{"id":91875,"date":"2012-04-08T00:00:00","date_gmt":"2012-04-08T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-04-08T00:00:00","modified_gmt":"2012-04-08T00:00:00","slug":"come-si-puo-parlare-di-una-morte-beata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2012\/04\/come-si-puo-parlare-di-una-morte-beata\/91875\/","title":{"rendered":"Come si pu\u00f2 parlare di una morte beata?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201106\/scola_angelo.jpg\" width=\"250\" height=\"170\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" align=\"right\" alt=\"\" \/>&nbsp;1. &laquo;Questo &egrave; il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo&raquo; (Sal 117): cos&igrave;, col ritornello del Salmo responsoriale, la Chiesa nostra Madre ci ha invitato alla gioia. Perch&eacute;? Ce lo dir&agrave; con forza ineguagliabile un passaggio sconvolgente e paradossale del Prefazio: &laquo;beata mors, quae nodos mortis exsolvit&raquo;, beata, cio&egrave; eternamente felice -la beatitudine, infatti, dice la felicit&agrave; eterna, quella che non passer&agrave; pi&ugrave;-, la morte [del nostro Redentore] perch&eacute; ha sciolto per sempre i lacci della morte.<\/p>\n<div>Come si pu&ograve; parlare di una morte beata? Da dove viene alla Chiesa, e quindi a ciascuno di noi, la certezza circa una tale possibilit&agrave;? Come mai, dopo il giorno di Pasqua, i discepoli poterono ritornare sui tragici eventi del Venerd&igrave; Santo e scoprire in essi quanto annunciato dalle Scritture? Forse siamo cos&igrave; distratti dall&rsquo;abitudine che non ci rendiamo conto della assoluta singolarit&agrave; dell&rsquo;avvenimento della Risurrezione, di come ogni cosa dipenda dalla verit&agrave; del suo annuncio.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>2. Per poter rispondere alle domande poste &egrave; necessario contemplare quanto accadde ai discepoli &laquo;nei quaranta giorni&raquo; dopo la Pasqua (cf. Lettura, At 1,3). Le letture bibliche appena ascoltate. mettono in evidenza la reale presenza di Ges&ugrave; risorto dopo la morte, testimoniata in modo autorevole da coloro che l&rsquo;hanno visto e incontrato. Le apparizioni del Crocifisso Risorto sono la porta di accesso alla sconvolgente novit&agrave; della Pasqua.<\/div>\n<div>&Egrave; questo l&rsquo;annuncio esplicito di Paolo: &laquo;Cristo mor&igrave; per i nostri peccati secondo le Scritture e fu sepolto ed &egrave; risorto il terzo giorno secondo le Scritture e apparve a Cefa e quindi ai Dodici&raquo; (Epistola, 1Cor 15,3-5). Paolo si considera apostolo in forza della medesima esperienza che egli condivide con gli altri apostoli: aver incontrato Ges&ugrave; risorto vivo. In effetti &egrave; questa l&rsquo;esperienza fondante e probante la verit&agrave; dell&rsquo;annuncio cristiano: l&rsquo;evento &egrave; la morte redentrice di Ges&ugrave;, certificata nel suo significato di salvezza dalla risurrezione. Lo mostrano le Scritture lette alla luce del fatto accertato delle apparizioni.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>3. Anche l&rsquo;inizio degli Atti degli Apostoli ci racconta di questo singolare momento in cui Ges&ugrave; &laquo;si mostr&ograve; a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove&raquo; (Lettura, At 1,3).<\/div>\n<div>Che cosa fa il Signore Risorto dandosi a vedere dai Suoi? Li introduce nel rapporto nuovo inaugurato appunto dalla Sua Risurrezione. Infatti, &laquo;durante quaranta giorni&raquo; (Lettura, At 1,3) &#8211; il numero biblico indica sempre un tempo propedeutico: alla alleanza dopo il diluvio; alla rivelazione di Dio sul Sinai per Mos&egrave;, all&rsquo;entrata nella Terra Promessa per il popolo, al ministero pubblico per Ges&ugrave;, ecc. &#8211; il Risorto si accompagna a loro perch&eacute; possano accertare la verit&agrave; della nuova vita di Ges&ugrave; e abituarsi, quindi, alla nuova modalit&agrave; della Sua presenza; Ges&ugrave;, inoltre, li istruisce sulle cose riguardanti il Regno di Dio, perch&eacute; possano re-imparare alla luce della Risurrezione quello che avevano gi&agrave; da Lui ascoltato; il Risorto, infine, li prepara ad attendere il dono dello Spirito &#8211; &laquo;tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo&raquo; (Lettura, At 1,5) &ndash; che consente a tutti coloro che lo seguiranno di &laquo;aver parte&raquo; diretta con Lui.&nbsp;<\/div>\n<div>Questi tre elementi &#8211; la novit&agrave; della presenza del Risorto, la comprensione del disegno salvifico del Padre e il dono dello Spirito &#8211; descrivono l&rsquo;esperienza del nuovo rapporto con Ges&ugrave;. Non solo di quella dei primi, ma anche della nostra.&nbsp;<\/div>\n<div>Chiediamoci: si pu&ograve; ancora sostenere che una simile forma di esperienza, l&rsquo;esperienza cristiana, sia ragionevole? La sua rivendicazione della verit&agrave; poggia su solide basi? Pensiamo, ad esempio, alla obiezione di quanti, a partire dalle strabilianti scoperte della scienza, sostengono che tutto &egrave; solo Natura (&ldquo;naturalismo biologico&rdquo;). Ebbene noi possiamo, come credenti, accettare tutti i risultati comprovati delle scienze naturali &#8211; sottolineo tutti i risultati, non tutte le loro interpretazioni e non ogni loro uso &#8211; integrandoli con l&rsquo;esistenza di un Dio Creatore e Redentore dell&rsquo;universo. Non sono pochi gli scienziati credenti a testimoniarlo.<\/div>\n<div>Qualcuno di loro ha coniato l&rsquo;espressione &ldquo;naturalismo teista&rdquo; (Peacokce). L&rsquo;esperienza cristiana &egrave; ragionevole anche per il sofisticato uomo del terzo millennio.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>4. Il racconto evangelico approfondisce poi la natura dell&rsquo;esperienza cristiana a partire dal rapporto con il Crocifisso Risorto, vivo in mezzo a noi.<\/div>\n<div>Maria di Magdala &egrave; la prima a cui il Risorto si manifesta. Il fatto, del tutto sorprendente &#8211; ci si aspetterebbe che apparisse prima agli apostoli &#8211; &egrave; la registrazione di quello che davvero &egrave; avvenuto (nessun &ldquo;falsificatore&rdquo; avrebbe fatto una scelta cos&igrave; clamorosamente &ldquo;scorretta&rdquo;).&nbsp;<\/div>\n<div>Con grande delicatezza ci viene indicato che il riconoscimento di Ges&ugrave; Risorto &egrave; primariamente una questione di conoscenza amorosa. &laquo;Donna, perch&eacute; piangi? Chi cerchi? (&hellip;) Signore se l&rsquo;hai portato via tu&hellip; Maria!&#8230; Maestro&raquo; (Vangelo, Gv 20,15-16).&nbsp;<\/div>\n<div>L&rsquo;identificazione del Risorto chiede, tuttavia, a Maria un cambiamento: &laquo;Non mi trattenere, perch&eacute; non sono ancora salito al Padre; ma va&rsquo; dai miei fratelli&raquo; (Vangelo, Gv 20,17). Non si pu&ograve; riconoscere il Risorto senza cambiare. Ecco perch&eacute;, come ci ha ricordato il Santo Padre nell&rsquo;omelia della Messa Crismale, &laquo;resta chiaro che la conformazione a Cristo&raquo; &#8211; che esige cambiamento personale e comunitario &#8211; &laquo;&egrave; il presupposto e la base di ogni rinnovamento&raquo; nella Chiesa, dell&rsquo;autentica missione.&nbsp;<\/div>\n<div>Le apparizioni di Ges&ugrave;, a cominciare da quelle a Maria di Magdala, hanno lo scopo di abituare i discepoli alla sua nuova condizione divino-umana. Essa &egrave; riconoscibile nella Chiesa, sacramento universale di salvezza (cfr. LG 48) a partire dalla tracce del Risorto nella vita della comunit&agrave; cristiana. Ne sono frutti: il perdono, la pace, la letizia, la carit&agrave; &#8211; &laquo;per l&rsquo;oppressione del misero ed il gemito del povero&hellip; Io risorger&ograve;&raquo; (ci ha fatto pregare la Chiesa nel Sabato Santo) (Ufficio delle Letture, Ant. 5)&raquo; -, la missione fino alla consegna della propria vita nel martirio.<\/div>\n<div>Cos&igrave; il Risorto si d&agrave; a vedere perch&eacute; al riconoscimento segua il lieto annuncio che la vita nuova &egrave; accessibile a tutti gli uomini e le donne di tutti i tempi. Le apparizioni del Risorto hanno come scopo di testimoniare la verit&agrave; della risurrezione del Salvatore. Infatti, Maria rende testimonianza dicendo: &laquo;Ho visto il Signore&raquo; (Gv 20,18).<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>5. Veramente oggi con la liturgia ambrosiana possiamo esclamare: &laquo;O mysterium gratia plenum, O ineffabile divini muneris sacramentum, O sollemnitatum omnium honoranda sollemnitas&raquo; O mistero ricco di grazia, O ineffabile sacramento del dono divino. O festa che d&agrave; origine a tutte le feste (Prefazio). Poich&eacute; oggi &egrave; il giorno della liberazione, il giorno in cui la morte beata del Signore ci ha donato per sempre la grazia della libert&agrave;.<\/div>\n<div>La libert&agrave;, infatti, &egrave; lo splendore della Pasqua che brilla sul volto degli uomini che Lo riconoscono. Ormai niente pi&ugrave;, neanche il rumore sordo della morte che accompagna quotidianamente la nostra esistenza, pu&ograve; farci schiavi. Siamo stati acquistati a caro prezzo: il sangue dell&rsquo;Agnello immolato, dell&rsquo;Autore della vita. Noi uomini e donne del nostro tempo siamo cos&igrave; assetati di libert&agrave;! Al di l&agrave; di tutte le contraddizioni e fragilit&agrave; di noi cristiani, la Chiesa, comunit&agrave; di redenti generata dalla Pasqua, &egrave; veramente la dimora della libert&agrave;, perch&eacute; attraverso la testimonianza dei cristiani &egrave; possibile scoprire che &laquo;Dio &ndash; come ha scritto von Balthasar &ndash; non &egrave; una fortezza rinchiusa che noi con le nostre macchine da guerra (ascesi, introspezione mistica, ecc.) dobbiamo espugnare, &egrave; invece una casa piena di porte aperte, attraverso le quali noi siamo invitati ad entrare&raquo;.&nbsp;<\/div>\n<div>Buona Pasqua di risurrezione!<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;omelia pasquale del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[17141,172],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This 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