La Svizzera depenalizza lo spinello
Votato dal Consiglio degli Stati. INterviene Vincenzo Donvito dell'Aduc
Il Consiglio degli Stati della Svizzera ha votato a favore della depenalizzazione del consumo della canapa indiana, lasciando pero’ inalterate le norme che ne proibiscono produzione e
vendita. La ratifica definitiva deve avvenire da parte del Consiglio Nazionale ma, rispetto anche alle maggioranze che hanno votato al Consiglio degli Stati (nessuno contrario, e alcune astensioni), non ci dovrebbero essere particolari problemi perché sia approvato.
Sembrerebbe quindi una riforma all’italiana (dove il consumo non è sanzionato, ma c’è solo una segnalazione amministrativa), ma non e’ cosi’, dice il presidente dell’Aduc, Vincenzo Donvito, perché anche in questa legge la Svizzera e’ riuscita a far valere la sua struttura federalista.
Oltre ad autorizzare la produzione per consumo personale su tutto il territorio federale (previa registrazione degli auto-produttori), la nuova legge da’ poteri alle Autorità regionali di autorizzare coltivazione, produzione e vendita dei prodotti derivati dalla cannabis, basta che non siano venduti ai minori di 18 anni e non presentino rischi per la salute.
Una notevole differenza, quindi, che fa della Svizzera, dopo i positivi risultati della distribuzione controllata di eroina (confermati anche da un referendum federale che ne ha sancito il proseguimento dopo la fase sperimentale) uno dei Paesi all’avanguardia nella sperimentazione di soluzioni diverse alle politiche sulle droghe che, impostate sul divieto, sono comuni alla maggior parte dei Paesi di tutto il mondo.
La depenalizzazione dello spinello, inoltre, e’ uno degli aspetti centrali della questione, perché, cosi’ come stanno proponendo il ministro degli Interni britannico e le autorità di polizia sempre di quel Paese, evita che ci si continui ad occupare di un "non-problema", assimilandolo invece a
quello che è veramente il problema delle droghe, cioè la dipendenza e quindi la malattia sanitaria a cui devono far fronte coloro che ne fanno uso continuo. Il mercato delle cosiddette droghe leggere, accomunato a quello delle cosiddette pesanti, è servito solo a generare confusione,
criminalizzando milioni di persone (essenzialmente giovani) e le loro culture che si basano sull’eccitazione. Ed è questa criminalizzazione che ha poi portato al passaggio (per fortuna sempre più raro, grazie all’informazione che circola piu’ o meno clandestinamente) da droga leggera a droga pesante: quando il consumatore di cannabis, per rifornirsi, deve frequentare lo stesso spacciatore di eroina e cocaina, è chiaro che
quest’ultimo cercherà sempre più spesso di vendergli il prodotto "pesante", perché ci guadagna di più e perché ne può diventare dipendente e quindi trasformarsi in un buon cliente.
La separazione dei mercati, quindi, e’ uno dei primi importanti passi per una ridefinizione di tutta la politica in materia. Perciò ringraziamo la vicina Svizzera di farci ancora da esempio, e invitiamo le nostre autorità politiche e sanitarie a prendere seriamente in considerazione quanto sta avvenendo, anche se, con le recenti scelte del Dipartimento Nazionale
Antidroga e le frequenti sortite di questo o quel ministro, non si potrebbe sperare. Ma l’approccio totalmente non ideologico della Svizzera è e rimane un punto di riferimento, come quello degli altri Paesi europei (Gran Bretagna, Spagna, Olanda e Germania in testa) che sono già incamminati su questo percorso.
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