Dal Consiglio Comunale un coro di no alla guerra
Molti interventi nella seduta straordinaria a Palazzo Estense
Sulle note di Sciuur capitan di Davide Van de Sfroos, cantata da un inedito Attilio Ossola, consigliere della Lega, si è aperto il Consiglio comunale straordinario sulla guerra in Iraq.
Per una sera, con il drammatico sfondo dei missili e delle cannonate nei quartieri di Baghdad, la politica varesina ha fatto uno sforzo di mettere da parte divisioni e incomprensioni e ragionare sul perché nel terzo millennio serva ancora la guerra. Giunta e consiglieri al gran completo (assenti solo Paci e Biancheri) per circa due ore hanno affrontato il tema della guerra.
Sergio Terzaghi, il primo firmatario della richiesta di questo consiglio, ha rotto il ghiaccio con un intervento di grande respiro. Una presa di posizione chiara e netta. "Siamo passati dalla guerra fredda alla pace calda. La guerra in Iraq è uno scontro tra aggressivi". Il consigliere leghista senza indugi ha criticato fermamente la scelta degli Stati uniti che ormai " si fanno beffa del diritto internazionale. Dopo l’Iraq ci saranno pasi successivi, magari in Siria, Iran, Sudan." Gli Usa si sarebbe quindi presi il compito di fare i gendarmi del mondo, ma "non ha senso parlare di guerra in nome dell’umanità. Non ha senso parlare di guerra per esportare la democrazia. Gli stati Uniti sono caduti in una logica da stato totalitario, "o con noi o contro di noi". Terzaghi ha affermato di amare la ricchezza delle diversità. Ha chiuso il suo intervento con un appello all’Europa che "deve riscoprire la propria identità. Oggi gli europei sono colonizzati e sradicati. Prima di darsi norme giuridiche e un esercito l’Europa deve riscoprire l’idem sentire. Da questo punto passa il futuro di un’Europa pacifica, libera e forte: un’Europa dei popoli indipendente, concorrenziale, non più vassalla degli interessi a stelle e strisce".
Elio Battipede, Forza Italia, ha proposto di rinunciare al gettone di presenza per utilizzarlo in qualche scopo benefico.
A questo ha fatto subito eco Fabrizio Mirabelli, Ds, che ha proposto la stessa cosa, ma di devolvere il ricavato per l’Unicef e i bambini iracheni.
Per Emiliano Cacioppo, Ds, il no alla guerra del proprio partito non è ideologico, ma politico. Grande lodi alla posizione del Papa, "se non scoppia una guerra di religione lo si deve a lui". Attacco alla politica ambigua del Governo e necessità che sia la politica al centro delle soluzioni dei conflitti. Per questo il ruolo dell’Europa sarà fondamentale soprattutto in vista di una nuova globalizzazione che regoli le dinamiche internazionali.
Angelo Zappoli, Rifondazione comunista, ha fatto un intervento sulla lunghezza d’onda di quello di Terzaghi, ma con il coraggio di spostare in avanti il dibattito centrando l’attenzione su cosa significhi la guerra. "Se vogliamo uscire dal realismo della guerra occorre un cambio di paradigma, un’assunzione di responsabilità verso il presente e il futuro. Occorre il coraggio dell’utopia. Questo perché la guerra non hamai raggiunto gli scopi che si prefiggeva, la guerra non previene nulla, finisce tutto". Zappoli ha poi criticato fermamente le scelte degli alleati perché questa "è una guerra neo-coloniale che ha come obiettivo la distruzione della civiltà irachena con la fede che sembra essere l’unico collante". Il consigliere comunista ha attaccato la politica del Governo, non ha risparmiato critiche agli organismi internazionali. Solo il movimento per la pace "ha rotto gli steccati facendosi portatore di una alternativa. Un modo di fare politica che delinea una società altra, non scissa tra mezzi e fini. Un modo di fare politica che non punta a vincere le guerre, ma a costruire la pace. Tra guerra e pace non c’è terza via. La pace, la vita non sono una buona intenzione, l’abito della festa, sono la priorità, senza se e senza ma". L’intervento si è chiuso con una dichiarazione del proprio essere nella politica. "Rifiuto la bipolarità che cerca la parte giusta con cui stare. Né con Bush né con Saddam,bensì con gli statunitensi che si mobilitano contro la guerra, con gli iracheni che sopravvivono sotto il regime e le bombe, con gli ebrei che hanno conosciuto il genocidio e che rifiutano il genocidio del popolo palestinese, riconoscendo il diritto di vivere insieme sulla terra degli avi comuni".
Fausto Bignante, della lega nord, ha fatto riferimento alla differenza tra la guerra del ’91 e quella attuale. Lui lavora come vigile del fuoco a Malpensa.
Roberto Molinari, Margherita, ha messo in rilievo il fallimento della politica. Il suo intervento pur mettendo in chiaro il fatto che non è in discussione l’alleanza con gli Usa, ha rivendicato il diritto di critica verso il Governo americano. "L’unica risposta possibile è quella di una diversa visione dell’Europa e delle relazioni internazionali".
Mario Nidola ha affermato di stare con il Papa, anche se non condivide l’equidistanza perché il nostro paese è alleato con gli Usa. "La pace va costruita qui e ora e i giovani non devono accontentarsi di questa realtà".
Alessandro Alfieri, Margherita, ha spiegato le differenze con altri conflitti tipo il Kossovo anche se si è detto "contrario a ogni guerra. Non ci sono guerre giuste. È stato molto positiva la mobilitazione dei cittadini, ma occorre una responsabilità politica che individui le soluzioni. La guerra preventiva fa parte di una strategia diversa, di lungo periodo. Occorre un’Europa forte che sappia confrontarsi allo strapotere statunitense".
Daniele Perucconi ha messo al centro del suo intervento le ambiguità in tema di traffico delle armi.
Luigi Federiconi, An, ha chiuso gli interventi con un racconto autobiografico. "Ho visto la guerra da vicino e so cosa significa. Nel ’44 fui colpito da un’arma e sono rimasto quattro anni in ospedale. Sono contro la guerra e non per ragioni ideologiche. Quando gli americani ci hanno liberato io stavo dall’altra parte, ma molto dobbiamo a loro se oggi viviamo bene. Rispetto pacifisti in buona fede, ma cosa c’entra prendersela con Berlusconi? Questo non lo capisco proprio".
Poco pubblico, una piccola nota stonata di un movimento che tanto ha fatto in queste settimane. Peccato perché far sentire l’interesse e la presenza in momenti così delicati è importante per tutti .
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