In Italia non è assicurato il diritto allo studio
Università – Invitato a parlare alla Conferenza d'Ateneo dell'Insubria, il professor Catalano del Politecnico di Torino ha parlato dei limiti del nostro sistema universitario
Il diritto allo studio in Italia non è garantito. Stando almeno al confronto con l’Europa. A sostenerlo è Giovanni Catalano, docente del Politecnico di Torino, che nel maggio prossimo farà parte del Nucleo di Valutazione chiamato a giudicare il lavoro svolto sino ad oggi dall’Università dell’Insubria.
Un primo saggio del suo pensiero si è avuto nell’ambito della Conferenza di Ateneo: Catalano è stato invitato ad esprimersi sul tema del Diritto allo Studio nel nostro paese: «Il vero limite dell’Italia, se paragonata all’Europa, è la sua bassa considerazione per la popolazione studentesca». Il docente non ha dubbi: l’impresa universitaria deve poggiare sui suoi iscritti, coloro che realizzano il prodotto finale, che investono risorse ed energie per un risultato dai contorni incerti: «I ragazzi hanno un’idea di ciò che sarà, ma non sempre quell’idea si realizza e si realizza nelle modalità sperate. I veri imprenditori sono loro che si mettono in gioco e rischiano di fallire». A fronte di questa considerazione, si dovrebbe realizzare un’università che si fonda sugli studenti, sui loro tempi, sul loro sostentamento: «Oggi, invece, il 95% delle risorse universitarie è destinato al corpo insegnante, all’organizzazione della macchina. In Italia solo il 10% degli studenti si mantiene con una borsa di studio mentre in Europa questa percentuale sale al 50% grazie anche a formule di finanziamento miste con prestiti, pensate anche per responsabilizzare i giovani».
L’università italiana, attualmente, è in affanno se guarda all’Europa. La crescita deve passare anche da una competizione interna tra gli atenei, che si devono sfidare per assicurarsi gli elementi più validi: «Nel nostro paese non c’è mobilità. Sia studenti sia professori spesso esauriscono la propria esperienza nel medesimo ambito territoriale. E questo è un limite. Ci si deve muovere, confrontarsi con altre realtà per crescere. Andare all’estero per aprire la mente».
La riforma universitaria si farà carico anche di questi obiettivi, assicura Catalano, per rendere gli studenti elemento centrale.
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