Anche da Busto può partire la boutique del cinema
Busto Arsizio - Vago (presidente Univa): se il cinema ha bisogno di imprenditorialità qui la può trovare. Ma cinema e impresa si conoscono poco e il connubio appare ancora difficile
Se il cinema incontra l’industria a Busto Arsizio potrebbe uscirne quello che per le calzature nel mondo rappresenta la firma del tradatese Artioli. Il made in italy ha una sua dimensione, quella della boutique. Così almeno si immaginano il connubio fra industria e cinema gli addetti ai lavori che sabato pomeriggio, hanno dato vita al convegno che si è svolto nella sede bustese di Univa (Unione degli industriali di Varese). “Industria cinematografica: nuovi scenari e prospettive per la produzione” è stato il titolo dell’ incontro pensato nella cornice del B.A. Film Festival. Aperto dal presidente dell’Univa Marino Vago, è stato un pomeriggio fitto di interventi: si sono alternati addetti ai lavori dal regista Montaldo al produttore Colombo, Lizzani e Moscati, per scoprire solo dopo due ore che in sala c’erano anche imprenditori che avevano voglia di parlare.
L’incontro fra cinema e industria sembra ancora complesso. Il primo parla molto a sé stesso e il secondo al profitto. Fra pregiudizio e realtà è difficile stabilire il confine, ma certo ci sono due mondi che per lavorare insieme devono cambiare. Sintetizza bene il regista Giuseppe Piccioni. «Dalla nostra parte dobbiamo smetterla di pensare che gli industriali siano quelli che ci mettono i soldi e noi li portiamo a cena con le attrici, ma il cinema bisogna anche un po’ amarlo».
Eppure la cinematografia italiana si troverà presto o tardi a fare i conti con l’impresa. «L’assistenza dello stato si trasformerà in incentivo, basta con il produttore parassita, la legge obbligherà ad essere anche imprenditori se si vogliono fare film» spiega infatti Giovanna Gagliardi, regista, sceneggiatrice e membro della commissione consultiva del cinema, chiamata a fare il punto sul futuro della legislazione italiana in materia. È lei a delineare il cinema italiano come boutique e salotto buono in Europa, «un cinema in cui lo spettacolo si sposa con l’intelligenza, una intelligenza che sa parlare a tutti e non solo a sè stessa».
È stato invece Giandomenico Celata, direttore Distretto dell’audiovisivo e docente di economia dell’informazione alla Sapienza di Roma a spiegare la piattaforma sulla quela cinema e industria possono incontrarsi. Il modello non saranno le major statunitensi. Ma una rete fra impresa, cinema e un finanziamento pubblico con caratteristiche diverse appare un tris vincente. Un pacchetto da linkare alla televisione e in grado di aumentare le opportunità al punto che le discussioni sulla Rai a Milano sembrano paradossali «Non ci sono torte da dividere, ci sono torte da aumentare» conclude infatti Celata.
Nord o sud? La Rai a Milano è un’opportunità anche per Vago. «La voglia di fare della nostra gente è ancora tanta e non è fuori luogo immaginare che qualcuno possa cimentarsi con la produzione cinematografica, magari sull’onda del trasferimento a Milano di parte della produzione Rai». «Se il cinema ha bisogno non di investitori, ma di imprenditorialità, qui la possono trovare» ha concluso il Presidente di Univa.
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