Enpa, la quiete dopo la tempesta

Fino ad un anno fa la situazione era drammatica.Ora grazie al lavoro dei volontari, ai risultati del commissariamento e ad un'inaspettata eredità, l'ente nazionale protezione animali torna a nuova vita

Dopo la bufera che ha coinvolto la passata gestione e il conseguente commissariamento, la sezione varesina dell’Ente nazionale protezione animali (ENPA) si prepara alla rinascita. Autore del rilancio Sergio Sellitto, 47 anni, medico dentista di Milano, da poco trasferitosi a Pianbosco con la famiglia e il cane Happy. La sua è un’esperienza lunga: da 12 anni nell’ente e per 5 anni presidente della sezione di Saronno. In questi mesi Sellitto, per risollevare l’ente, ha dovuto affrontare non poche difficoltà, soprattutto di carattere finanziario. Grazie alla provvidenza, che ha messo mani al portafogli, e grazie al continuo impegno dei volontari, sembra che l’emergenza sia finita. Attualmente la sezione varesina conta circa 500 associati.
 

Presidente iniziamo da quest’ultima novità: chi vi ha lasciato l’eredità e soprattutto cosa vi consentirà di fare?
«È stata come la manna dal cielo. Una donna di Arcisate, amante degli animali, Margherita Tonet, ci ha lasciato  dei soldi, con i quali potremo ripianare parte dei debiti e acquistare una sede nuova (attualmente è uno scantinato in via del Cairo n.d.r.), un po’ più agevole. E’ stato un periodo difficilissimo. Dopo le note vicende giudiziarie dell’ex  presidente, la sezione aveva perso credibilità, erano rimasti solo uno sparuto gruppo di soci che ci credevano veramente. Oggi le cose vanno decisamente meglio e le attività hanno ripreso a viaggiare a pieno ritmo, grazie soprattutto all’incessante lavoro dei volontari».

Che tipo di attività fate?
«I nostri soci svolgono volontariato nei canili della zona e un’azione informativa sul territorio, oltre al reperimento fondi. Le richieste sono molte. Sulla nostra segreteria telefonica, ogni giorno, troviamo dai dieci ai venti messaggi. C’è di tutto: dai problemi condominiali, a quelli di assistenza per i trovatelli. Il problema principale rimane però l’abbandono dei cani. Poi facciamo prevenzione con le campagne di sterilizzazione, che rimane il rimedio per ridurre il randagismo di cani e gatti. A questo proposito l’Enpa ha già una proposta di accordo con l’Ordine dei medici veterinari per fare un programma di sterilizzazioni gratuito. Sarebbe sufficiente che ogni medico veterinario ne sterilizzasse uno o due all’anno per ridurre notevolmente il fenomeno. E’ un’operazione che permette di risparmiare parecchio, considerato  che sterilizzare un gatto costa 150mila lire e un cane 300mila».

Qual è la situazione del randagismo in Italia?
«La situazione è varia. Al sud si registrano i numeri più preoccupanti. Per esempio nella provincia di Napoli ci sono circa 6mila cani randagi. Inoltre gli interessi che girano in torno alla gestione dei canili privati sono molti».

Compresi quelli della criminalità organizzata?
«Certo. La zoo-mafia ha un business (la tariffa di pensione varia dalle 7mila   alle  10mila lire al giorno per cane n.d.r) sui canili che non è roba da poco, anche se è un fenomeno che riguarda soprattutto il sud-Italia. Le faccio l’esempio di Brindisi, balzato agli onori delle cronache nei mesi scorsi. Quando il Comune ha deciso di fare una verifica improvvisa della convenzione, per circa 800 cani dichiarati come residenti al canile, la sorpresa è stata grande. Nel canile ce n’erano solo un centinaio. Il trasporto di settecento cani nella notte non è cosa che passa inosservata o forse i cani mancanti c’erano solo sulla carta e da tempo in qualche modo se ne erano già andati»

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Pubblicato il 11 Dicembre 2001
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