A rischio i posti all’Alfa, “occupata” la A-8

Secondo Antonio Ferrari, della segreteria Slai-Cobas della provincia di Varese almeno 700 i partecipanti al blocco. «Se non ci ascoltano la prossima tappa sarà Arcore»

La crisi del settore auto non ha risparmiato nemmeno l’Alfa Romeo di Arese, alle porte di Milano. La notizia della chiusura degli stabilimenti probabilmente per il prossimo settembre si va a sommare alla cassa integrazione dei mesi scorsi che non ha risparmiato altre occupazioni dell’autostrada e sortite come i pullman carichi di lavoratori sotto casa del ministro Maroni, a Lozza.
Questa mattina a partire dalle 9.45 e per circa un’ora e mezza, almeno 700 persone secondo gli organizzatori hanno occupato pacificamente l’autostrada dei Laghi interrompendo il transito dei veicoli.
Ai lavoratori dell’Alfa di Arese si sono sommati altri aderenti allo Slai-Cobas: Aom, Ansaldo, oltre a numerosi dipendenti metalmeccanici di ditte dell’hinterland milanese, e tutti in solidarietà degli operai della nota casa automobilistica lombarda passata sotto il controllo Fiat.
La manifestazione di oggi si somma a quelle indette dalla Cgil sui temi del lavoro, fisco e previdenza che stanno portando in piazza migliaia di persone in tutta la Lombardia.
«La situazione all’interno dell’Alfa di Arese – afferma Antonio Ferrari della segreteria Slai Cobas della Provincia di Varese – è oramai tragica. I dipendenti lavorano una settimana ogni tre di cassa integrazione. Abbiamo incontrato il ministro del welfare Maroni che ci ha più volte promesso di interessarsi alla questione ma poi il nulla, come al solito. Se le cose continuano di questo passo la prossima nostra tappa sarà Arcore, sotto le finestre del cavaliere».
Ferrari parla anche delle questioni più generali che riguardano il mercato del lavoro e le riforme previste dal governo Berlusconi
«Oltre alla questione dell’Alfa di Arese– conclude il sindacalista – anche a Varese in numerose attività produttive ci sono i nostri presidi per dire no alle modifiche dell’articolo 18. In questo la nostra posizione è chiara: non è certo questo il momento dei referendum sociali e delle raccolte firme. E’ ora opportuno lottare e farsi sentire».
Nel corso del presidio non sono mancati momenti di tensione con gli automobilisti imbufaliti per il caldo, costretti alla colonna a causa del blocco stradale. Nonostante questo non si sono verificati problemi di ordine pubblico forse grazie anche alla massiccia presenza di forze dell’ordine che hanno impedito il verificarsi di risse e tafferugli.

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Pubblicato il 20 Giugno 2002
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