«Il Varesotto soffre la mancanza di progettualità»

Varese – Centrosinistra unito nell'analisi dei governi leghisti. Tra dieci giorni sciolti i nodi delle candidature

Come vanno le cose all’interno del centrosinistra?

 

Rossi (Ppi): «I rapporti nel centrosinistra non sono male. Stiamo discutendo bene e in diverse realtà della provincia abbiamo già individuato un candidato comune. Certo non possiamo tacere su Varese dove le posizioni sono molto distanti. Questo all’inizio ha influenzato molto i nostri rapporti perché stiamo parlando del capoluogo della Provincia».

 

Di Gregorio (PdCI): «La coalizione è una realtà complessa e quindi è normale che si faccia fatica a trovare sempre un’unità di intenti. Sono convinto che se discuteremo bene sarà possibile evitare una drammatica spaccatura. Certo che la situazione di Varese ci lascia perplessi».

 

Manzoni (Rep. Eur): «Mi ha fatto piacere sentire le parole di Rossi perché è un segnale di un reale passo avanti. La nostra forza politica vuole discutere di politica per trovare sempre le migliori soluzioni per ogni realtà e perciò siamo aperti a qualsiasi tipo di soluzione unitaria».

 

Marzaro (Ds): «Da questo tavolo emerge la volontà del Centrosinistra di lavorare insieme. In molti centri siamo già avanti, ma in ogni realtà eccetto Varese i rapporti sono buoni. Per il capoluogo esistono due posizioni ugualmente legittime. Dobbiamo fare uno sforzo per superare questa situazione e trovare una soluzione comune».

 

Quali sono i vostri obiettivi?

 

Rossi: «Costruire una buona coalizione. Vincere sarà difficile, ma non impossibile. Questo vale per ogni realtà, anche per Varese dove la nostra valutazione sulla situazione politica è distante da quella di alcune delle altre forze del centrosinistra».

 

Di Gregorio: «Vincere, e questo è possibile. Certo dipende prima di tutto da noi perché se andiamo divisi questo obiettivo diventa più difficile. Credo molto nella politica delle alleanze perché è solo così che si può fare una buona battaglia contro il centrodestra. Per battere questo occorre essere uniti e allargare anche l’Ulivo».

 

Manzoni: «La nostra unità è un obiettivo che va anche oltre il risultato elettorale e che sarà positivo. Dobbiamo lavorare pensando al futuro ed è per questo che noi crediamo importante che l’Ulivo diventi un soggetto plurale e torni alle sue origini quelle di Prodi».

 

Marzaro: «Nella vita ci sono momenti in cui tutto sembra andar male e poi si ritrovano energie sottovalutate o sconosciute che danno la forza di ripartire. Così dovremmo giocare le stesse carte in politica. Occorre trovare una nuova marcia, nuovi stimoli. Questo deve essere un obiettivo forte per noi. Non dobbiamo stare a recriminare per errori o problemi precedenti, perché occorre ripartire con un rapporto nuovo. Anche su Varese allora sarà possibile trovare delle soluzioni insieme. Alle lezioni si gioca per vincere e queste sono un’opportunità straordinaria per cercare di allargare i nostri orizzonti. È bene che ogni componente della coalizione cerchi di rafforzarsi, ma non può essere fatto a discapito dell’unità. A Varese c’è l’opportunità di allargare la coalizione anche a forze che storicamente non sono parte dell’Ulivo».

 

Albinati: «Dobbiamo trovare l’unità in tutte le situazioni. Sarebbe un suicidio politico arrivare alle elezioni divisi»

 

Qual è la vostra valutazione dell’attuale situazione politica in provincia?

 

Rossi: «Noi dobbiamo fare senza dubbio autocritica,  perché spesso siamo i primi a non fare attenzione al richiamo di occuparci dei reali problemi dei cittadini. A parte questo però non possiamo tacere sullo scempio compiuto in questi dieci anni di governo leghista. Basta guardare l’esercizio del potere. Sulle nomine degli enti nemmeno durante la contestata Prima repubblica si vedevano le cose a cui stiamo assistendo oggi. Una volta si dialogava con la minoranza, oggi siamo in un mezzo regime. Chi ha il potere deve governare, ma oggi oltre a questo esercita il potere a 360° con una qualità di soggetti che lascia molto perplessi. Questa pessima situazione prima ancora che politica, è culturale. Il territorio è amministrato male. Ci hanno venduto fumo ma la realtà è tragica».

 

Di Gregorio: «La situazione è pesante, ma una parte della responsabilità è anche nostra perché spesso siamo incapaci di fare una reale politica di centrosinistra».

 

Manzoni: «È vero che siamo in un mezzo regime. Un pezzo di ragione è dovuto anche alle leggi elettorali. Con questo modello maggioritario la maggioranza occupa in modo troppo forte il potere. Le minoranze non vengono ascoltate. Si governa senza coinvolgere i cittadini. A Varese questo lo si vede ancora di più nelle nomine degli enti».

 

Marzaro: «Il problema più grande è l’appiattimento culturale. Non bastano le strutture per fare cultura e da noi prevale un minimalismo preoccupante. Bisogna ricercare idee e progetti perché non basta la funicolare o un albergo in più per fare di Varese una città turistica. Questa città si deve far carico di tornare ad aver un ruolo guida come si confà ad un capoluogo di provincia. C’è un’intera area, quella del nord, che richiede un rilancio. Altro aspetto preoccupante è il tentativo di omologazione che è in atto. Un tentativo di “paganizzare” tutto il territorio e quindi non si accetta niente che non rientri in questa logica. Non si sa quindi andare più in là delle piccole cose e questo è un bel problema per lo sviluppo del nostro territorio».

 

Se nei diversi paesi e per la Provincia la preparazione delle elezioni vi vede uniti, a Varese la situazione è molto critica. Quali sono gli ostacoli a Fassa candidato di tutta la coalizione?

 

Rossi: «Noi non abbiamo mai detto di no a Fassa come candidato del centrosinistra. Era lui che si collocava fuori dell’Ulivo e avanzava una proposta che non poteva  andar bene a i partiti. Ora assistiamo a un progetto marchiato con il bollino blu dell’Ulivo, ma è una novità delle ultime settimane. Sono sei mesi che diciamo che la questione non è personale, non c’è una contrapposizione tra due candidati, ma solo una questione sulle liste. Abbiamo chiesto di fare liste d’area e solo di fronte alla rigidità di Fassa nel volere una sola lista civica abbiamo iniziato a lavorare ad altre soluzioni. C’è stata una forzatura da parte di chi ha appoggiato Fassa e questo politicamente è inaccettabile. Ecco perché non possiamo accettare questa candidatura. La lista civica è la morte della politica e non dà alcuna garanzia per il futuro. Si faccia un passo indietro e si riapra la discussione».

 

Manzoni: «Non è vero che abbiamo lavorato per una lista civica. Si tratta di una lista cittadina che allarga l’Ulivo. È stato fatto un percorso che ha permesso di trovare una formula diversa. Tra l’altro questa scelta porta alla nascita di un gruppo coeso e forte che anche nel caso di una sconfitta potrebbe fare un ottimo lavoro nel prossimo consiglio comunale».

 

Marzaro:«Nella zona nord della regione ci danno tutti per perdenti. In tutta questa area finora non c’è un solo candidato che arrivi da fuori della coalizione. A Varese abbiamo un’anomalia interessante. C’è una persona per bene, Fassa, che accetta di fare un percorso diverso, più difficile e di confrontarsi con noi. Come si può dire di no? Noi possiamo vincere solo se sparigliamo le carte altrimenti non si va oltre la semplice somma delle nostre forze che sono comunque minoritarie. Sono convinto che ci sia ancora una via d’uscita che trovi una soluzione che tuteli tutte le forze del centrosinistra e anche le altre. Una soluzione che ci faccia fare dei passi avanti senza che nessuno ne esca umiliato per le posizioni fin qui espresse».

 

Non credete che per gli elettori del centrosinistra queste divisioni diventino incomprensibili, soprattutto dopo quello che avete detto sulla situazione politica?

 

Rossi: «Il problema non è la Margherita come si vuole far credere. Noi poniamo una questione politica. Qualcuno ha forzato dicendo che Fassa è il candidato dell’Ulivo. Questo è inaccettabile sono prese di posizioni che pesano e a cui non si può non rispondere. Le ragioni della politica devono prevalere sempre anche se al momento possono sembrare assurde. Occorre spiegare agli elettori le nostre ragioni».

 

Albinati: «C’è stato un momento in cui c’è stata l’eclissi della politica dei partiti. Questo sulla trattativa ha pesato non poco. Ora dobbiamo risolvere questa situazione guardando avanti. Gli elettori non capirebbero una nostra spaccatura e la pagheremmo tutti»

 

Manzoni: «La trattativa non ha mai escluso i partiti. I Popolari a un certo punto non sono più venuti, ma ora non serve guardare al passato. Occorre trovare una soluzione per affrontare uniti il centrodestra».

 

Marzaro: «I Ds con grande difficoltà hanno fatto un percorso interno lineare. Pensiamo che le ragioni della coalizione debbano essere più forti dell’esigenza della nostra visibilità. È però legittima l’esigenza degli amici della Margherita di valutare la loro consistenza elettorale, ma hanno tante opportunità per capire questo. Adesso dobbiamo impegnarci per affrontare i nostri reali avversari e non per dividerci»

 

Come verrebbe presa un’ipotesi diversa. Esempio, Fassa candidato sindaco unitario, ma con due o più liste che lo appoggino?

 

Albinati: «faremo subito l’accordo. All’unanimità! Questa è un’ipotesi a cui si può lavorare con successo. Fin qui abbiamo fatto troppi errori. Ci sono stati degli equivoci, ma ci sono anche delle giustificazioni. Ho partecipato sempre al progetto di Fassa perché lo consideravo e lo considero un valore aggiunto per tutto il centrosinistra. Non capivo perché tanta rigidità sulle liste. Oggi però dobbiamo prendere atto che non possiamo arrivare con due candidati divisi e quindi dobbiamo impegnarci tutti per una soluzione comune».

 

Rossi: «Il problema resta politico anche se è un ipotesi su cui si può lavorare. Non è detto però che questa sia realizzabile».

 

Marzaro: «La situazione è difficile, ma dobbiamo fare tutti uno sforzo. Le rigidità in questo momento non aiutano e dobbiamo fare tutti un passo indietro per andare avanti. I nostri avversari sono fuori dalla coalizione e non dentro. Non possiamo rompere su un problema tattico. La domanda indica una possibile via d’uscita e una soluzione praticabile. Il centrosinistra può ricomporre la propria unità intorno a questa».

 


per la redazione hanno partecipato:
Marco Giovannelli, Michele Mancino, Roberto Rotondo e Claudio Del Frate

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Pubblicato il 04 Febbraio 2002
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