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Via Pola non chiude. Almeno per ora. Il centro di accoglienza per asilanti a Varese non sfratterà i propri ospiti il prossimo primo gennaio. La situazione, comunque, non è rosea e il responsabile Roberto Guaglianone della Cooperativa Farsi Prossimo, che gestisce da sola l’iniziativa, incrocia le dita: «Abbiamo fatto richiesta di finanziamenti un po’ a tutti, ogni volta che si presentava un’opportunità. Ma le risposte arriveranno solo a fine gennaio»,. Dall’inaugurazione nell’estate del 2001 all’interno del "Programma Nazionale Asilo", il centro di via Pola naviga sempre a vista. Il patrocinio del Comune di Varese, indispensabile per rientrare nel Programma, fu infatti tolto alla fine dello stesso 2001 e per il 2002 la Caritas e la Cooperativa Farsi Prossimo dovettero fare i salti mortali per recuperare i fondi necessari alla gestione. Lo scorso anno arrivarono finanziamenti legati alle nuove strutture d’accoglienza, una strada non più praticabile oggi. Attualmente nel centro di via Pola sono ospitati 18 richiedenti asilo, cioè persone in fuga dal proprio paese a causa di guerre o persecuzioni. Si tratta di uomini perché il centro di Varese è l’unico in provincia che accoglie profughi soli. «Dopo un periodo di scarso movimento – spiega Guaglianone- dalla metà di novembre è ripreso un flusso consistente, quindi abbiamo la necessità di ogni posto disponibile presente sul territorio». La nostra provincia con l’apertura di Malpensa è diventata un punto di arrivo per decine di disperati che scappano da morte, fame e violenze. I punti d’accoglienza, soprattutto appartamenti per famiglie, sono sempre al completo. I tempi d’attesa, infatti, per ottenere lo status di rifugiato sono lunghissimi: i sei mesi previsti di media triplicano, con un sovraccarico di oneri per quelle associazioni di volontariato che accolgono questi disperati. L’appello per non far chiudere via Pola riecheggia ormai da mesi. Nel settembre scorso la Provincia, con l’assessore ai servizi sociali Rienzo Azzi, aveva organizzato una serie di iniziative per ribadire la necessità di dare accoglienza ai profughi. Ma a fine anno siamo ancora con le dita incrociate.
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