La 336 fa ancora discutere Vertice nella maggioranza
Sul piatto una proposta di 7 emendamenti presentata da Andrea Buffoni. Il Ccd-Cdu interviene: «Vogliamo un no più chiaro ai supermercati»
| Si avvicina il voto in commissione territorio sul business park della 336 e la segreterie politiche entrano in fibrillazione. La seduta di mercoledì scorso ha fatto emergere una serie di rilievi, ad opera delle minoranze, che stanno però facendo discutere molto anche all’interno della casa delle libertà. Non a caso è previsto un vertice di maggioranza, entro pochi giorni, a cui dovrebbero partecipare tutti i big dei partiti di centrodestra. Sono giorni quindi di riunioni politiche molto importanti, prima del voto del 19 dicembre che segnerà un passo decisivo per capire cosa sorgerà a sud della città. L’affondo politico più articolato è stato lanciato da Andrea Buffoni, che ha presentato un documento contenente 7 emendamenti destinati ad accendere la situazione. Cosa chiede Buffoni? In sostanza che il documento di indirizzo sul business park cambi alcuni passaggi fondamentali. Per prima cosa che sia negata la possibilità di trasferire volumetrie dalla 336 alle aeree dismesse, redigendo al riguardo un apposito piano separato dalla partita 336, per evitare possibili proliferazioni di cemento in altre zone della città senza programmazione. La seconda richiesta è che si stringano ulteriormente le maglie sull’annosa questione dei supermercati; Buffoni vuole che venga aggiunta alla attuale formulazione una frase che parli di esclusione tassativa di centri commerciali, che vengano consentiti solo negozi quali esercizi di vicinato fino a 250 metri, e che non siano consentiti ampliamenti o aggregazioni di attività già esistenti. Anche sulla questione delle volumetrie la lista di opposizione avanza una richiesta di modifica del testo, con la specifica formulazione: "potenzialità massima di 950.000 metri cubi". Si vuole poi che l’adeguamento al piano d’area sia contestuale al Prg e che il principio perequativo tuteli di più i piccoli proprietari, stabilendo criteri che evitino ai possessori di piccole volumetrie l’obbligo di fatto di aderire ai progetti più grandi. Infine, Buffoni ritiene che, per un principio di trasparenza, il comune debba effettuare un apposito bando aperto ai privati, in cui ognuno possa portare i progetti destinati all’area. Questo pacchetto di richieste politiche è stato accolto positivamente dagli altri gruppi di minoranza. Claudio Bartoli di Vivigallarate si è espresso a sostegno degli emendamenti, sottolineando l’ambiguità della formula attuale sui centri commerciali. L’Ulivo, che questa sera si riunirà per discutere la situazione, appoggia alcune delle richieste di Andrea Buffoni. Dario Terreni della Margherita ha posto inoltre in commissione un problema di interpretazione delle funzionalità del business park, avanzando dubbi su una volumetria troppo alta rispetto alle attuali prospettive di Malpensa. Per questo l’Ulivo sarebbe orientato a chiedere l’abbassamento a 480.000 metri cubi di costruito, un ritorno ai limiti che la Lega Nord fece approvare negli anni della gestione Luini, bocciando di fatto la variante spandi-cemento del 1989. Ma la maggioranza cosa ne pensa? In realtà, in questo momento, i partiti sono in una fase di riflessione. La casa delle libertà è in una posizione di forza e compattezza senza precedenti, anche se è vero che le richieste di Andrea Buffoni stanno solleticando, e non poco, soprattutto i partiti minori. Se Fabio Castano di Alleanza Nazionale definisce "interessanti" gli emendamenti proposti da Andrea Buffoni, anche Roberto Borgo (Lega), pur sottolineando una convergenza con il documento di maggioranza – e una sostanziale tranquillità sul discorso supermarket – non nasconde che una maggiore specificazione politica sul divieto alla grande distribuzione non guasterebbe. Ma c’è anche chi interviene in maniera più esplicita e pone con forza il problema politico del rispetto del programma elettorale. Così Quintino Magarò del Ccd-Cdu, dice la sua sulla trattativa: «L’attuale formula sui centri commerciali è incompleta – commenta -; va scritto con chiarezza che non ne verranno realizzati, altrimenti non rispettiamo il programma elettorale per cui siamo stati votati. Ritengo quindi fondamentale aggiungere un divieto tassativo». Insomma, anche nella maggioranza, come nella società civile, non tutti sono convinti che l’attuale documento possa scrivere nero su bianco una parola definitiva contro l’espandersi della grande distribuzione, dicendo addio ai centri commerciali. |
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