Ville Ponti, specchio delle ambizioni della città, e dei suoi limiti

La Camera di Commercio si appresta a trasformarla in una sede ad alta tecnologia in attesa del congresso sul Welfare e del Cartoon Forum

A breve diventerà il centro congressi tecnologicamente tra i più all’avanguardia d’Italia: si doterà di sistemi di ultima generazione di wi-fi, vale a dire collegamenti internet senza fili, di sistemi di proiezioni audio-video a scomparsa, locali insonorizzati ed allestimenti a geometria variabile.
La soprintendenza vigila e mette i propri paletti. Il parquet rimarrà quello originale, appena appena restaurato.
Ma, in ogni caso, entro l’autunno il complesso congressuale per eccellenza del territorio, le Ville Ponti, sarà ancor più una potente macchina organizzativa approntata per una concorrenza via via più agguerrita, in un settore con sempre più esigenze e necessità che si aggiornano di giorno in giorno. Nulla sarà lasciato al caso.
Il tutto nell’intonsa cornice che è ancora quella imponente ed eclettica delineata dall’architetto Giuseppe Balzaretto nel 1858. Andrea Ponti, il suo committente e primo proprietario, ne sarebbe soddisfatto.
Imprenditore moderno, esemplare tipico di una borghesia illuminata, leader riconosciuto di una rete industrial-famigliare che legava o Ponti ai Borghi, ai Turati, ai Pigna, ai Greppi, ai Belinzaghi, ai Suardi, agli Esengrini, – famiglie che fecero della Lombardia nel XIX secolo uno dei motori d’Europa – Andrea era uomo di innovazione, non di conserva. Un’autorità, la sua, che si nutriva proprio di scelte nuove, di know how all’avanguardia, di coraggio nell’imporre nuovi indirizzi alle tradizionali modalità produttive nel campo del tessile, e non solo.

La storia di come lo splendido complesso comprendente l’attuale villa Andrea, la villa cosiddetta Napoleonica poco dietro, le Sellerie e l’immenso parco sulla sommità del colle di Biumo Superiore, passò negli anni sessanta dagli eredi Ponti alla Camera di Commercio di Varese è nota.
Identificabile da ogni posizione, fuoco visivo centrale nell’orizzonte paesaggistico della città, Villa Ponti è ormai quasi una tautologia.
Il suo nome, significa senza tante spiegazioni, molto della città e della sua storia. E della sua vocazione, soprattutto. Incarna quella valutazione che già nel Settecento e poi ancora nel secolo successivo la società bene milanese aveva della città giardino: luogo ameno, forse salubre, ideale per la villeggiatura, la svago, e, nel caso specifico dei Ponti, anche di provincia laboratorio per l’applicazione di nuove tecnologie industriali. Dagli anni sessanta in poi, Ville Ponti è sinonimo di attività congressuale. La Camera di Commercio, da qualche anno, ne ha riassunto la gestione in prima persona dopo un periodo di delega ai privati. Una rinnovata assunzione di responsabilità per quello che è tutti gli effetti il cuore storico del business convegnistico in città.
Tra la villa Andrea e quella Napoleonica e il complesso delle Sellerie, il centro congressi ha a sua disposizione circa 26 sale da 10 a 200 posti di capienza nella villa principale; può arrivare a contenere 430 ospiti la sala Napoleonica ricavata nell’omonima villa. Bastino solo pochi dati: a luglio verrà ospitato qui il convegno sul Welfare, presenti ministri e altre alte personalità istituzionali, a fine estate saranno invece 800 i delegati presenti al Cartoon Forum, l’appuntamento che si prevede tra i più importanti degli ultimi anni per la città.

Le due ricorrenze lumeggiano quale sia il principale campo d’azione del centro congressi: appuntamenti selezionati che guardano specificamente al territorio; eventi di particolare valenza istituzionale, sociale e culturale per la città così come è nella mission dell’ente camerale; senza trascurare, peraltro, il servizio di pura congressualità aziendale così come l’occasione mondana del ricevimento.
Con un particolare non trascurabile: nell’attività non vi è fine di lucro, il solo target è la parità di bilancio.
La gestione diretta del centro consente di fatto alla Camera di Commercio di adempiere alle sue funzioni di entità super partes, in grado di interloquire con tutti i soggetti operanti in provincia e, cosa più importante, di maturare sul campo una diretta conoscenza dei flussi del turismo congressuale: dati statistici, è quasi superfluo ripeterlo, fondamentali per definire le linee guida del futuro della città così come da qualche tempo si va delineando. E i dati riportano, inequivocabili, che l’attività congressuale nella sola Villa Ponti è in crescita costante: 298 convegni nel 2002, per un totale di 54.000 presenze. Il 2003, anche grazie ai due appuntamenti prima citati, è destinato a consolidare il trend. Tolti agosto e le festività, una media di quasi un convegno al giorno. Il volume di una città media che si sposta, spalmata nell’arco di 10 mesi, a Varese.

Da comuni cittadini non si ci accorge di quanto significhi per la microeconomia locale un dato di questo tipo. Lo sanno benissimo gli operatori, ed è su analisi di questo taglio che da tempo sono pronti i piani per il rilancio della città. Dati che potrebbero essere ancora più eclatanti per il centro congressi se non fosse costretto a rifiutare molte proposte che subordinano la scelta delle sede alla presenza di adeguate strutture ricettive.
E’ il punto dolente, il vulnus. Da questo punto di vista il centro congressi Ville Ponti gioca il ruolo della grande incompiuta. Da anni si discute dell’edificazione di una struttura alberghiera in un contiguo terreno (foto sopra e a dx), appositamente acquistato dall’ente qualche anno fa. Diversi intendimenti tra i soggetti deputati alla decisione hanno sino a qui bloccato il progetto. L’albergo che non c’è, che dovrebbe sorgere in un’area per la quale si rendono necessarie varianti al piano regolatore, che non basterebbe da solo a cambiare il destino di una città, ma che sarebbe un segnale forte, una delle priorità nella famosa, virtuosa strategia delle grandi opere previste per Varese. Le Ville Ponti sono, da quest’ottica, una metafora significativa. La proiezione più chiara del potenziale di una città intera, e delle sue incapacità di superare i propri limiti.
Nell’aria forse, da umori e segnali delle ultime ore, un’inversione di rotta, un tendenziale consapevolezza della necessità dell’intervento. Se fosse, da qui a qualche anno, Varese potrebbe comparire stabilmente in cima alla lista dei desiderata, tra le mete più idonee per il business congressuale, figurando degnamente tra Stresa e Cernobbio, regine sin qui inarrivabili.

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Pubblicato il 16 Giugno 2003
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