«La Sars? Da noi è più che altro una questione scientifica»
Il primario di infettivologia dell'ospedale di Circolo Paolo Grossi minimizza il pericolo della polmonite atipica: «La mortalità è identica a quella della polmonite conosciuta»
«La mortalità dei casi di polmonite atipica è identica a quella dei casi di polmonite provocata da germi conosciuti». Getta acqua sul fuoco il professor Paolo Grossi, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale di Circolo, in prima linea in questo momento di allarme Sars. «È soprattutto una questione che interessa il mondo scientifico e che, in Italia, non deve preoccupare la popolazione. Come reparto ospedaliero non abbiamo adottato alcuna cautela. Ho realizzato semplicemente un’informativa destinata ai Pronto Soccorso e ai medici di famiglia che devono essere messi in grado di operare nel caso si presentasse un paziente con sintomi sospetti. Ma è una questione precauzionale che, in questo momento, ha un valore simbolico: un messaggio alla popolazione perché siamo pronti ad ogni eventualità».
Ma se non ci sono pericoli reali per la popolazione, perchè tanto clamore?
«Viviamo in un mondo globale, dove i viaggi in Oriente sono all’ordine del giorno. Solo chi è stato nei paesi a rischio o è entrato in contatto con persone reduci da quei luoghi e ammalate può avere qualche preoccupazione. Ma, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta già dando ampiamente notizie ai viaggiatori e anche nei luoghi a rischio le misure precauzionali sono divulgate diffusamente. Il fatto è che siamo in presenza di un mistero: l’agente scatenante non è ancora stato individuato e ciò alimenta curiosità e attenzione. Ma, ripeto, per quel che ci riguarda, possiamo stare tranquilli».
Al primo aprile, le zone considerate a rischio, dove la Sars si è manifestata, sono le città di Toronto in Canada, Pechino, Guandong, Hong Kong e Shanxi in Cina, Taiwan, Singapore e Hanoi in Vietnam.
I casi sospetti riguardano persone che dopo il primo febbraio 2003 presentino febbre superiore ai 38°, uno o più sintomi respiratori (tosse, respiro breve e affannoso, difficoltà di respiro) e abbiano avuto contatti ravvicinati (coabitazione, assistenza o contatto diretto con secrezioni respiratorie e fluidi corporei) con una persona cui è stata diagnosticata la Sars o siano stati recentemente, entro 10 giorni dall’inizio dei sintomi, in aree in cui siano stati notificati i focolai di trasmissione Sars.
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