Bancarottieri incalliti, una love story a base di fallimenti pilotati

Lui e lei, si presentavano come finanziatori per bene e poi portavano al disastro aziende in difficoltà. Scoperti dalla Gdf

Si presentavano come rispettabili operatori finanziari in grado di immettere capitali freschi nelle casse esauste di aziende in difficoltà, in realtà erano vampiri senza scrupoli: conducevano le aziende al fallimento e utilizzavano il nome delle società nelle quali entravano per ottenere merci dai fornitori; partite che non venivano mai pagate, materie prime che poi finivano nelle grinfie di società flitro, collegate con i falsi risanatori e poi girate chissà dove.

Il cuore dell’organizzazione era rappresentato da un uomo, F.I.A. le iniziali, residente ad Arona, già arrestato tempo fa e dalla sua segretaria e compagna, B. G. le iniziali, arrestata questa mattina a Milano durante un’operazione della Guardia di Finanza di Gallarate, coordinata dal sostituto procuratore della procura di Busto Arsizio Ester Nocera. Era sembrata solo marginalmente coinvolta, la segretaria del bancarottiere, ma, dopo meticolosi riscontri, il suo ruolo é apparso in tutta evidenza.

Una love story a base di carte false e operazioni spregiudicate la loro. L’indagine é partita circa un anno e mezzo fa, a seguito del fallimento della Barzago, azienda di materie plastiche –  tavolette per water per la precisione – di Uboldo. Dopo aver avviato le procedure per il fallimento, erano emerse macroscopiche irregolarità contabili. L’azienda, come altre tre dell’Alto-milanese prosciugate con lo stesso sistema (ma il numero sembra destinato ad aumentare), si era trovata in difficoltà economiche e aveva accettato l’aiuto della finanziaria gestita dai due "Bonnie and Clayd".

Il loro ingresso aveva garantito un’iniziale boccata di ossigeno, ma, passata quella prima ventata di fiducia, si svelavano i veri intenti dei nuovi finanziatori. Questi entravano nella stanza dei bottoni delle aziende e iniziavano operazioni spregiudicate allo scopo di ottenere forniture da girare a società filtro, create ad hoc, destinate a riciclare in qualche modo le partite ottenute. In questo modo i fornitori rimanevano a bocca asciutta e le aziende in difficoltà precipitavano nel baratro. I due arrestati, a capo, probabilmente, di un’organizzazione più ampia, sono ora accusati di bancarotta fraudolenta e documentale e di falso in bilancio. La contabilità delle aziende nelle quali erano riusciti a infiltrarsi risulta palesemente raffazzonata, priva di molte pezze giustificative e di pagine intere di libri mastri della contabilità.

Le indagini sono tuttora in corso. Come si diceva non si eslcude il coinvolgimento di altre persone. Un affare preparato con cura. Gente che conosceva bene l’ambiente, quella arrestata, capace di presentarsi con credenziali di rispettabilità e di individuare con abilità strategica le vittime predestinate. Nella loro coreografia spiccava l’utilizzo di quattro Bmw di grossa cilindrata, utilizzate per fornire l’immagine di operatori seri e di successo. Ma, naturalmente, anche le automobili non erano mai state pagate.

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Pubblicato il 17 Aprile 2001
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