«Innovare la Cgil: una sfida che va accettata»

Lunga ed elaborata relazione di Ivana Brunato all'apertura del tredicesimo congresso. Applausi per Mario Agostinelli e Massimo D'Antona

Ventuno cartelle fitte fitte. Un percorso che ha letto le dinamiche sociali a partire dagli scenari internazionali passando per la situazione italiana con i suoi mutamenti e la svolta a destra del Paese. Una seconda parte poi è stata incentrata sulle problematiche legate al nostro territorio, con in testa l’hub di Malpensa e per finire le questioni attinenti all’organizzazione del sindacato.
Serena, con una voce che ha scandito parole dopo parole evidenziando passaggi forti della relazione, Ivana Brunato ha aperto il tredicesimo congresso. Un tavolo di presidenza che subito ha messo in evidenza il forte ruolo femminile in una Camera del lavoro guidata da una donna. Ivana Brunato ha fatto sentire tutta la differenza di sensibilità verso certe tematiche, quando, dopo pochi passaggi della sua lunga relazione, ha parlato della condizione femminile in Afghanistan. «Quando denunciavamo quanto stava avvenendo, eravamo guardate con un po’ di sufficienza, come quelle che si occupano di problemi lontani e astratti». La segretaria ha a lungo parlato della situazione internazionale, chiedendo a gran voce la necessità di un organismo internazionale che regoli seriamente i conflitti senza lasciare che questi vengano sempre affrontati con i conflitti armati.
Il passaggio successivo si è soffermato sulle problematiche legate alla globalizzazione. «La Cgil ha deciso di dialogare con questo movimento variegato». La Brunato ha spezzato con chiarezza una lancia a favore di tutte quelle proposte di economia sociale che vanno dal consumo critico fino al commercio equo e solidale. 
Ha seguito l’Europa, il suo ruolo e quello delle forze sindacali. Da qui il passo verso la situazione politica italiana è stato breve. Un attacco diretto a Berlusconi "dobbiamo ancora studiare e capire perché ha vinto" e al ministro Maroni e al suo Libro bianco, oltre che alla proposta di rivedere l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. 
Il percorso della relazione preannunciato dalla Brunato alcuni giorni fa in prossimità del congresso è stato pienamente rispettato. L’ampiezza della relazione ha permesso di affrontare con pienezza i vari punti in discussione. Una relazione lunga, ma densa di proposte e con un chiaro intento: rilanciare il ruolo del sindacato a difesa dei diritti dei più deboli per una società in trasformazione ma che non lasci al solo mercato  il compito di regolare la vita economica e sociale del Paese.  Un passaggio forte è stato proprio in tema di contratti. «Il ministro Maroni ci propone un modello che assomiglia molto al contratto commerciale. Questo non è accettabile». Welfare state, servizi, problemi del lavoro e unità sindacale sono stati i temi della fase centrale della relazione. «La divisione sindacale è una debolezza», più chiara di così la Brunato non poteva essere. Poi smorza i toni guardando con simpatia alla vittoria della Cisl nelle elezioni per le Rsu del pubblico impiego. «In provincia di Varese come Cgil abbiamo recuperato, ma accipicchia la Cisl ci ha battuto ancora una volta!!». 
Poi sei cartelle tutte dedicate al territorio mettendo in rilievo pregi e difetti, forza e contraddizioni. A partire dal ruolo di Malpensa a cui verrà dedicata una tavola rotonda specifica. «La Provincia, il comune capoluogo e i centri maggiori si sono rivelati tutti inadeguati nel gestire il piano trasporti», ma non è solo questo il punto su cui ha battuto la segretaria. Emerge tutta la preoccupazione per quello che è diventato il maggior agglomerato lavorativo in provincia con i suoi oltre 15mila addetti. 
Nell’esaminare le contraddizioni di un sistema territoriale che ha ancora "buchi neri" la Brunato ha rivendicato la validità della concertazione come strumento di gestione. «Occorre investire in innovazione tecnologica, nel fare ricerca, in formazione». 
Altro tema trattato con forza è quello della sicurezza del lavoro. del resto gli 11743 infortuni e i 7 morti in nove mesi sono lì a parlare da soli sulla necessità di dedicare a questo tema una grande attenzione. 
La fine della relazione è stata dedicata alla Camera del lavoro, alla sua organizzazione a alla sua presenza sul territorio. «Non possiamo rinchiuderci in una posizione difensiva. Dobbiamo realizzare un salto di qualità nella ricerca di una linea politica tesa ad innovare, questo anche in risposta a chi ci definisce dei "nostalgici conservatori. Il mondo del lavoro è profondamente cambiato e le nuove esigenze ed identità ci chiedono un nuovo modo di fare sindacato, è una sfida che deve essere accettata».
Applausi e tanti interventi degli ospiti. La prima volta di Ivana Brunato alla segreteria generale di un congresso importante è andata. Senza particolari enfasi e timori, ma con la grinta di chi sa di guidare un pezzo della democrazia del nostro Paese.

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Pubblicato il 04 Dicembre 2001
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