La Merone non si arrende ricorso al consiglio di Stato
Al ricorso presso il Consiglio di Stato della Eurofuels, si è aggiunto nei giorni scorsi anche quello della Cementeria Merone. Forse entrambe saranno discussi entro la fine di settembre
Dal Tar al consiglio di Stato, la Merone non rinuncia all’utilizzo dei combustibili alternativi. E presenta a Roma il ricorso per rendere attuativa la delibera regionale per l’utilizzo di rifiuti derivati da scarti industriali. Delibera che era stata bocciata nel mese scorso dal Tar lombardo. Questo ricorso segue il medesimo presentato al Cds, dalla Eurofuls nell’agosto scorso. La società tradatese, controllata dalla cementeria comasca, è stata infatti la prima a rispondere ai cittadini, agli ambientalisti e ai sindaci dei comuni vicini a Ternate, che con la bocciatura del Tar hanno incassato una prima vittoria nella lunga battaglia, iniziata più di un anno fa, contro l’utilizzo dei rifiuti pericolosi.
Tutto come da copione. Non appena la sentenza del tribunale amministrativo era stata emessa, dallo stabilimento comasco non era tardata infatti ad arrivare una risposta decisa sul da farsi. “Faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per arrivare all’impiego di combustibili, il cui utilizzo altrove è già una realtà” aveva dichiarato a suo tempo il responsabile della comunicazione del cementificio Merone, Francesco Dal Fara.
Con tutta probabilità entrambe i ricorsi saranno discussi intorno alla fine di settembre. E per l’iter processuale romano la Merone non è l’unica che sta cominciando ad affilare le lame. Si prepara anche l’Associazione ambientalista il Gobbino, che insieme ai suoi consulenti legali sta preparando la sua linea di condotta. Non solo in merito al controricorso, ma anche ad un’altra faccenda che ha interssato le pagine estive dell’affaire Merone. Quella della denuncia ai carabinieri sullo stato dei lavori dell’impianto per la messa in riserva dei combustibili alternativi. Per l’associazione i lavori non sono stati mai bloccati a dispetto di una sentenza del tribunale amministrativo che ne imponeva il blocco. Di parere opposto i carabinieri della locale caserma che hanno svolto un sopralluogo e la stessa prima cittadina, Elena Sessa che dalle pagine di Varesenews ha recentemente smentito le accuse riportate nell’esposto del Gobbino.
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