Una folla di lavoratori invade Milano

Cronaca del corteo. In marcia con i sindacati varesini

Sciopero bagnato, bagnatissimo, a Milano. Per i sindacati, tempo a parte, il risultato è ottimo. Un serpentone lunghissimo, una folla ordinata, festante, che arriva dopo due ore sotto il cielo pesante della metropoli, ai piedi del palco, dove parla il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. La rappresentanza varesina è folta, così come arrembante era stata la corsa al posto in pullman o in treno in occasione dell’appuntamento di Roma del 23 marzo. La spinta verso la protesta non si è spenta e questa volta ci sono tutte e tre le sigle sindacali, unite. I pullman partono tutti tra le 8 e le 9, dalle città della provincia di Varese. Nel capoluogo sono cinque i bus che raggiungono Milano. 
Sole a Varese, nuvole nere accolgono la gente al concentramento di piazza Cadorna. Potrebbe sembrare un cattivo presagio, invece tutto si svolge con ordine e grande partecipazione. La manifestazione lombarda di Cgil-Cisl-Uil ha visto un corteo lunghissimo sfilare fino alla piazza Duca d’Aosta. 
A Cadorna si resta fermi per quasi un’ora, in attesa che il serpentone prenda forma e consenta ai manifestanti di incamminarsi. Ci sono molti striscioni da Varese, Induno Olona, Castellanza, Gallarate, Busto Arsizio. Ben visibili quelli delle fabbriche storiche (Whirlpool, Ercole Comerio, Carlsberg solo per citarne alcune) e le rappresentanze del pubblico impiego. 
Sono di meno i giovani, che però non mancano. Il corredo è quello solito, fatto di una colorata massa di cartelli, manifesti, burattini che sbeffeggiano il governo.

 Si vedono i segretari confederali varesini, e poi ancora striscioni: vigili del fuoco in tuta da lavoro, l’Anolf, i lavoratori della questura, la Fillea, la Fiom di Gallarate, la Fim, bandiere della Uil. Operai dell’Aermacchi, pensionati. Bergamo, Suzzara, Lodi, Mantova, e in mezzo tanti Varese, Ticino Olona, Castellanza. 
Il corteo passa da piazza castello sotto un diluvio che per un attimo ricorda la manifestazione del 25 aprile 1994. Scorre, finalmente a passo più veloce, si dirige verso Brera, passa da via Pontacccio, abbraccia il centro storico e si riversa di fronte alla stazione centrale. Trombe e campanelli si fanno più forti, impazzano canti, tamburi, trombe. Tra Cgil e Cisl c’è una competizione a suon di gadgets. La Cgil vende magliette con la scritta "I love articolo 18", dove al posto di "love" sta un cuore rosso fuoco. Regala anche pettorine con un adulto e un bambino che guardano lontano, padri e figli. Pettorine in regalo anche dalla Cisl, bandiere, aste. Ma è il cappellino da baseball che viene saccheggiato in pochi minuti, da tutti i manifestanti rimasti senza ombrelli. In piazza si arriva quando Pezzotta ha praticamente concluso il discorso, c’è appena il tempo di sentirlo ringraziare tutti i partecipanti. Il fiume di gente ha continuato a scorrere per oltre mezz’ora, forse un’ora: si parla di trecentomila manifestanti. 
L’atmosfera è quella delle grandi adunate, quando non si sa più in che parte del corteo si è finiti, perché non si vede né la testa né la coda. Per i sindacati varesini la giornata finisce sui metrò, dove le canzoni napoletane di lavoratori immigrati si mischiano ai violini dei ragazini rom e al "Bella ciao" di molti. Un anziano parla del 25 aprile 1945 in piazza Duomo. Il sindacato è soddisfatto. Paolo Bonifacio, 55 anni, operaio varesino di Aermacchi e delegato di fabbrica di Fiom-Cgil commenta così: "Più il governo fa cose negativa, più la risposta dei lavoratori è positiva. La nostra fabbrica ha fatto sciopero quasi tutta, la gente mi sembra che cominci a diffidare di Berlusconi perché non aveva detto, tra le sue promesse elettorali, che avrebbe fatto questa politica contro il lavoro". Stessa fabbrica, altra testimonianza. Graziano Resteghini, 44 anni, lavoratore e sindacalista di Fim-Cisl: "E’ stata un’adunanza colorata, sentita, composta, che ha visto la partecipazione di tutti e una grande compattezza di fronte all’obiettivo. Non solo l’articolo 18 ma tutto il sistema di solidarietà sociale che abbiamo costruito dagli anni Settanta in poi. E domani che succede? "Un momento di riflessione e poi riprenderà il confronto – suggeriscono – per difendere un disegno di tutele e solidarietà che tra fisco, scuola, lavoro e pensioni oggi è in discussione".


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Pubblicato il 16 Aprile 2002
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