«Ero al palavobis, per difendere la giustizia e i lavoratori»
La lettera-commento di un sindacalista della Cisl: la partita sul lavoro e la difesa dell'articolo 18
Sabato 24 febbraio ero al Palavobis di Milano assieme alle migliaia di persone che hanno deciso di far sentire la propria voce, per dimostrare che c’è nel nostro paese, chi non crede che la destra possa governare in eterno.
Sabato prossimo sarò (idealmente) a Roma alla prima e grande iniziativa dell’Ulivo contro la politica del governo Berlusconi: mi sembra naturale partecipare, anche criticare, ma non rimanere passivi di fronte alle enormi difficoltà che "attraversa" la sinistra.
Ho votato per il centro sinistra sia quando nel 1994 ha vinto Berlusconi, sia alla memorabile vittoria di Prodi nel 1996, ed anche nella disgraziata primavera dello scorso anno quando abbiamo regalato il paese alla destra e al padrone della Fininvest.
Continuerò a votare per il centrosinistra anche nei prossimi anni, sperando in maggiore capacità propositiva e di un allargamento dell’alleanza.
Continuerò a votare per il centrosinistra con una maggiore attenzione per quelle forze, moderate ma non conservatrici, che possono determinare la nostra vittoria e la fine del governo Berlusconi.
Non mi allarma in questo momento il ritorno alla politica della gente, alla piazza come momento di visibilità e tocca ai dirigenti non disperdere questa disponibilità.
Non basta un’opposizione rigida ed intelligente alle leggi che sta sfornando questa maggioranza, ma la nostra gente ha bisogno di un progetto cui credere, per il quale spendersi.
Non credo quindi che Berlusconi perderà consenso solo sul "conflitto di interessi" o "sulle rogatorie", ma il suo declino può essere reso concreto sulle questioni del lavoro e sui servizi sociali: problemi che coinvolgono milioni di persone e le loro famiglie.
E’ su questo bisogno di sicurezza sociale, ben differente della "sicurezza dagli altri" che propone questo governo, che la sinistra e le forze progressiste di centro possono tornare ad essere maggioranza nel paese. Quindi il ruolo del sindacato diventa decisivo in questo lungo cammino che dobbiamo percorrere: rendere visibili i danni enormi che le scelte della destra sta portando al paese. Un sindacato, che anche nella sua componente più moderata, è dalla parte del mondo del lavoro e delle categorie più deboli della società. Il consenso, spesso tra gli stessi elettori di centrodestra, che ha avuto il sindacato in questi mesi, dimostra la grande attenzione che è presente nel paese.
L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è diventato l’argomento trainante di un consenso verso il sindacato confederale insperato fino ad alcuni mesi addietro. Un consenso che è andato oltre la parte più attiva, oltre a quanti guardano a sinistra, oltre lo stesso consenso delle forze dell’Ulivo. Questo consenso contro un provvedimento politico (abrogazione parziale di un diritto), patrimonio unitario del mondo del lavoro, deve diventare la leva di appoggio per scardinare le resistenze dei padroni e di alcune forze per lo stralcio del provvedimento e l’avvio di un confronto di merito. Un confronto che tutti definiscono complicato, con le diverse difficoltà ad entrare nel merito, con un boriosa opposizione degli industriali e di una parte consistente del governo; ma la cosa più preoccupante è la divisione tra i sindacati, che rischia di diventare insanabile e con conseguenze disastrose per tutti.
La rottura non può avvenire sullo sciopero generale che ritengo patrimonio di tutti nel sindacato, richiesto dai delegati in molte realtà lavorative ed apprezzato dai lavoratori, perché sbaglieremmo a dire alla gente che li sta il problema. Le differenze sono nel metodo e nel merito del confronto e forse anche negli obiettivi prefissati: ed è qui che bisogna fare il massimo dello sforzo per comprenderci e farci capire dalla gente. Nel sindacato confederale è evidente a tutti che convivono opinioni ideali e politiche spesso differenti tra loro, in misura più evidente nella Cisl, ma anche nella Cgil e Uil una fetta degli iscritti ha votato per uno dei partiti dell’attuale maggioranza. Ma in questi mesi hanno partecipato alle iniziative sindacali e ci hanno permesso di ampliare il consenso alla nostra linea e dei temi da affrontare con il governo (e questo ha messo in difficoltà una parte di esponenti della maggioranza. Questa è stata la vera novità, il valore aggiunto che solo un sindacato unito poteva portare dalla sua parte e oche oggi rischiamo di disperdere, regalando ai padroni e al governo un insperato vantaggio. Oggi siamo nella fase più difficile degli ultimi trent’anni , la trattativa si fa complicata, i passaggi molto stretti, i risultati non sono certi: per questo è importante non sbagliare e perdere consensi (anzi se possibile allargare le alleanze). La scelta di accelerare le decisioni verso lo sciopero generale da parte della Cgil e nello stesso momento di continuare il confronto di merito da parte di Cisl e Uil ci devono portare ad una riflessione che esca dalla propria organizzazione, che coinvolga anche gli altri e che faccia capire quali sono gli obiettivi che si possono raggiungere.
Se il giudizio sull’art. 18 e sulla decontribuzione delle nuove assunzioni è lo stesso (ovviamente con le diverse sfumature) e lo strumento della manifestazione e della lotta, compreso lo sciopero generale è patrimonio di tutte le organizzazioni (lo dimostrano le cose fatte in questi mesi), delle migliaia di delegati e militanti che hanno organizzato, discusso e sono scesi in piazza in questi mesi, e dei milioni di lavoratori, di pensionati e di cittadini che hanno condiviso e sostenuto la lotta del sindacato, cosa manca per poter vincere questo confronto e capitalizzare i risultati? Il sindacato (e di conseguenza le forze dell’opposizione per quanto riguarda il loro ruolo) hanno bisogno di allargare ulteriormente il consenso, incidendo in quella parte popolare di voto che pur non essendo ancora d’accordo sulle proposte sindacali è sempre meno convinto che quelle di Berlusconi possano migliorare le sue condizioni e i suoi diritti. E’ per questo che la partita, iniziata in sordina con la presentazione del libro bianco del governo, esplosa con l’odiosa scelta di scardinare l’art. 18, cresciuta con il consenso sempre più ampio alle iniziative sindacali, deve ora concretizzarsi con un confronto che metta in difficoltà le scelte del governo e degli industriali e che permetta al sindacato di difendersi sui principi e di attaccare nel merito del confronto. Se ce la faremo, unitariamente, questo paese ne trarrà vantaggio per molto tempo.
Franzetti Rinaldo
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