«Solo il dialogo sconfiggerà le guerre di religione»

Italiano, pluralista e musulmano. Intervista a Abd al Wahid Pallavini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana, la voce del dialogo interreligioso nel nostro paese

E’ la voce del dialogo, quella di Abd al Wahid Pallavicini. Il presidente delle comunità religiose islamiche ha parlato a Malnate di tolleranza e riconoscimento reciproco tra le religioni; di spiritualità come via verso la pace. Pallavicini è il contrario di Abel Smith, il musulmano usato dalle tv a caccia di scandali come ariete per l’audience. E infatti, del telepredicatore, dice solo che è un «malnàt», usando il dialetto milanese e poi scusandosi con gli stessi malnatesi.
«E’ il fondamentalismo che genera il terrorismo, l’Islam chiede solo di fare la volontà di Dio, e non è certo la guerra» spiega Abd al Wahid Pallavicini, convertito all’Islam nel 1951, che spera in una via di vicinanza spirituale che diriga un cammino verso la pace dei popoli.
Che atteggiamento c’è verso l’islam oggi?
«Oggi c’è maggiore interesse e curiosità. L’immigrazione però non sempre è all’altezza e i comportamenti dei nostri correligionari spesso confermano i pregiudizi della gente».
Lei è stato il primo italiano a convertirsi pubblicamente all’Islam, che spazio c’è per il pluralismo religioso?
«Noi cerchiamo di affermare che siamo italiani, occidentali, e anche islamici. Così come nei paesi arabi esistono i cristiani. L’Islam non è solo arabo, ma può anche essere occidentale».
Pensa che la religione islamica si possa conciliare con la democrazia liberale?
«Ma è naturale. Il corano ci impone il rispetto delle leggi dello stato in cui viviamo. L’islam non è un sistema di governo, ma una religione. E deve vivere nel rispetto reciproco delle altre religioni. Specialmente quelle di derivazione abramica come l’ebraismo e il cristianesimo».
Che rapporti ha con i musulmani arabi? Conosce le loro moschee?
«Mio figlio è l’imam della moschea di via Meda a Milano. Accogliamo tutti». 
Cosa pensa del paventato attacco americano all’Iraq?
«Non ci interessiamo di politica, siamo dei religiosi. In ogni caso non vorrei che si insistesse sul concetto di guerra di religione. Se guardiamo a noi europei, notiamo che abbiamo vissuto tante guerre in questo secolo. Eppure non sono avvenute per motivi religiosi, ma politico territoriali. Anche il conflitto israelo palestinese è così. Nella religione c’è invece l’obbligo di fare la volontà di Dio. Non c’è spazio per le guerre fratricide».
Pallavicini, che ha rappresentato l’Islam presso il vaticano e durante il primo convegno interreligioso ad Assisi nel 1986, voluto da Giovanni Paolo II, parla delle rivelazioni e del rapporto tra le fedi: «C’è una successione temporale delle rivelazioni. Prima c’è Abramo, poi Cristo e poi Maometto. Noi le riconosciamo tutte. E’ un errore voler convertire gli altri per forza». 

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Pubblicato il 14 Marzo 2003
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