Musica e birra un’alternativa al “paese morto”
Il gruppo si forma dalla piazza e arriva anche a cinquanta persone. Queste le realtà dietro alle feste delle birre che affollano le estati dei giovani
| Biandronno, Travedona Monate e Varano Borghi. Tre piccoli paesini del varesotto, che non contano tutti insieme più di diecimila abitanti. Per gli estranei sono paesi di passaggio. Per gli abitanti il paese ha sempre la sua discreta e inaccessibile identità. Secondo i giovani, che pur vi si ritrovano nelle piazze, almeno nei momenti inziali delle loro serate in compagnia, per loro si fa sempre un po’ poco. Tra questi comuni non ci sono chilometri di distanza, sono tutti attaccati. E non è un caso che si conoscano tutti i ragazzi che frequentano i pochi pub della zona e che, quando c’è una buona idea questa attecchisca. Come la festa della birra, piuttosto che il festival del rock. Una volta era famosissima quella di Caravate, che molto si ispirava a Monaco. La sua eredità fu raccolta da Mercallo, che nel corso degli anni l’ha dovuta spartire almeno con il Festival del rock travedonese. Da quattro anni invece esiste la "festa della birra" di Biandronno e alla sua prima esperienza è "Un lago di birra" a Varano Borghi.
Intorno a queste iniziative ruotano realtà giovanili composte da decine e decine di ragazzi e ragazze. Arrivano sino a cinquanta persone. Il gruppo si forma dalla piazza e spesso esiste anche in funzione della singola iniziativa. Il modello della festa della birra consiste in un luogo all’aperto, stand gastronomici, birra e musica a seconda dei gusti degli organizzatori. Si occupano di ogni particolare della festa: logistica, pubblicità, permessi, cucina e del "contattare i gruppi". In molti casi a monte ci sono le strutture della Pro loco. Ma spesso e volentieri sulle spese rischiano di loro. Si ricorre magari a qualche sponsor, il resto è in conto vendita, cioè si paga alla fine dell’iniziativa. E bisogna sperare dunque nel bel tempo e sul gradimento del programma. Durante la festa si divertono molto e costituiscono una piccola comunità che per tre giorni vive insieme. Di notte esistono turni per curare stand e strutture varie. La sera dietro alle spine della birra o a servire salamelle e patatine fritte. La "Festa della birra" di Biandronno, in programma questo fine settimana è organizzata dalla Pro Loco o meglio dai giovani iscritti e non che vi fanno riferimento. L’età media è 26 anni. Lavorano tutti tranne Matteo Pivato che fa l’università. "Siamo i ragazzi della piazza – racconta – l’anno scorso abbiamo fatto anche un calendario, "Biandronno dream boys" venduto in seicento copie e il ricavato è andato in beneficenza". L’idea della festa è arrivata direttamente da Travedona. "Siamo molto amici dei 21028". Per la pubblicità hanno utilizzato internet, ma anche lunghe nottate di colla da parati e manifesti, sparsi in tutta la provincia. Questo funziona per tutti. Come il tam tam e la distribuzione di volantini alla festa che li ha preceduti. Perché la festa della birra? "A Biandronno non c’è nulla, tranne la piazza e questa è anche un’alternativa". E la scelta dei gruppi? "Noi ci orientiamo con l’harley cafè, un locale di Varese, si cerca di contattare i gruppi che attirano più gente come i Diumvana che sono alla nostra festa per il terzo anno". E come nelle altre feste elettricisti, cuochi sono richiestissimi. Ognuno ci mette del suo nel costruire la festa e il divertimento. La Valk 99% è il gruppo di giovani di Varano Borghi. Loro hanno organizzato "Un lago di birra" sempre questo fine settimana. "Quelli di Biandronno ci odieranno – spiega Milena – ma la coincidenza con la loro festa è casuale e non è stata voluta". Non sono ancora un’associazione, anzi sono nati in occasione della tre giorni in programma, e si appoggiano alla Pro Loco locale. I 21028 sono i famosi fratelli maggiori. E’ l’associazione giovanile travedonese che esiste dal 1992. Fra i loro scopi nello statuto c’è l’aggregazione giovanile. Hanno cominciato con festicciole al Cristo degli Alpini, un piccolo parchetto di Travedona Monate. Fino al momento in cui lo spazio è diventato troppo piccolo. Dai gruppi del paese e dalla festa per "i giovani paesani" come racconta un antico socio, ora simpatizzante del gruppo Roberto Chiappella, si è passati all’VIII Festival del rock. Una tre giorni dove i gruppi locali compaiono fra nomi di più sicuro richiamo come "Pornoriviste", "Coffee mug" o "Bassistinti". Anche loro hanno cominciato rischiando un po’. Ma adesso possono considerarsi al sicuro da ogni intemperia. L’ultima edizione della festa, conclusasi nel primo week end di giugno, ha portato a staccare in tre serata circa 15mila biglietti per un incasso che si aggira intorno ai centomilioni. Un gran risultato che verrà rinvestito. Ma come? In beneficenza in parte e il resto per le attività che l’associazione, che non ha scopo di lucro, svolge durante l’anno e ovviamente come patrimonio iniziale da cui ripartire per la prossima edizione del festival. "Fra gli scopi dei 21028 c’è l’aggregazione giovanile e il divertimento è uno dei suoi ingredienti, la pura voglia di divertirsi, mangiando e bevendo possono portare a rischiare queste imprese e fare qualcosa in prima persona". Così risponde Roberto Chiappella al "perché si comincia". E in quaranta/cinquanta, sono questi i numeri dell’associazione, l’entusiasmo non manca di certo. |
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