«Noi siamo alleati dei genitori»

Busto Arsizio - Il Canestro diventa più grande e dall'anno prossimo diventa centro tutoring famiglia

All’inizio c’era un educatore e un bambino, ed era il 1999. Ora gli educatori sono in quattro e i bambini quattordici. È “il Canestro” di via Pozzi a Busto Arsizio che da poco tempo ha degli spazi in più. Non serviranno ad accogliere più ospiti, bensì le famiglie. Dall’anno prossimo ci sono infatti delle novità. Il Canestro, il servizio diurno della cooperativa sociale “La casa davanti al sole” che oggi si chiama Cte (centro tutoring educativo) si chiamerà Ctf, dove la finale sta appunto per famiglia. Ce lo spiega Enza Schillaci una delle tre educatrici del centro che non è un doposcuola, come potrebbe sembrare a prima vista, ma un centro di sostegno ai disagi dei minori. I progetti per ogni bambino sono individuali e si costruiscono insieme ai genitori.
Non è un caso che la discussione scivola sugli adulti. Nel cortile di via Pozzi giocano dei bambini e negli spazi della cooperativa ci passano molto tempo sempre loro. Ma il progetto non inizia e finisce sul minore. Il genitore è un altro punto dal quale partire. «Non è sempre semplice costruire percorsi con genitori che di fronte a segnalazioni delle scuole o dei servizi sociali, si sentono di non avere svolto bene il loro ruolo e di non essere stati bravi – spiega Enza Schillaci – ma quello che cerchiamo di fare è di costruire un percorso valorizzando le risorse che ogni famiglia possiede, quando il messaggio è arrivato noi non siamo più visti come dei potenziali sostituti, ma come degli alleati».
Il Canestro non è un punto di arrivo. Qui il percorso ha il suo inizio. I minori seguiti hanno età comprese fra sei e quattordici anni. I casi vengono segnalati dai servizi sociali o dalla neuropsichiatria dell’ospedale. Una volta che i genitori hanno compreso la necessità di intervenire sul disagio manifestato in diversi modi dal figlio, inizia il lavoro che coinvolge un intero sistema: educatori, servizi sociali e genitori.
Da cosa dipende in genere il disagio? «A volte si tratta di difficoltà di gestione sulle questioni educative, in altri casi la qualità della vita, l’enorme tempo dedicato al lavoro riduce la capacità di pensiero e di comunicazione, si creano dei ritmi in cui i figli non sono al centro, in altri casi il coinvolgimento affettivo del padre e della madre sono tali da impedire di elaborare le difficoltà del figlio». Ma per Enza Schillaci, il disagio è anche topologico. «Molti dei bambini che abbiamo arrivano dai quartieri periferici». Sant’Anna, Borsano subiscono ancora oggi scelte scellerate, soprattutto in campo di edilizia popolare, degli anni Sessanta e Settanta.
L’obiettivo non è neppure un modello di minore. «Cerchiamo di promuovere l’interiorizzazione di norme di riferimento che aiutino i nostri bambini a muoversi correttamente nella realtà, non puntiamo a normalizzare, ma a normare» aggiunge Enza.
In quest’ottica si è rivelato necessario pensare ad uno spazio in più non solo per le attività dei ragazzi, ma anche per gli adulti. Le occasioni di confronto con i genitori sono infatti diverse. Si va da quelli informali legate all’accompagnamento, ai momenti di valutazione veri e propri. «Uno dei nostri obiettivi è quello di implementare questo lavoro con le famiglie dedicando alcuni momenti al confronto di gruppi di famiglie».
Il Canestro è anche un ponte che mette in comunicazione le istituzioni come i sevizi sociali oppure la scuola e le famiglie definendo un codice comprensibile a tutti. Sono tutte queste componenti a costruire l’impalcatura che consentirà ai piccoli di muoversi più solidamente. A questo lavoro sarà in parte dedicato lo spazio in più del Canestro. Un lavoro che già si faceva e ora sarà meglio strutturato. E infatti la carta dei servizi in via di elaborazione, anche per adeguarsi ai moderni piani di zona, segmenterà tutte queste parti di lavoro e segnerà anche il passaggio a centro tutoring famiglia.

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Pubblicato il 17 Aprile 2003
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