{"id":852791,"date":"2019-09-15T11:31:29","date_gmt":"2019-09-15T09:31:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=852791"},"modified":"2019-09-22T00:09:12","modified_gmt":"2019-09-21T22:09:12","slug":"gallarate-storia-helena-janeczek-scrittrice-premio-strega-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2019\/09\/gallarate-storia-helena-janeczek-scrittrice-premio-strega-2018\/852791\/","title":{"rendered":"Identit\u00e0 plurale: la storia di Helena Janeczek"},"content":{"rendered":"<p>A prima vista <strong>Gallarate <\/strong>potrebbe non\u00a0sembrare la tipica culla della letteratura al pari di capitali culturali come Firenze e Roma, patria di numerosi scrittori entrati nella tradizione della nostra letteratura italiana. Eppure, ci vive un Premio Strega: si tratta della scrittrice <strong>Helena Janeczek<\/strong>, di origini tedesche e polacche ma ormai gallaratese a pieno titolo, vincitrice del <strong>Premio Strega 2018\u00a0<\/strong>con <em>La ragazza con la Leica, <\/em>la storia della fotografa <strong>Gerda Taro <\/strong>(edito da Guanda).<\/p>\n<p>\u00abI miei genitori avevano origini ebraiche e abitavano in <strong>Polonia<\/strong>\u00bb, racconta la scrittrice, \u00abma l&#8217;hanno lasciata <strong>dopo essere sopravvissuti alla Shoah<\/strong> &#8211; mia madre era stata prigioniera nel campo di concentramento di <strong>Auschwitz<\/strong>. A causa di alcuni episodi antisemiti molto violenti scoppiati nel 1946 sono fuggiti in <strong>Germania<\/strong>, finendo in un campo profughi in Baviera sperando di essere inviati in qualche altro paese. Rimasero l\u00ec pensando fosse una sistemazione temporanea, ma per vicissitudini varie e problemi di divisione sono rimasti in Germania\u00bb. A Gallarate, per\u00f2, la famiglia Janeczek aveva degli amici molto stretti, cui faceva visita durante i periodi di vacanze invernali ed estive. \u00abSono praticamente cresciuta tra Gallarate e San Macario (una frazione di <strong>Samarate<\/strong>, <em>ndr<\/em>): gli amici dei miei genitori erano per me parenti stretti, venivo qui tutte le estati e da bambina ero praticamente bilingue\u00bb.<\/p>\n<p>Janeczek ha potuto maneggiare fin dai primi anni il tedesco e l&#8217;italiano, con un orecchio sempre teso al polacco e anche all&#8217;<strong>yiddish<\/strong>. La lingua, figlia della commistione dell&#8217;ebraico con il tedesco e alcune lingue dell&#8217;Europa orientale, era parlata in casa dalla madre: \u00ab\u00c8 una lingua che \u00e8 stata a lungo misconosciuta dagli ebrei stessi, ma di grande dignit\u00e0. Sono contenta di averla potuta conoscere, anche se non perfettamente\u00bb. La lingua yiddish, dopo che gli ebrei europei l&#8217;avevano sostanzialmente soppressa, \u00e8 rinata negli Stati Uniti nel XX secolo, meta di tantissimi ebrei per ragioni tristemente note. Nel Novecento si \u00e8 conquistata uno spazio di tutto rispetto anche nella letteratura, con l&#8217;assegnazione del premio Nobel allo scrittore in yiddish I. B. Singer nel 1978.<\/p>\n<p>Il trasferimento ufficiale in Italia, per\u00f2, \u00e8 arrivato una volta finito il liceo con l&#8217;iscrizione all&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano, alla facolt\u00e0 di Lingue e Letterature Straniere, a ulteriore riprova della propensione della scrittrice al multiculturalismo: \u00abMi sono trasferita a <strong>Milano\u00a0<\/strong>appena ho iniziato a frequentare Lingue (inglese, russo e tedesco). All&#8217;universit\u00e0 ho avuto una formazione piuttosto libera perch\u00e9, diversamente da come sono strutturati i corsi e le lezioni ora, avevamo pi\u00f9 libert\u00e0 nella composizione del piano di studi: feci molti esami di filosofia &#8211; tra cui estetica &#8211; e di letteratura italiana, frequentando il corso di letteratura italiana contemporanea tenuto da <strong>Vittorio Spinazzola<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Dopodich\u00e8 il trasferimento a Gallarate dove \u00abavviene il cambio definitivo di lingua della scrittura, dal tedesco all&#8217;italiano\u00bb. Il passaggio nella scrittura &#8211; spiega Janeczek &#8211; dalla lingua madre a una acquisita non \u00e8 certo scontato, in quanto &#8211; rispetto all&#8217;orale &#8211; necessita l&#8217;apprendimento della &#8220;competenza letteraria&#8221; di una lingua: \u00abLeggo libri in italiano da quando ero piccola, grazie agli amici dei miei genitori che avevano colto il mio interesse per la lettura. Poi, una volta cresciuta, mi hanno fatto conoscere i grandi scrittori del Novecento come <strong>Carlo Emilio Gadda\u00a0<\/strong>e <strong>Luigi Meneghello<\/strong>, per non parlare dei miei poeti preferiti (<strong>Eugenio Montale\u00a0<\/strong>e <strong>Dante<\/strong>)\u00bb. Gli autori tedeschi cui \u00e8 pi\u00f9 affezionata sono, tra gli altri, <strong>Franz<\/strong>\u00a0<strong>Kafka\u00a0<\/strong>ed <strong>Elias Canetti<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma non ha mai scritto in tedesco? L&#8217;autrice rivela di aver iniziato a scrivere proprio in tedesco e che la sua prima raccolta di poesie in tedesco, pubblicata nel 1989 da un editore della Germania:\u00a0\u00abVivevo in Italia dall&#8217;83, ma in quegli anni tornavo spesso in Germania prima della morte di mio padre\u00bb.<\/p>\n<p>Janeczek ha potuto vivere anche dall&#8217;interno, e non solo come scrittrice, il mondo delle case editrici, segnalando a <strong>Mondadori\u00a0<\/strong>e <strong>Adelphi\u00a0<\/strong>nuovi e promettenti autori tedeschi da proporre in Italia:\u00a0\u00abSono orgogliosa di essere stata la prima a proporre la pubblicazione in italiano di <strong>Winfried Sebald<\/strong>\u00bb. Sebald \u00e8 stato un grande scrittore tedesco, rimasto in penombra nell&#8217;ingombrante scena letteraria del Novecento e pressoch\u00e9 sconosciuto in Italia, fino a pochi anni fa. Il critico <strong>Pietro<\/strong> <strong>Citati<\/strong>, in un ottimo <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/libri\/11_giugno_15\/sebald-gli-anelli-di-saturno_8b4f268e-9738-11e0-83e2-2963559124a0.shtml\">articolo del 2011 apparso sul Corriere<\/a>, si rammaricava del fatto che gli italiani non leggessero Sebald: \u00abUno scrittore difficile da inquadrare, un romantico in ritardo di due secoli, un autore senza compagni n\u00e9 affini\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abOra un lavoro di questo genere &#8211; continua a raccontare la scrittrice &#8211; \u00e8 molto pi\u00f9 difficile che in passato, soprattutto se si tratta di suggerire autori di una letteratura straniera diversa da quella angloamericana\u00bb. Queste difficolt\u00e0 sono date dalla tendenza del mondo editoriale ad essere, in parte, elitario: \u00abIl problema sostanziale non \u00e8 l&#8217;accesso in una casa editrice o la possibilit\u00e0 di pubblicare; infatti, qualche anno fa, quando c&#8217;\u00e8 stato il <em>boom\u00a0<\/em>degli esordienti, molti editori erano alla ricerca di nuovi autori. Oggi, per\u00f2, il mercato \u00e8 contratto e difficile, le case editrici sono molto pi\u00f9 attente: \u00e8 difficile che pubblichino un&#8217;opera che non si presenti come un grande successo di pubblico\u00bb. Questa \u00e8 una caratteristica &#8211; spiega l&#8217;autrice &#8211; tipica dei grandi gruppi editoriali, interessati a riscontrare un grande successo di pubblico, indifferenziato e generalizzato: \u00abNon riescono pi\u00f9 ad identificare un pubblico preciso e instaurare un legame di fiducia nei lettori\u00bb.<\/p>\n<p>Discorso diverso invece per le case indipendenti, che \u00abcon la crisi dei grandi gruppi editoriali si sono potute sviluppare: hanno guadagnato delle grandi posizioni, stabilendo proprio quella fiducia tra lettori e casa editrice che risulta impossibile nel mondo dei gruppi maggiori. Si sono concentrate su un settore, andandosi a specializzare in un settore &#8211; come <strong>People, <\/strong>nata l&#8217;anno scorso e ospite a &#8220;<a href=\"https:\/\/www.malpensanews.it\/2019\/09\/la-nona-edizione-di-scrittrici-insieme-ecco-il-programma-completo-2\/841234\/\">Scrittrici Insieme<\/a>&#8221; con il libro su <strong>Liliana Segre<\/strong> <em>Il mare nero dell&#8217;indifferenza,<\/em>\u00a0che pubblica saggi, o <strong>Iperborea,\u00a0<\/strong>incentrata sulla narrativa nordica &#8211; consolidatesi proprio in una cerchia di persone che leggono con frequenza. Poi ci sono esempi virtuosi di grandi case, come Adelphi: il suo successo \u00e8 dovuto in parte a una precisa scelta stilistica, che differenzia le sue copertine da tutte le altre; ma soprattutto alla grande cura delle collane. La quantit\u00e0 di libri pubblicati \u00e8 quella di una <em>major<\/em>, ma non trascura mai la qualit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Com&#8217;\u00e8 vivere a Gallarate per una scrittrice? \u00abCi sono molti eventi culturali stimolanti durante l&#8217;anno come <strong>Filosofarti<\/strong>, sempre di alto livello,\u00a0e <strong>Duemilalibri<\/strong>.\u00bb. Nell&#8217;ultima edizione di Duemilalibri (che torner\u00e0 in citt\u00e0 a breve), <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2018\/10\/helena-janeczek-apre-duemilalibri\/759050\/\">Janeczek fu una delle protagoniste<\/a>. In quell&#8217;occasione, in dialogo con Federica Manzon, raccont\u00f2 un aneddoto curioso relativo all&#8217;altra grande scrittrice di Gallarate, <strong>Marta Morazzoni<\/strong>: \u00abUn giorno dell&#8217;anno scorso ero in stazione a Gallarate e dovevo prendere il treno per Venezia. Era un treno svizzero, che non arrivava pi\u00f9. Ma con me, ad aspettarlo, c&#8217;era la Morazzoni, diretta a Venezia per ricevere un premio (il<strong> Premio Campiello alla carriera<\/strong>, <em>ndr<\/em>). Passammo il tempo a parlare di tutto; due scrittrici della piccola Gallarate, in un anno straordinario per questa citt\u00e0: io vinsi il premio Strega e lei il Campiello\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDiciamo che Gallarate &#8211; continua &#8211; ha avuto sempre un&#8217;offerta culturale notevole; sarebbe bello se si valorizzassero di pi\u00f9 le risorse che offre questa citt\u00e0: ad esempio, porto sempre gli ospiti degli eventi culturali a fare un giro per la citt\u00e0 e la tappa fissa \u00e8 la <strong>libreria &#8220;Car\u00f9&#8221;<\/strong>, da cui rimangono sempre affascinati. Quando vi entrano &#8211; in libreria ma soprattutto nell&#8217;immenso magazzino sul retro &#8211; a vedere tutti quei libri impazziscono sempre\u00bb.<\/p>\n<p>Helena Janeczek \u00e8 inoltre tra le organizzatrici del festival letterario Scrittrici Insieme, che quest&#8217;anno si svolge a Somma Lombardo, tra il Castello Visconti di San Vito e la biblioteca G. Aliverti. Il programma \u00e8 gi\u00e0 uscito e lo potete trovare <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2019\/09\/scrittrici-insieme-liliana-segre-programma\/852655\/\">qui<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dopoguerra, la Germania, gli studi a Milano e l&#8217;amore per la letteratura: la storia di Helena Janeczek, scrittrice per Guanda editore e Premio Strega 2018<\/p>\n","protected":false},"author":15866,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18,3],"tags":[83694,99407,16623],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Identit\u00e0 plurale: la storia di Helena Janeczek<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il dopoguerra, la Germania, gli studi a Milano e l&#039;amore per la letteratura: la storia di Helena Janeczek, scrittrice per Guanda editore e 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