«Le responsabilità si cerchino altrove»
Gemonio – Piero Marchelli, presidente della società proprietaria dell’impianto, replica alle accuse del sindaco di Cittiglio
Continua la saga dell’impianto di compostaggio di Gemonio. Oltre agli attacchi del comune di Cittiglio anche la Provincia di Varese ha inviato nei giorni sorsi una diffida – sulla base di numerose segnalazioni provenienti da privati – tale da «evitare il periodico ma costante reiterarsi delle emissioni maleodoranti in atmosfera provenienti dall’impianto di compostaggio», come si legge nel documento.
Alle accuse di produrre odori impossibili da sopportare da parte degli abitanti replica lo stesso Piero Marchelli, presidente della Inva la società proprietaria dell’impianto.
«Ci risiamo – commenta Marchelli – . Sia il comune di Cittiglio, che la Provincia, una volta sollecitati da alcuni cittadini che sentono cattivi odori, scaricano le responsabilità sull’impianto di compostaggio. Capisco i cittadini, che potrebbero non essere informati dei fatti, ma non giustifico le istituzioni. Un atteggiamento sbagliato perché non si basa sui rilievi fatti a suo tempo dall’Arpa e dalla società che si è occupata di compiere i rilevamenti sulle emissioni: basti pensare che in una misurazione avvenuta nello scorso gennaio, su 167 ore di monitoraggio continuo sull’aria, al nostro impianto sono state attribuite emissioni fastidiose per soli 8 minuti. Questo vuol dire che l’origine delle puzze va cercata altrove, a monte per esempio, dove sono presenti diverse attività produttive».
A confermare questa tesi, secondo Marchelli, sono le numerose visite degli agenti di polizia municipale del Verbano. «Sopralluoghi molto frequenti – spiega l’imprenditore – anche perché nella maggior parte dei casi siamo stati proprio noi ad avvertire le forze dell’ordine di ciò che stava succedendo nel fiume Boesio! Chiazze scure nel corso d’acqua, odori indescrivibili che arrivano a valle e ammorbano l’aria. Le responsabilità di questa situazione, lo ripeto, vanno cercate a monte. La prova di tutto ciò sta anche nel fatto che le lamentele dei privati giungono spesso quando l’impianto è chiuso: quando, cioè, i carichi di materiale organico non arrivano. Sulla vicenda dell’alluvione, poi, le dichiarazioni del sindaco di Cittiglio appaiono assurde: non abbiamo toccato gli argini del fiume».
Controlli, si diceva, analisi e contro analisi che hanno di fatto bloccato per alcuni mesi i conferimenti e interrotto la lavorazione del compost, oggi invece pronto e che sta andando a ruba, come confermano dall’impianto, grazie all’inizio della raccolta della frazione umida del consorzio Coinger e di Varese.
«Nonostante le lavorazioni procedano – conclude Marchelli – per questa vicenda ho già subito danni per più di mezzo miliardo delle vecchi lire. Non è possibile che tutti scarichino colpe sempre sull’impianto, il più moderno d’Europa, senza fare le debite verifiche».
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