T17:02:48","slug":"rastrellamento-val-grande-parco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2019\/06\/rastrellamento-val-grande-parco\/827252\/","title":{"rendered":"Il rastrellamento nazifascista del \u201944, morte e rinascita della Val Grande"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;<strong>11 giugno del 1944<\/strong>, settantacinque anni fa, migliaia di militari dell\u2019esercito tedesco, di SS e di soldati fascisti \u00a0circondarono l\u2019area della <strong>Valgrande<\/strong>.\u00a0L\u2019obbiettivo era colpire le formazioni partigiane in crescita: quando<strong> il rastrellamento termin\u00f2, 300 partigiani erano morti<\/strong>\u00a0e\u00a0decine di alpeggi e <strong>piccoli insediamenti &#8211; abitati da pastori, boscaioli, carbonai &#8211; erano stati distrutti.<br \/>\n<\/strong>\u00c8 la <em>cronaca di una sconfitta<\/em>, ma \u00e8 anche la <em>semina<\/em> che porter\u00e0 alla Liberazione meno di un anno dopo.<\/p>\n<p>Nell\u2019enorme area tra la valle del Toce, Verbania e il Lago Maggiore, la Val Vigezzo e il confine svizzero\u00a0si trovavano, a inizio giugno, circa cinquecento partigiani, tra cui molte reclute appena arrivate per sfuggire al bando fascista di leva obbligatoria. Non erano pi\u00f9 bande, ma embrioni di brigate, anche se ancora poco armate. La formazione pi\u00f9 organizzata era <strong>la Brigata Valdossola<\/strong>, una formazione \u201capolitica\u201d (cio\u00e8 solo antifascista, senza legami con i partiti) che vedeva tra gli arruolati anche <strong>molti giovani provenienti da Milano<\/strong>\u00a0e dall\u2019Alto Milanese, in particolare dalla zona di <strong>Gallarate<\/strong>, <strong>Busto Arsizio<\/strong> e dintorni.<\/p>\n<p>La Valdossola era comandata da una figura anomala, il quarantenne <strong>Dionigi Superti<\/strong>, ex militare di carriera, mandato al confino dal fascismo: nei giorni dell\u2019armistizio, mentre l\u2019esercito si dissolveva e i tedeschi occupavano l\u2019Italia, Superti si trovava in zona come<strong> direttore di un&#8217;azienda di disboscamento<\/strong> e <strong>trasform\u00f2 i suoi boscaioli in combattenti partigiani<\/strong>. Accanto a lui, tutto diverso per carattere e impostazione,\u00a0era\u00a0<strong>Mario Muneghina<\/strong>, comunista dalla vita avventurosa (era stato volontario nella Prima Guerra Mondiale, aveva partecipato all&#8217;impresa di Fiume e alla guerra di Spagna nelle file repubblicane).<\/p>\n<p>C\u2019erano poi la <strong>brigata Battisti<\/strong> e la <strong>Giovane Italia<\/strong>, altre due formazioni &#8211; nate subito dopo l\u20198 settembre &#8211; che fin dal nome si richiamavano a uno spirito nazionale e risorgimentale.\u00a0Qui si distinsero anche<strong> Armando Calzavara &#8220;Arca&#8221;<\/strong>, 25enne sottotenente del bersaglieri, \u00a0i fratelli <strong>Enzo e Franco Plazzotta\u00a0<\/strong>di Gemonio, l&#8217;operaio cremonese<strong>\u00a0&#8220;Guido il Monco&#8221;<\/strong>, il coraggioso e umile alpino\u00a0<strong>Mario Flaim<\/strong>, che arriv\u00f2 in Valgrande a maggio, appena prima del rastrellamento.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2019\/06\/italia-mondo-generiche-742098.610x431.jpg\" alt=\"Italia Mondo generiche\"><\/div> Partigiani della Giovine Italia di fronte all&#8217;alberghetto di Pian Cavallone, dal sito <a href=\"http:\/\/www.parcovalgrande.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parco Valgrande<\/a><\/p>\n<p>Quando tedeschi e fascisti entrarono in Valgrande, i <strong>partigiani attuarono una resistenza in forma di guerriglia<\/strong>, con scontri in particolare nei punti d\u2019accesso. Ma i numeri erano impietosi: <strong>450 partigiani \u00a0contro circa 4mila nazifascisti <\/strong>(\u00e8 la stima pi\u00f9 prudente, altre parlano di oltre diecimila).<strong><br \/>\n<\/strong>Partiti dal lago dalla valle del Toce e dalla Val Vigezzo, tedeschi e fascisti attuarono un cordone per impedire la fuga dalla Valgrande, occuparono le posizioni pi\u00f9 alte e strinsero la morsa.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xVbBJ5X3DuM?start=65\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<em>(La prima puntata di Valgrande &#8217;44 &#8211; storia del rastrellamento, una produzione di Stefano Cerutti, dieci video disponibili su Youtube)<\/em><\/p>\n<p>Un <strong>primo scontro a fuoco fu al ponte di Casletto<\/strong> (perdite pesanti tra gli attaccanti, dieci caduti tra i patrioti, tra i feriti anche <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2017\/04\/addio-partigiano-cesare-scampini\/611995\/\">Cesare Scampini di Samarate<\/a>). \u2028A Miazzina i partigiani del tenente degli alpini <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/1141\/mario-flaim\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mario Flaim<\/a> riuscirono poi a colpire il nucleo comando fascista, uccidendo quattro ufficiali. Al Pian di Sale verso la val Cannobina gli uomini di Muneghina <strong>travolsero due postazioni tedesche fortificate.<\/strong><\/p>\n<p>Man mano che i nuclei rimanevano isolati e i partigiani si arrendevano, si pass\u00f2 a\u00a0<strong>vere e proprie stragi<\/strong>, con l\u2019uccisione di prigionieri, spesso sul posto, sugli alpeggio alle bocchette: sette furono fucilati ad Aurano (tra questi <strong>Luciano Gussoni e Rolando Raimondi<\/strong>, di <strong>Busto Arsizio<\/strong>), sette all\u2019Alpe Forn\u00e0, undici all\u2019Alpe Casarolo, tra cui il bustocco\u00a0<strong>Andrea Bottigelli<\/strong>.<br \/>\nDiciotto &#8211; tra cui\u00a0<strong>Carlo Rocca<\/strong>\u00a0da Busto &#8211; a Pogallo, quattro al ponte di Falmenta in Val Cannobina (tra cui <strong>Ausano Lupi<\/strong>) .<\/p>\n<p>Al Pizzo Marona con Flaim caddero i\u00a0bustocchi <strong>Eliano Crespi e Franco Guerra<\/strong>, gettati vivi gi\u00f9 dalla vetta. Pag\u00f2 un tributo pesantissimo\u00a0<strong>Samarate<\/strong>, che vide uccisi\u00a0<strong>Carlo Broglia, Giovanni Praderio, Giovanni De Poli<\/strong>,<strong>\u00a0Gaetano Ricci, Bruno Zocchi, Giuseppe e Pietro Introiti,\u00a0Luigi Milani<\/strong>, molti falciati dalle mitragliatrici tedesche al rio Portaiola.<br \/>\nE ancora caddero\u00a0<strong>Antonio Buraschi <\/strong>da Saronno, <strong>Gianfranco Mauceri<\/strong> da Venegono Superiore, <strong>Luigi Giudici<\/strong> da Solbiate Olona,\u00a0<strong>Olindo Pasetti<\/strong> di <strong>Tradate<\/strong>, <strong>Pietro Pedrocca<\/strong> che mor\u00ec a Ghiffa, proprio dall&#8217;altra parte del lago rispetto al suo paese, <strong>Castelveccana<\/strong>.<\/p>\n<p>Molti prigionieri furono invece trasferiti pi\u00f9 a valle: a\u00a0Malesco furono torturati e poi uccisi al cimitero di Finero il gi\u00e0 citato Gaetano Ricci da Samarate e <strong>Pietro Pezzotta, detto \u201cScalabrino\u201d<\/strong>: originario della Bergamasca, era cresciuto a Busto (oggi \u00e8 dedicata a lui una via del quartiere di Borsano).<br \/>\nIl <strong>20 di giugno quarantatr\u00e9 partigiani e patrioti catturati<\/strong> &#8211; tra cui una donna, la 32enne <a href=\"http:\/\/archivio.casadellaresistenza.it\/archivi\/?q=scheda-persona-completa&amp;id=1045\">Cleonice Tomassetti<\/a> \u00a0&#8211; furono fatti sfilare<strong> a Intra, sotto un cartello che li definiva \u201cbanditi\u201d<\/strong>. La lugubre parata anticip\u00f2 di poche ore la<strong> strage che oggi prende il nome dalla localit\u00e0 di Fondotoce<\/strong>, frazione di Verbania dove i prigionieri furono uccisi, rafficati a gruppi di tre.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2019\/06\/italia-mondo-generiche-742093.610x431.jpg\" alt=\"Italia Mondo generiche\"><\/div>\n<p>Tra i fucilati c\u2019erano il tenente\u00a0<strong>Ezio Rizzato<\/strong>, un ufficiale di carriera dell\u2019Esercito Italiano originario del Veneto, e anche<strong> alcuni ragazzi che venivano dal Varesotto: Arturo Merzagora<\/strong> era un pescatore ventenne di <strong>Angera<\/strong>, c&#8217;era poi un \u00abpiccolo di Varese\u00bb, uno dei quattordici non identificati.<strong> \u2028\u2028Da Busto Arsizio veniva invece Carlo Suzzi<\/strong>: colpito due volte, rimase a terra fermo, a occhi spalancati come fosse morto, e si salv\u00f2 (<a href=\"https:\/\/youtu.be\/836e-bQgBho?list=PLVnbxEICUpiPpFYSs3zUgc0Y3n3NZZ-1z&amp;t=1025\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a> il racconto dalla sua voce). Curato da abitanti di Fondotoce, torner\u00e0 a combattere e verr\u00e0 soprannominato \u201cil quarantatr\u00e9\u201d, perch\u00e9 avrebbe dovuto essere la 43esima vittima della strage. \u00c8 <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2017\/07\/e-morto-il-partigiano-carlo-suzzi-detto-il-quarantatre\/638811\/\">morto nel 2017<\/a>.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2017\/07\/partigiano-carlo-suzzi-623251.610x431.jpg\" alt=\"partigiano carlo suzzi\"><\/div> Carlo Suzzi nei primi giorni di maggio del 1945,\u00a0sul lungolago di Intra, le mani appoggiate alla canna del suo mitra Mab<\/p>\n<p>Al 27 di giugno nove prigionieri &#8211; tra loro <strong>Luigi Macchi<\/strong> di Sacconago &#8211; vengono fucilati a Beura, nel fondovalle del Toce: \u00e8 l\u2019atto finale del rastrellamento. Mentre gi\u00e0 sui monti i nuclei di superstiti si riuniscono e si prendono cura dei feriti, <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2016\/05\/giardini-intitolati-a-maria-peron-e-suor-giovanna-mosna\/521693\/\">affidati all&#8217;infermiera Maria Peron<\/a>, che prest\u00f2 anche la sua opera ai valligiani colpiti dalla violenza degli occupanti.<br \/>\n<strong>Nell&#8217;arco di sedici giorni, i nazifascisti avevano infatti devastato l\u2019intera zona<\/strong>: \u00a0furono<strong> distrutte per rappresaglia 208 baite\u00a0<\/strong>e cinquanta case del paese di Cicogna, colpite da un bombardamento tedesco;\u00a0<strong>tre rifugi e un alberghetto<\/strong> (al Pian Cavallone) furono distrutti per privare i partigiani di basi logistiche e ricoveri in quota.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2019\/06\/italia-mondo-generiche-742094.610x431.jpg\" alt=\"Italia Mondo generiche\"><\/div> I ruderi dell&#8217;alberghetto al Pian Cavallone, mai ricostruito; foto <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Vecchio_Albergo_vicino_Pian_Cavallone_-_panoramio.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">wikipedia<\/a><\/p>\n<p>Le <strong>distruzioni di quel lontano 1944 cambiarono per sempre quei monti<\/strong>: la comunit\u00e0 diffusa di boscaioli e pastori &#8211; colpita anche dalle fucilazioni &#8211; non si riprender\u00e0 mai pi\u00f9 e l\u2019intera zona, nel Dopoguerra, verr\u00e0 abbandonata, ancor pi\u00f9 velocemente di altre aree montane in Italia. La <strong>Valgrande \u00e8 diventata cos\u00ec, oggi, la pi\u00f9 grande area wilderness d\u2019Italia<\/strong>, oggi tutelata da un <a href=\"http:\/\/www.parcovalgrande.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parco Nazionale<\/a>, dove si cammina per ore senza trovare alcun segno di vita o insediamenti.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2019\/06\/italia-mondo-generiche-742250.610x431.jpg\" alt=\"Italia Mondo generiche\"><\/div> Partigiani dell&#8217;85esima Brigata Valgrande Martire, con il comandante Mario Muneghina, al Pian Cavallone, aprile 1945; foto <a href=\"http:\/\/archivio.casadellaresistenza.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">archivio Casa della Resistenza<\/a><\/p>\n<p>Quanto ai <strong>partigiani<\/strong>, si riorganizzarono presto: nacque la <strong>Brigata Valgrande Martire<\/strong>, che accolse nuove reclute, ancora una volta molte dall\u2019Alto Milanese. Ad agosto arrivarono nuove armi pesanti trafugate alla Isotta Fraschini di Cavaria dagli operai della 127\u00b0 Brigata Sap di Gallarate. Insieme alla Valtoce, alla Valdossola e ai garibaldini della Redi, la Brigata Valgrande Martire sar\u00e0\u00a0<strong>protagonista \u00a0<\/strong>&#8211; solo due mesi e mezzo dopo &#8211;<strong> della \u201cprima liberazione dell\u2019Ossola\u201d<\/strong>: dopo giorni di assedio e puntate fulminee, i patrioti sloggiarono i nazifascisti da Domodossola e dalla valle del Toce, dalla Val Vigezzo e dalla Val Cannobina. Durata quaranta giorni, la Repubblica dell\u2019Ossola fu il primo esperimento democratico in Italia, tra settembre e ottobre del 1944.<\/p>\n<p>Sei mesi dopo, il 24 aprile &#8217;45, gli uomini di Mario Muneghina e Armando Calzavara &#8220;Arca&#8221; liberarono Verbania. Il giorno successivo centinaia di uomini delle brigate partigiane si misero in marcia sulla statale del Sempione e da Laveno verso l&#8217;Autolaghi: <em>il Monte Rosa scese a Milano<\/em>, per liberarla e scrivere la parola fine sulla dittatura e cinque anni di guerra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inizi\u00f2 l&#8217;11 giugno di 75 anni fa, dur\u00f2 due settimane, migliaia di SS e soldati combatterono contro 500 partigiani. 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