I silenzi e gli imbarazzi in Camera di Commercio
Dopo una settimana dalle dimissioni Giuseppe Redaelli puntualizza alcune questioni in merito alle sue decisioni
Sulla Camera di Commercio è calato il silenzio. Dopo le prime reazioni a caldo a seguito delle dimissioni di Giuseppe Redaelli, i vari soggetti economici si stanno ancora domandando cosa sia effettivamente successo. A una settimana esatta, con molta pacatezza, Redaelli accetta di rispondere ad alcune domande, ma buona parte delle motivazioni restano però nascoste.
Dottor Redaelli, come mai le ragioni delle sue dimissioni sono contenute in una lettera privata al Presidente Belloli?
«Ho voluto chiarire alcune questioni direttamente con il Presidente e di queste, se lo desidera ne parlerà solo lui. L’effettiva lettera di dimissioni è invece un atto che considero pubblico. Da quella emerge il fatto che, non solo non avevo alcun problema ad adempiere ai miei doveri, ma che il clima e la stima verso i miei colleghi era e resta altissima».
D’accordo, ma allora che cosa l’ha convinta ad andarsene così all’improvviso?
«Ho avuto la sensazione che stessero cambiando delle cose. Come spiego nella mia lettera è venuto meno l’entusiasmo che mi faceva passare in secondo piano l’impegno, il tempo e le energie che richiedeva il mio ruolo nell’Ente».
Il Presidente Belloli ha parlato di suoi impegni aziendali che le avrebbero reso difficile reggere il ritmo di lavoro che l’Ente avrebbe richiesto in questo periodo. È proprio così?
«Non ho mai parlato di queste cose con Belloli. Le nostre conversazioni si sono sempre fermate alle questioni della Camera di commercio e mai ho manifestato la difficoltà di coniugare il mio impegno pubblico con quello della mia azienda. Quello che è vero è che alcune condizioni sono cambiate ed è venuto meno lo spirito per cui si accettano sacrifici».
Ci sono stati problemi con i suoi colleghi di Giunta?
«No, assolutamente. rilegga le sue interviste e si accorgerà che nessuno ritiene che ci fossero problemi. Termino la mia lettera proprio ringraziando tutti loro perché si è sempre lavorato bene».
Questo però spinge a credere che allora le questioni siano esterne?
«Le ripeto non sta a me parlarne. Le voglio solo dire che ho sentito cose non vere. Se il Presidente mi avesse fatto saper prima il suo pensiero contenuto in una lettera appena arrivata, forse avrei potuto valutare in modo diverso alcune cose. Questo per rispondere a chi ha parlato della mia risolutezza e del fatto che le dimissioni erano irrevocabili».
A cinque mesi dal rinnovo del Consiglio camerale è difficile credere che Redaelli, da molti indicato come il prossimo Presidente della Camera di commercio, abbandoni un simile impegno per uno sfizio o solo per ragioni personali. Non serve a niente fare della dietrologia, ma affermare che i giochi in piazza monte Grappa abbiano il dono, troppo spesso, di lasciare sospetti è il minimo che si possa fare.
Il coro di persone che continuano a parlare bene della gestione di Redaelli alla presidenza di Formas è ancor più imbarazzante proprio per come poi questa vicenda rischia di concludersi. A volte il silenzio rischia di far più rumore di parole spese con chiarezza e con autorevolezza. E queste oggi non si sentono.
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