“Anche i miliardi possono far male al territorio”

Giuseppe Bettoni, ricercatore all'università Parigi VIII e studioso per i più importanti progetti del Cerst, centro studi dell'Università Cattaneo, spiega le sue perplessità circa le decine di miliardi che stanno per piovere in provincia

È di pochi giorni fa la firma con il ministero del tesoro per l’arrivo dei finanziamenti del patto territoriale Ogma, che coinvolge più di quaranta comuni della provincia e un grande numero di associazioni territoriali. Una iniziativa capitanata dalla provincia di Varese, che ha fatto da collante e motore di questo patto che ha coinvolto enti e associazioni di categoria fin dal 1998, in un progetto unitario che aveva sullo sfondo la nascita del grande aeroporto di Malpensa. 

In totale, saranno 47 i miliardi ad arrivare in provincia, di cui 22 destinati ai 47 imprenditori ammessi ai finanziamenti, grazie alla firma del ministero: una buona notizia per le zone attorno a Malpensa, e per quegli imprenditori che hanno visto ammessi i progetti per lo sviluppo della zona. Ma è davvero buona? Non è questa l’opinione di Giuseppe Bettoni, ricercatore dell’università Parigi VIII e elemento di punta del Cerst, il centro studi sul territorio dell’Università Cattaneo, che ha già portato con le sue ricerche i soldi dell’obiettivo due a Luino, e ha già ridisegnato per la regione Lombardia la mappa dell’industrializzazione in provincia.
«Quel patto – sostiene Bettoni –  vìola tutti i principi della buona pianificazione territoriale, e in particolare il trattato europeo e lo SDEC (schema di sviluppo dello spazio comunitario), che traccia le linee della programmazione territoriale europea, approvati a Podsdam nel 1999».

Una affermazione forte, anche difficile da dire, in un momento in cui tutti festeggiano l’arrivo dei miliardi. Perché sostiene una cosa simile? Quali sono le principali caratteristiche negative del patto, secondo lei? 
«Innanzitutto, il patto Ogma non tiene conto affatto delle diversità del territorio varesino. E se tutti noi possiamo essere contenti del fatto che siano arrivati soldi pubblici nella provincia, bisogna però tener presente che soldi distribuiti male possono fare dei danni al territorio anzichè portarne dei benefici».

Che l’arrivo di soldi possa fare male ad un territorio è cosa difficile da capire a primo acchito: può spiegarcene il perché?
«Le faccio un esempio utilizzando uno dei due principali fattori di incoerenza della struttura di quel patto. In provincia ci sono due distretti industriali riconosciuti, per i quali è quindi in atto, o è auspicabile, una programmazione territoriale omogenea: il distretto della valle dell’Arno e quello del gallaratese. la struttura geografica del patto Ogma, che ha preso in considerazione una definizione di distretto non più esistente, malgrado fosse stato concepito in tempi i distretti di cui ho parlato esistevano già, e in nome di questa hanno letteralmente tagliato a metà il distretto della valle dell’Arno, comprendendo cioè metà dei suoi comuni tra quelli ammissibili ai finanziamenti e lasciando fuori l’altra metà. Se tiene presente che l’articolo 16 del trattato europeo che le ho citato prevede come condizione per lo sviluppo dei distretti la "coesione sociale, economica e territoriale" può capire quanto male possa fare un intervento pubblico, dove vengono erogati miliardi, che privilegi una metà del distretto lasciando a bocca asciutta l’altra. La conseguenza di una discreta pioggia di miliardi a vantaggio di una parte sola del distretto della valle dell’Arno può rischiare di farlo morire: creando disuguaglianza di vantaggi, si disgrega infatti il distretto, che vive invece dell’eguaglianza tra le aziende. Senza contare che fa male anche alle imprese della dorsale tra Ispra a Venegono, che sono la fascia più promettente della provincia. Non facendo attenzione a caratteristiche territoriali, si crea un disequilibrio imprenditoriale e sociale che non può che danneggiare il territorio: in questo senso intendo che anche l’arrivo di soldi può far male ad un territorio. Per quanto contento per l’arrivo dei finanziamenti, io sono davvero preoccupato per gli effetti che questi finanziamenti creeranno».

Ha parlato di "uno dei due elementi principali di incoerenza del patto". Quale sarebbe l’altro elemento?
«L’altro elemento lo mostra, anche ad un non esperto, la mappa dei comuni coinvolti nel patto Ogma. Ora, io ritengo che il piano – contrariamente a ciò che espresso a spiegazione del patto Ogma – sia profondamente incoerente dal punto di vista della programmazione territoriale, perchè inserisce i comuni della sud ma esclude Saronno, poi inserisce  la parte sud orientale della dorsale Ispra -Venegono tagliando fuori il resto, risale verso nord costeggiando il lago, non coinvolgendo però tutti i comuni, ma evitandone alcuni e ricomprendendone altri. Considerazioni da economisti, da studiosi del territorio. E invece l’incoerenza più evidente si vede, appunto, dalla cartina: il patto Ogma coinvolge una fascia di comuni tra il sud e il lago più un’"isola" di comuni staccata dagli altri:Laveno, Cittiglio, Gemonio, Cocquio Trevisago, Besozzo, Brebbia. E non esiste nessun altro patto territoriale in Italia che sia stato concepito con una simile discontinuità territoriale».

Dipenderà certamente dal criterio con cui è stato concepito il patto territoriale Ogma…
«Quel piano è concepito con questo criterio: Malpensa è una greppia che può portare finanziamenti, e Milano il naturale polo di attrazione dell’aeroporto. Fatte queste premesse, meglio aggregare quanti più comuni possibili, anche senza un preciso criterio se non quello della relativa vicinanza e dell’utilità per l’aeroporto. Questo modo di chieder soldi allo Stato non è programmazione territoriale, è semplicemente un vecchio retaggio della mentalità assistenzialista».

Lei sta parlando però delle scelte di una amministrazione a guida leghista, un movimento nato anche per combattere questo fenomeno…
«Lo so».

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Pubblicato il 10 Giugno 2001
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