Varese piange la morte di Martino Ghezzi

I funerali si sono svolti presso la basilica di San Vittore a Varese

C’era la città di Varese al funerale di Martino Ghezzi, proprietario di uno degli esercizi storici della città, di cui rappresenta uno degli ultimi baluardi della tradizione, e presidente di Ascom da un anno circa. Non c’era soltanto perché ha riempito la basilica di San Vittore, dove nella mattina di martedì 29 aprile si sono celebrati i funerali. La città c’era anche nell’incredulità di chi passava davanti alle vetrine della bella pasticceria di corso Matteotti, nel silenzio di chi passava dal sagrato e scopriva chi era morto, nell’attesa al di fuori della chiesa di chi alle messe non ha intenzione di partecipare, ma non dimentica una persona cara.

Così, ognuno come poteva,  Varese si è stretta intorno ad una famiglia-simbolo della varesinità, che di Varese ha sempre custodito, e mai esibito, la parte buona. Gli alpini, i ragazzi della società Varesina di scherma che hanno fatto il saluto all’uscita dalla chiesa della bara, i cinque preti (tra cui don Giuseppe Maffi, prevosto di Varese) che hanno concelebrato la messa, le autorità della città confuse con la folla hanno detto molto di più di un discorso su come è stata la vita di questo varesino. Buono e impegnato, prima ancora che molto conosciuto.

E non è stato un funerale formale a salutarlo: a testimoniarlo sono stati il silenzio,  la concentrazione, sia in chiesa che fuori (solo l’applauso all’arrivo della bara ha spezzato, e un po’ liberato, la concentrazione), e la modestia con cui tutti hanno partecipato, dal sindaco di Varese al presidente della camera di commercio, da tutta la dirigenza di Ascom (molti con sincere lacrime agli occhi), ai rappresentanti della ginnastica Varesina sotto i cui colori divenne campione italiano di ginnastica artistica, dai suoi vicini di commercio Lorenzini e  Ossola al suo "concorrente" della Confesercenti Gianni Lucchina.

"Quindici anni fa gli avevano dato pochi mesi di vita. Ma  Dio ha voluto che vivesse ancora, e vedesse il matrimonio dei suoi figli, la nascita dei nipoti. E che potesse ancora incidere tanto per la sua città" queste sono solo alcune delle  parole commoventi di Carlo, il figlio maschio di Martino, che ha letto alcune parole alla fine della cerimonia, dopo aver passato "dal sabato santo, quando suo padre è stato ricoverato, al sabato dell’ottava di Pasqua, quando suo padre è morto, a piangere e pregare nella mia parrocchia" come ha spiegato dal pulpito don Gianni Brambilla, il parroco della parrocchia di S.Carlo a cui è spettata la difficile predica per il funerale di un uomo conosciuto, amato, e ancora piuttosto giovane.  

"Preziosa è la morte dei giusti: sembra un paradosso per tutti questa frase della Bibbia. – ha detto don Gianni nella predica – Ma come, non si dice poveretto a chi muore? e come si fa a vivere nella gioia nel momento in qualcuno muore? La verità è che la gioia cristiana non è semplicemente piacere. L’amore affonda alle radici del cuore e trae anche dal dolore la sua linfa vitale. Per questo la morte dei giusti è preziosa. E per questo tra le beatitudini ne esiste una apparentemente contraddittoria: beati quelli che piangono, perché saranno consolati". Una speranza per la famiglia, ma anche per la città.


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Pubblicato il 29 Aprile 2003
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