In provincia scatta il piano anti-terrorismo
Pozzi "blindati" e trasporti sotto il controllo delle forze dell'ordine
| Pozzi "blindati", gas, luce e trasporti sotto controllo. La guerra, quella fatta sulla carta e negli uffici, è già arrivata anche qui. In tutta la provincia è scattato un piano di emergenza che, per ovvie ragioni, non è possibile conoscere nel dettaglio. Ma che la prefettura abbia diffuso disposizioni capillari, questo è certo. Il provvedimento più urgente ed immediato ha riguardato Aspem e tutte le aziende che gestiscono la distribuzione di acqua, e, nel caso di Agesp di Busto Arsizio e Amsc di Gallarate, anche i trasporti. Al primo posto nella classifica dei rischi c’è quello dell’inquinamento delle acque ed ecco quindi che tutti pozzi sono sotto stretta sorveglianza. Il che significa controlli capillari e soglia di attenzione altissima. I pozzi, fanno sapere dall’Aspem, sono piombati e vi si possono avvicinare soltanto gli addetti ai lavori; nel caso in cui un pozzo venisse "violato" l’allarme scatterebbe immediatamente così come i controlli sulle acque. Il resto, però, è top secret. Il prefetto ha diramato alcune "raccomandazioni" che valgono per tutta la provincia ma, anche per evitare inutili allarmismi tra i cittadini, ogni misura di prevenzione sarà discreta e quasi "invisibile". Anche Sogeiva, che gestisce per conto della Provincia di Varese i due acquedotti provinciali di Barza e dell’Arnona, che servono complessivamente 16 comuni, ha confermato che è scattato un piano "d’emergenza". D’altro canto non è fantascientifico pensare che, nel caso di una rappresaglia terroristica, pozzi e acquedotti diventino bersaglio per i seguaci di Osama Bin Laden. La soglia di attenzione è massima soprattutto a Gallarate e Busto Arsizio, visto la vicinanza con l’aeroporto. Linea diretta con le forze dell’ordine soprattutto per quanto riguarda i trasporti. Venerdì scorso, seppur involontariamente, a Gallarate ci sono state le prove generali: improvvisamente nella sede dell’Amsc è mancata la luce ed è scattato l’allarme; un falso allarme, naturalmente, ma è servito per testare il funzionamento del piano predisposto. Certo, un conto è un calo di tensione e un conto è un vero attacco dei terroristi. Tutto tace invece nei dintorni dell’Enel e questo, sembra di capire, per una ragione ben precisa: a parte un bombardamento massiccio della provincia (in tal caso poco ci sarebbe da fare, ovviamente) è praticamente impossibile ridurre un paese al buio più completo. I terroristi dovrebbero conoscere tutti i punti nevralgici e intervenire simultaneamente. Per questo dall’Enel non arriva notizia di un piano strategico. Insomma, pare di capire che a tutto ciò che è possibile immaginare si è cercato di porre rimedio. Quel che non è facile immaginare è dove arriva la "fantasia" di chi sferra gli attacchi. Ce lo ha insegnato l’11 settembre. |
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