{"id":924712,"date":"2020-05-01T09:43:34","date_gmt":"2020-05-01T07:43:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=924712"},"modified":"2020-05-01T09:43:34","modified_gmt":"2020-05-01T07:43:34","slug":"angelo-croci-lepidemia-forza-creativa-sua-fecondita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2020\/05\/angelo-croci-lepidemia-forza-creativa-sua-fecondita\/924712\/","title":{"rendered":"Angelo Croci: &#8220;L&#8217;epidemia ha una forza creativa in s\u00e9, una sua fecondit\u00e0&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Riportiamo ampi stralci di una lunga conversazione audio tra <strong>Gianluca Minella<\/strong>\u00a0 del Centro cultrale Junghiano, <a href=\"http:\/\/www.temenosjunghiano.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">TEMENOS<\/a> e <strong>Angelo Croci<\/strong>. Consigliamo di ascoltare la versione integrale.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/05\/angelo-croci-798381.610x431.jpg\" alt=\"Angelo Croci\"><\/div>\n<p>Angelo Croci, come lo descrive l\u2019intervistatore, \u201c\u00e8 sempre stato una voce fuori dal coro, nel senso pi\u00f9 nobile del termine. \u00c8 filosofo e teologo e la sua grande passione \u00e8 sempre stata l\u2019esperienza creativa, l\u2019arte in tutte le sue forme e dimensioni. Si \u00e8 occupato di critica d\u2019arte e soprattutto cinematografica ma \u00e8 anche un grande studioso di psicologia e conosce molto bene il pensiero e la prassi psicoanalitica con una particolare passione per il punto di vita junghiano.<\/p>\n<p>Nella sua vita l\u2019impegno pi\u00f9 importante \u00e8 stato rivolto al volontariato, alla cura e all\u2019attenzione della fragilit\u00e0 e della vulnerabilit\u00e0 umana, al disabile, al portatore di handicap, alla sofferenza fisica e psichica, all\u2019universo del disagio infantile nei suoi aspetti evolutivi e cognitivi come nelle forme pi\u00f9 misteriose e imperscrutabili del ritiro autistico. \u00c8 stato una guida spirituale per molte generazioni di giovani sul territorio della provincia di Varese che lo hanno eletto punto di riferimento. Vive e lavora nel suo studio privato a Vengono Superiore in provincia di Varese.<\/p>\n<h3>IL NOSTRO TEMPO<\/h3>\n<p>Viviamo una condizione di estrema fragilit\u00e0, una stagione che ormai dura da moltissimo tempo, che io definisco di antropologia provvisoria. In realt\u00e0 abitiamo l\u2019intervallo che sta tra una civilt\u00e0 moderna e una civilt\u00e0 che ancora deve venire.<\/p>\n<p>Cosa vuol dire abitare un\u2019antropologia provvisoria? Vuol dire essere in una condizione di ancor maggior fragilit\u00e0 rispetto alla fragilit\u00e0 esistenziale che ci riguarda tutti. Questa epidemia rileva proprio questo. Sottolinea quanto siamo fragili, certo sottolinea anche l\u2019illusione tecnologica neo-illuminista nella quale molti di noi si sono riparati.<\/p>\n<p>Noi viviamo sull\u2019orlo dell\u2019abisso, siamo Blade Runner cio\u00e8 corriamo sul filo della lana. Questa \u00e8 la nostra condizione e questo evento semmai diventa una specie di memento che potrebbe anche riportarci in una visione diciamo positiva o se vuoi ottimistica; potrebbe anche riportarci ad una maggiore consapevolezza della nostra condizione.<\/p>\n<p>Fatto salvo che, proprio da questa consapevolezza, nasce poi l\u2019elemento creativo.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/05\/angelo-croci-798383.610x431.jpg\" alt=\"Angelo Croci\"><\/div>\n<h3>FINO A QUANDO DURERA\u2019 L&#8217;EPIDEMIA?<\/h3>\n<p>\u201cFino a quando durer\u00e0?\u201d, una domanda come un\u2019invocazione biblica. Cosa accadr\u00e0 dopo? C\u2019\u00e8 il partito di coloro che dicono \u201cNiente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima\u201d. Su un palazzo di Santiago del Cile \u00e8 apparsa una scritta: <strong>\u201cNon vogliamo tornare alla normalit\u00e0, perch\u00e9 la normalit\u00e0 \u00e8 il problema\u201d<\/strong>. Trovo che questa espressione sia veramente forte. Allora cosa vuol dire \u201cNiente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima?\u201d che precipiteremmo in una specie di et\u00e0 post-apocalittica, barbarica, o che invece veramente useremo questa esperienza di dolore, di sofferenza come RIcreazione, come possibilit\u00e0 di una nuova creazione. L\u2019enigma si muove dentro questo interrogativo. Cosa ne sapremo fare?<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 chi sostiene \u201cNo! tutto torner\u00e0 com\u2019era prima\u201d. \u00c9 come dopo una malattia importante che coglie una persona. Io sono solito dire che uno ne esce santificato e nove ne escono invece pi\u00f9 individualisti, pi\u00f9 cinici, pi\u00f9 bari della vita. Questo evento che ci \u00e8 catapultato addosso ci porta a un esistenza autentica, e non c\u2019\u00e8 esistenza autentica senza una consapevolezza della propria provvisoriet\u00e0. Se c\u2019\u00e8 questa consapevolezza, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di ricreare il mondo.<\/p>\n<h3>LA NOSTRA CIVILTA\u2019<\/h3>\n<p>La nostra civilt\u00e0 era una civilt\u00e0 fragile, giocata proprio sulla distrazione dalla coscienza, dalla fragilit\u00e0, dalla provvisoriet\u00e0, dalla morte. La morte contiene una sua fecondit\u00e0 e noi non dobbiamo dimenticare questo concetto che \u00e8 cos\u00ec profondo.<\/p>\n<p>Pensiamo alla peste del 1348 che ha eliminato il 45% della popolazione mondiale e abbiamo delle testimonianze di studiosi arabi che sono terrificanti. Allora la morte era domestica, e da questa consapevolezza nasce il rinascimento, il barocco e non ci sarebbe l\u2019umanesimo senza la peste nel 1348.<\/p>\n<p>Si \u00e8 parlato anche molto dicendo che questa pandemia \u00e8 il frutto della distruzione che abbiamo fatto della natura\u2026 verissimo, ma \u00e8 l\u2019esito di non essere cooperatori della creazione. Questo momento di solitudine, non mi piace chiamarlo distanziamento sociale, perch\u00e9 il distanziamento sociale c\u2019era prima, nel momento in cui dimenticavamo i morti in Siria, la povert\u00e0 che abbiamo accanto. Questo cos\u2019era? Non era forse un distanziamento sociale? Diciamo che adesso la pandemia ci costringe alla solitudine, cio\u00e8 ci costringe, in fondo, alla verit\u00e0 di noi stessi.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/05\/angelo-croci-798382.610x431.jpg\" alt=\"Angelo Croci\"><\/div>\n<h3>LA QUARANTENA E L&#8217;ISOLAMENTO<\/h3>\n<p>Questo isolamento cosa sta togliendo? Sta togliendo la gestualit\u00e0 degli affetti, che \u00e8 importantissima, sta mortificando il linguaggio del corpo che in questo momento \u00e8 veramente silente, perch\u00e9 se i corpi non si toccano, non comunicano.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, almeno a chi viveva la vita banale, sta togliendo la distrazione, la possibilit\u00e0 di distrarsi da se stessi, di allontanarsi da se stessi, dentro la quale c\u2019era il regno delle illusioni, dell\u2019oblio, della perdita della memoria. In fondo stanno soffrendo molto il fatto di non aver pi\u00f9 distrazioni, e infatti recuperano distrazioni tradizionali al di l\u00e0 dei social, la televisione, il bisogno di racconto, di storie che \u00e8 quello che accade sempre quando cala la notte, si accende un fuoco e si cominciano a raccontare storie.<\/p>\n<p>Mi piace immaginare alla sera, questo brulicare di storie intorno a me. Forse questa solitudine o quest\u2019isolamento non \u00e8 sterile, se fa circolare di nuovo il racconto, la storia. \u00c9 il tema del <em>Decameron<\/em> del Boccaccio, ci si salva la vita dalla peste del 1348, raccontando storie in un giardino d\u2019amore come nelle <em>Le mille e una notte<\/em> che letteralmente salva la vita e illumina le tenebre. Questo \u00e8 un momento in cui si testano le risorse di questa umanit\u00e0 fragile e noi possiamo testarle, pesarle, valutarle e se il brulichio immaginario che io sento quando cala sera delle storie che circolano non \u00e8 solo una mia fantasia o un mio fantasma, allora vuol dire, che qualcosa sta nascendo ancora una volta e nasce ancora una volta dentro il dolore, dentro alla sofferenza.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/05\/angelo-croci-798384.610x431.jpg\" alt=\"Angelo Croci\"><\/div>\n<h3>I BAMBINI, GLI ADOLESCENTI<\/h3>\n<p>Il bambino sta soffrendo perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 in movimento. Se tu lo mortifichi nel suo agire, nel suo muoversi, evidentemente in qualche modo \u00e8 mutilato, per\u00f2, i disegni che io ho visto, sono tutti ottimistici, sono desideri ingordi di futuro e quindi sono dentro la storia. Tieni conto che questa pandemia ci ha regalato un\u2019esperienza che in occidente non \u00e8 molto frequente. Ci ha immessi in un tempo circolare. Noi abitavamo il tempo lineare, il tempo della velocit\u00e0, la fretta. Noi non avevamo un\u2019esperienza del tempo perch\u00e9 eravamo abitati dal tempo, ma non eravamo coloro che abitano il tempo. Questa circolarit\u00e0 nella quale questa pandemia ci ha inserito, in qualche modo, per noi \u00e8 un\u2019esperienza inedita e sperimentiamo il tempo circolare che \u00e8 come dire di entrare in un fiorito mandala.<\/p>\n<p>Il bambino, pur soffrendo, della forza del movimento, del carattere incontenibile, della sua gestualit\u00e0, della sua cinetica. Nel momento in cui disegna, disegna gi\u00e0 un tempo nuovo e sono disegni pieni di colori. I disegni dei bambini prima che la diga del Vajont crollasse, erano disegni neri, cupi dentro il quale c\u2019era il fantasma della tragedia. I disegni dei bambini in questo momento sono diversi, sono disegni colorati eppure il tempo \u00e8 nero. Stiamo vivendo un tempo nero, molti adulti lo vivono tragicamente, il bambino, invece, colora.<\/p>\n<p>Diversa \u00e8 la condizione dell\u2019adolescente, perch\u00e9 gli adolescenti oggi sono puntualisti, come la pittura di Seurat, l\u2019adolescente oggi vive il punto, non vive la giornata, vive solo il punto ed \u00e8 disorientato in questo momento, perch\u00e9 li viene sottratto: l\u2019azione immediata, l\u2019incontro con gli amici. Adesso gli \u00e8 venuto meno e non ha un\u2019altra esperienza nel tempo e quindi, nei ragazzi, c\u2019\u00e8 un maggior disorientamento, quasi una passivit\u00e0 che non somiglia a loro. C\u2019\u00e8 pi\u00f9 disagio nel mondo adolescenziale che nel mondo infantile. Il bambino in questo momento sta facendo pi\u00f9 futuro di quanto futuro facciano i giovani che invece per predestinazione, dovrebbero essere i primi a fare il futuro.<\/p>\n<p>Anche qua c\u2019\u00e8 una minoranza di adolescenti con una grande vitalit\u00e0, siamo noi che non gli offriamo gli spazi e i tempi per realizzare questa vitalit\u00e0 e adesso \u00e8 difficile immaginare in questa situazione che possiamo offriglieli. Siamo noi che ci siamo dimenticati.<\/p>\n<p>Loro stessi rispondono escludendo il mondo adulto. A me una ragazza diceva: \u201dPer me dopo i 18 anni non esiste nessuno\u201d, escludeva il mondo adulto proprio come reazione a una specie di impedimento. Loro sono dentro un potenziale che \u00e8 incredibile e sono coloro che dovrebbero pi\u00f9 di altri fare futuro.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/05\/angelo-croci-798380.610x431.jpg\" alt=\"Angelo Croci\"><\/div>\n<h3>LE PERSONE COME VIVONO LA DIMENSIONE INTERIORE<\/h3>\n<p>Nelle prime settimane della pandemia, le persone che io sentivo, erano persone che manifestavano condizioni di ansia, nei casi estremi, addirittura di panico, di disorientamento, di stati confusivi. Adesso, che sono passati un paio di mesi, emerge di pi\u00f9 il versante depressivo e le persone che sento sono pi\u00f9 abbandoniche, hanno quasi bisogno pi\u00f9 che della tua parola, di un abbraccio perch\u00e9 sono disorientate, preoccupate.<\/p>\n<p>Tieni conto che il gioco che stanno facendo i media, che devono rispondere ovviamente a delle esigenze informative, per\u00f2, non privi di spettacolarit\u00e0, perch\u00e9 in questi anni \u00e8 accaduto questo, il mondo dell\u2019informazione, per non essere disertato, si \u00e8 spettacolarizzato e quindi tutte le informazioni che vengono date rispetto a questa pandemia sono dentro un apparato spettacolare che spesso \u00e8 terroristico, perch\u00e9 lo spettacolo, deve fare risultato e questo sta nuocendo molto. Secondo me sarebbe un discorso importante da fare sui media e sul contenimento della notizia senza tradire mai la verit\u00e0 che forse, invece, viene tradita visto che ormai tutti denunciano che il numero dei morti \u00e8 parziale, il numero dei contagiati non corrisponde alla realt\u00e0, fino al punto dei complottisti che immaginano complotti dentro il loro delirio paranoico.<\/p>\n<p>Susan Sontag, dopo l\u201911 settembre, ha scritto sul New York Times, se ricordo bene, una cosa molto bella che dice: \u201cNon si pu\u00f2 raccontare un\u2019esperienza, se non si \u00e8 stati nel luogo, se non si \u00e8 sul posto.\u201d Questa volta noi possiamo raccontare tutti quello che ci sta accadendo perch\u00e9 siamo tutti sul posto. Poi, concludeva: \u201cPiangiamo tutti insieme, cerchiamo per\u00f2 almeno di non essere stupidi tutti insieme.\u201d la trovo una battuta molto bella. Piangere tutti insieme, ma non vorrei che si fosse anche tutti insieme stupidi o instupiditi.<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/03\/bare-bergamo-792573.610x431.jpg\" alt=\"bare bergamo\"><\/div>\n<h3>LA PERDITA, LA MORTE<\/h3>\n<p>In questo momento la perdita si rinnova di giorno in giorno, l\u2019elaborazione del lutto deve proprio avvenire in questo momento. Io ho sempre detto che nessuno deve morire senza che qualcuno racconti la sua storia e io spero che veramente questi morti non vengano soltanto ricordati, attraverso riti commemorativi, una volta all\u2019anno, come si fa per i terremotati, per i morti del terremoto, perch\u00e9 questo ritualismo \u00e8 di copertura, non \u00e8 un rito. Il rito nasce dal mito cio\u00e8 nasce dal racconto.<\/p>\n<p>Il nostro \u00e8 il tempo dell&#8217;oblio comunque. E l&#8217;oblio \u00e8 immorale perch\u00e9 la memoria in qualche modo \u00e8 la fonte della moralit\u00e0 ed etica. Se non hai memoria non puoi avere un\u2019etica. Importante quindi che questo evento, diventi storia, ma nel senso che diventi racconto e non si perda.<\/p>\n<p>Io un\u2019altra paura che ho \u00e8 proprio sulla fragilit\u00e0 della nostra memoria. Anche se adesso l&#8217;evento sembra cos\u00ec macroscopico, o che tutti noi pensiamo che sar\u00e0 indimenticabile, addirittura lo fissiamo come spartiacque, tra un mondo, \u00e8 un altro mondo. Noi possiamo interiorizzare la persona che ci ha abbandonato che abbiamo abbandonato dentro la morte, solo se attualizziamo la memoria e non solo ricordo. Il ricordo \u00e8 andare verso il passato, la memoria \u00e8 il passato che torna nel presente. La nostalgia cos\u2019\u00e8? \u00c9 il presente che va a sfumare morire nel passato, la memoria invece il passato che si attualizza dentro il presente e che quindi fa futuro.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei grandi compiti anche sul piano spirituale per ognuno di noi, culturale per chi costruisce futuro \u00e8 il compito che ci permetter\u00e0 di oltrepassare realmente questa pandemia e in qualche modo di cauterizzare anche paure future, perch\u00e9 adesso c\u2019\u00e8 anche un altro pericolo che tutto questo in qualche modo venga coperto dalla paura che possa accadere ancora, chi stava dentro l&#8217;illusione tecnologica.<\/p>\n<p>Siamo a due mesi dalla pandemia, ma se sto ad ascoltare i vari esperti tecnici, magari sono ingenuo o forse allocco, ma ho capito che non hanno capito niente, non conosco quasi nulla di questo nemico. Sono passati due mesi, non lo si conosce quindi le conoscenze che hanno, non sanno bene i tempi di incubazione, la stessa tecnologia sta dimostrando la sua fragilit\u00e0, lo si vede. Queste persone sono morte nella solitudine, \u00e8 vero, il termine baratro, io direi abisso, ho bisogno di un termine pi\u00f9 forte, pi\u00f9 violento, per esprimere veramente la disperazione di chi muore capovolto, nemmeno con lo sguardo al cielo. Proprio una morte chiusa e ottusa, penso alla disperazione di chi ha immaginato poi, un parente.<\/p>\n<p>Io ho una frase che mi ha accompagnato per tutta la mia vita, \u00e8 stata lo slogan della nostra comunit\u00e0 ed era \u201cNon fare per carit\u00e0 quello che devi fare per giustizia\u201d, la carit\u00e0 \u00e8 sovrabbondante, viene sopra riguarda l&#8217;intimit\u00e0 del singolo, non la si pu\u00f2 riportare ad un\u2019esperienza o ad un evento come questo.<\/p>\n<p>Chi ha in mano questo dono, rilegger\u00e0 questo evento, ma questo evento ha dentro una forza creativa in s\u00e9, come lo ha ogni morte, che ha una sua fecondit\u00e0. La cosa vera \u00e8 che ogni volta che la vita, la storia ci dice no, noi dobbiamo gridare un s\u00ec per riequilibrare la bilancia dell\u2019essere, rimetterla po&#8217; a posto, riconquistare l\u2019armonia, ogni no deve essere seguito da un si. Solo cos\u00ec pareggiamo l\u2019essere, manteniamo la forza dell\u2019essere e quindi la forza della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo ampi stralci di una lunga conversazione audio tra Gianluca Minella\u00a0 del Centro cultrale Junghiano, TEMENOS e Angelo Croci<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,2],"tags":[103242,105655],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Angelo Croci: &quot;L&#039;epidemia ha una forza creativa in s\u00e9, una sua fecondit\u00e0&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Riportiamo ampi stralci di una lunga conversazione audio tra Gianluca Minella\u00a0 del Centro cultrale Junghiano, TEMENOS e Angelo Croci\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, 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Due figli grandi, due lauree in scienze &ldquo;inutili&rdquo; quanto affascinanti che mi portano a mettere lo studio ancora al primo posto. Dopo aver lavorato per il sindacato, fondato e lavorato al centro Gulliver, in una cooperativa che gestiva il Circolino a Varese, con un altro viterbese e un lucano ho fondato VareseNews quando nessuno o quasi sapeva cosa fosse Internet. Ho alcune grandi passioni, la prima &egrave; il cammino che cerco di vivere quotidianamente. Averne percorsi alcuni storici con Santiago e la Francigena mi ha poi portato a far diventare anche lavoro la loro valorizzazione e in particolare la Via Francisca del Lucomagno. Amo leggere, andare al cinema, viaggiare. Mi piace conoscere. La mia migliore attitudine &egrave; connettere mondi e per questo mi affascina la contemporaneit&agrave; e il digitale. Ho insegnato diritto ed economia per un decennio nelle scuole superiori. 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Due figli grandi, due lauree in scienze &ldquo;inutili&rdquo; quanto affascinanti che mi portano a mettere lo studio ancora al primo posto. Dopo aver lavorato per il sindacato, fondato e lavorato al centro Gulliver, in una cooperativa che gestiva il Circolino a Varese, con un altro viterbese e un lucano ho fondato VareseNews quando nessuno o quasi sapeva cosa fosse Internet. Ho alcune grandi passioni, la prima &egrave; il cammino che cerco di vivere quotidianamente. Averne percorsi alcuni storici con Santiago e la Francigena mi ha poi portato a far diventare anche lavoro la loro valorizzazione e in particolare la Via Francisca del Lucomagno. Amo leggere, andare al cinema, viaggiare. Mi piace conoscere. La mia migliore attitudine &egrave; connettere mondi e per questo mi affascina la contemporaneit&agrave; e il digitale. Ho insegnato diritto ed economia per un decennio nelle scuole superiori. 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