{"id":93176,"date":"2012-03-23T00:00:00","date_gmt":"2012-03-23T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-03-23T00:00:00","modified_gmt":"2012-03-23T00:00:00","slug":"il-consiglio-dei-ministri-vara-la-riforma-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2012\/03\/il-consiglio-dei-ministri-vara-la-riforma-del-lavoro\/93176\/","title":{"rendered":"Il Consiglio dei ministri vara la riforma del lavoro"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"consiglio dei ministri\" width=\"258\" height=\"258\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201111\/ministri.jpg\" \/>Il <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/governo.it\/Governo\/ConsiglioMinistri\/index.asp\">Consiglio dei Ministri<\/a> ha approvato oggi, &quot;salvo intese&quot;, il <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/governo.it\/Presidenza\/Comunicati\/dettaglio.asp?d=67284\">disegno di legge<\/a> di riforma del mercato del lavoro<\/strong>. &quot;Si tratta &#8211; si legge nella nota diramata da Palazzo Chigi &#8211; di una riforma lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall&rsquo;Europa, e per questo discussa con le Parti Sociali con l&rsquo;intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace cio&egrave; di <strong>contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualit&agrave;<\/strong>, di stimolare lo sviluppo e la competitivit&agrave; delle imprese, oltre che di tutelare l&rsquo;occupazione e l&rsquo;occupabilit&agrave; dei cittadini. Il disegno di legge &egrave; il frutto del confronto con le parti sociali&quot;. <\/p>\n<p><strong>Di seguito, in sintesi, le novit&agrave; pi&ugrave; importanti tratte dal comunicato ufficiale del Governo<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"contratto\" width=\"200\" height=\"230\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200804\/caschi3.jpg\" \/>1. <strong>La prima area riguarda gli istituti contrattuali esistenti<\/strong>. Con la riforma se ne preservano gli usi virtuosi, limitano quelli impropri. Il nuovo impianto del mercato delle professioni attribuisce massimo valore all&rsquo;apprendistato &ndash; inteso nelle sue varie formulazioni e platee &ndash; che diviene il &ldquo;trampolino di lancio&rdquo; verso la maturazione professionale dei lavoratori. &Egrave; un punto sul quale tutte le parti coinvolte nella concertazione si sono trovate d&rsquo;accordo. <br \/>\n&Egrave; per questo motivo che la riforma insiste fortemente sul valore formativo dell&rsquo;apprendistato. Si introduce, a tal fine, un meccanismo che collega l&rsquo;assunzione di nuovi apprendisti al fatto di averne stabilizzati una certa percentuale nell&rsquo;ultimo triennio (50%); si prevede la durata minima di sei mesi del periodo di apprendistato (ferma restando la possibilit&agrave; di durate inferiori per attivit&agrave; stagionali); infine, si innalza il rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati dall&rsquo;attuale 1\/1 a 3\/2.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"giudice\" width=\"210\" height=\"284\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200601\/giudice.jpg\" \/>2.<strong> La seconda area di intervento riguarda le tutele del lavoratore nel caso di licenziamento illegittimo.<\/strong> <br \/>\nCon la riforma si riduce l&rsquo;incertezza che circonda gli esiti dei procedimenti eventualmente avviati a fronte del licenziamento. A tal fine, si introduce una precisa delimitazione dell&rsquo;entit&agrave; dell&rsquo;indennit&agrave; risarcitoria eventualmente dovuta e si eliminano alcuni costi indiretti dell&rsquo;eventuale condanna (ad esempio le sanzioni amministrative dovute a fronte del ritardato pagamento dei contributi sociali). Grazie a questi provvedimenti il costo sostenuto dal datore di lavoro in caso di vittoria del lavoratore &egrave; &ldquo;svincolato&rdquo; dalla durata del procedimento e dalle inefficienze del sistema giudiziario.<\/p>\n<p>Si prevede inoltre che il diritto alla reintegrazione nel posto del lavoro debba essere disposto dal giudice nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare. Negli altri casi, tra cui il licenziamento per motivi economici, il datore di lavoro pu&ograve; essere condannato solo al pagamento di un&rsquo;indennit&agrave;. Particolare attenzione &egrave; riservata all&rsquo;intento di evitare abusi. &Egrave; prevista, infine, l&rsquo;introduzione di un rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, che ridurr&agrave; ulteriormente i costi indiretti del licenziamento.<\/p>\n<p>3. <strong>La terza area riguarda il Fondo di solidariet&agrave; per la tutela dei lavoratori nei settori non coperti da Cassa Integrazione Straordinaria<\/strong>. La riforma prevede la salvaguardia e l&rsquo;estensione della Cassa integrazione guadagni: un importante istituto assicurativo che ha permesso alle imprese italiane di affrontare la crisi meglio che in altri Paesi. L&rsquo;istituto, infatti, offre un&rsquo;integrazione salariale in caso di riduzione dell&rsquo;orario di lavoro durante una congiuntura sfavorevole, consentendo di adeguare rapidamente l&rsquo;orario di lavoro al calo di domanda, preservando per&ograve; i singoli rapporti di lavoro e il loro contenuto di professionalit&agrave; e di investimento. Allo stesso tempo, si potenzia l&rsquo;istituto dell&rsquo;assicurazione contro la disoccupazione estendendone l&rsquo;accesso ai pi&ugrave; giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie d&rsquo;impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti).<\/p>\n<p>4. <strong>La quarta area &egrave; quella della tutela dei lavoratori anziani<\/strong>. La riforma crea una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro. A tal fine &egrave; prevista la facolt&agrave; per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l&rsquo;esodo dei lavoratori anziani.<\/p>\n<p>5.<strong> La quinta area &egrave; quella dell&rsquo;equit&agrave; di genere<\/strong>. Oggi, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta ancora limitata rispetto a quella degli uomini. Il divario risulta particolarmente ampio nel Mezzogiorno e tra le fasce meno qualificate &egrave; presente anche tra le fasce qualificate e di vertice (ad oggi, infatti, anche le giovani laureate trovano lavoro meno frequentemente dei colleghi maschi). Per diminuire questo divario la riforma interviene su quattro ambiti. Il primo &egrave; l&rsquo;introduzione (a favore di tutti i lavoratori, per quanto il fenomeno riguardi prevalentemente le lavoratrici) di norme di contrasto alla pratica delle cosiddette &ldquo;dimissioni in bianco&rdquo;, con modalit&agrave; semplificate e senza oneri per il datore di lavoro e il lavoratore e il rafforzamento (con l&rsquo;estensione sino a tre anni di et&agrave; del bambino) del regime della convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri. Il secondo ambito mira a favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli. Viene quindi introdotto il congedo di paternit&agrave; obbligatorio. Il terzo ambito riguarda il potenziamento dell&rsquo;accesso delle donne alle posizioni di vertice. Si approva il regolamento che definisce termini e modalit&agrave; di attuazione della disciplina delle cd &ldquo;quote rosa&rdquo; alle societ&agrave; controllate da pubbliche amministrazioni.<\/p>\n<p>6. <strong>L&rsquo;ultima area di intervento riguarda le politiche attive e i servizi per l&rsquo;impiego<\/strong>. In questa area, che prevede un forte concerto tra Stato e Regioni, ci si propone di rinnovare le politiche attive, adattandole alle mutate condizioni del contesto economico e assegnando loro il ruolo effettivo di accrescimento dell&rsquo;occupabilit&agrave; dei soggetti e del tasso di occupazione del sistema mediante:<br \/>\nattivazione del soggetto che cerca lavoro, in quanto mai occupato, espulso o soprattutto beneficiario di ammortizzatori sociali, al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione<br \/>\nqualificazione professionale dei giovani che entrano nel mercato del lavoro<br \/>\nformazione nel continuo dei lavoratori<br \/>\nriqualificazione di coloro che sono espulsi, per un loro efficace e tempestivo ricollocamento<br \/>\ncollocamento di soggetti in difficile condizione rispetto alla loro occupabilit&agrave;.<br \/>\n<strong>Si creano inoltre,<\/strong> attraverso le politiche attive, canali di convergenza tra l&rsquo;offerta di lavoro (nuova o connessa a perdita del posto di lavoro) e la domanda (valutazione dei fabbisogni delle imprese e coerenza dei percorsi formativi dei lavoratori e delle professionalit&agrave; disponibili), in un&rsquo;ottica di facilitazione del punto di incontro tra chi offre lavoro e chi lo domanda. Gli interventi di attivazione devono sottendere un patto di mutua responsabilit&agrave;\/obbligazione tra enti che offrono servizi per il lavoro, lavoratori, datori di lavoro. La presenza nel mercato del lavoro di intermediari privati professionali modifica la ragion d&rsquo;essere dell&rsquo;intervento pubblico nei processi di intermediazione, la cui finalit&agrave; non pu&ograve; che diventare quella di intervenire prioritariamente nei confronti di soggetti deboli ed a rischio di emarginazione. Il perseguimento di una tale finalit&agrave; diviene inoltre possibile non solo mediante un intervento diretto, ma anche tramite l&rsquo;acquisizione di servizi da providers privati. La presenza d&rsquo;un regime di sussidi di disoccupazione rafforza la necessit&agrave; di tener conto d&rsquo;una finalit&agrave; particolare dell&rsquo;intervento pubblico: al generico &ldquo;aiuto&rdquo; ai soggetti deboli ed a rischio di emarginazione si aggiunge infatti l&rsquo;esigenza di contrastare abusi e disincentivi connessi con l&rsquo;operare dei sussidi. Questa esigenza implica che in molti casi non ci si limiter&agrave; a &ldquo;mettere a disposizione&rdquo; servizi (che altrimenti la logica di mercato potrebbe non fornire o non fornire a tutti a condizioni adeguate), ma si arriver&agrave; a voler &ldquo;imporre&rdquo; determinati interventi concreti, in una logica tutoria e di prevenzione, rispetto a possibili abusi e derive di emarginazione (attivazione o mutual obligation).<\/p>\n<p><strong>In tale contesto, &egrave; necessario identificare i target su cui impostare le azioni:<\/strong><br \/>\ngiovani al primo ingresso (per i quali l&rsquo;azione prioritaria qualifica la formazione all&rsquo;interno del contratto di apprendistato)<br \/>\nlavoratori gi&agrave; inseriti o sospesi in via temporanea (occorre valutare ruolo e attivit&agrave; dei Fondi Interprofessionali per allargare la loro capacit&agrave; di intervento e per rafforzare il loro ruolo nella sinergia tra politiche attive e politiche passive nonch&eacute; sulla qualit&agrave; della loro offerta formativa permanente)<br \/>\nlavoratori espulsi o da ricollocare (&egrave; necessario evitare che i lavoratori sospesi per lungo tempo od espulsi siano progressivamente disconnessi dal mercato del lavoro e accrescano bacini di disoccupazione di lunga durata. Si devono porre, in particolare nei processi di ristrutturazione, specifici impegni &#8211; da inserire eventualmente all&rsquo;interno di accordi di accesso a politiche passive- a carico delle Parti Sociali per il reimpiego di questi lavoratori, attraverso azioni di riqualificazione e di accesso a nuove opportunit&agrave; di occupazione.<br \/>\nsoggetti con caratteristiche di difficile occupabilit&agrave; e inattivi (occorre delimitare il target, prevederne il censimento e creare aree di accesso ai servizi del lavoro specifiche, rafforzando la rete di orientamento e di servizi per il loro inserimento nel mercato del lavoro e promuovendo politiche di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un progetto di legge arriver\u00e0 alle Camere. 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