Votare sì al referendum. Ecco perché
L'ex ministro Cesare Salvi a Varese spiega le ragioni del sì all'estensione dell'articolo 18 alle aziende con meno di 15 dipendenti
Perché votare sì al referendum sull’articolo 18? E perché no?
Si potrebbero sintetizzare con una battuta le ragioni di chi sostiene l’estensione dell’articolo 18 alle aziende con meno di quindici dipendenti.
Ragioni esaminate e gettate sul tavolo durante l’incontro organizzato dall’associazione “Aprile” nel salone della Camera di Commercio di Varese. Al tavolo dei relatori il senatore Cesare Salvi, ex ministro del Lavoro nel governo di centrosinistra, Michele Mezzanzanica segretario della sinistra giovanile, Ivana Brunato segretario della Cgil, Giuseppe Musolino segretario provinciale dell’Arci e Rocco Cordì dell’Associazione Aprile per la sinistra.
Tra gli aspetti passati al setaccio dai relatori, il silenzio pressoché assoluto in cui i media hanno relegato la questione referendum: «Non se ne parla affatto – ha detto Salvi – come se ci fosse una sorta di passaparola. Difficile capire le ragioni di questa scelta ma se ad esporsi, fino ad oggi, sono stati i comitati per il sì il motivo è uno soltanto: le ragioni del no sono inconsistenti, per questo non sono state fatte campagne, i sostenitori del no non si sono esposti. E già questo potrebbe essere sufficiente a convincere gli elettori, i lavoratori, a votare per il sì». Votare sì perché fare il contrario, ha detto ancora il senatore Salvi, vorrebbe dire fare solo il gioco degli industriali o dei titolari delle aziende
Ma in realtà le ragioni sono anche politiche: «La vittoria del no o il mancato raggiungimento del quorum farebbe solo il gioco del governo Berlusconi che si sentirebbe così legittimato a proseguire nella sua politica di smantellamento dei diritti dei lavoratori – ha detto ancora l’ex ministro – . Stessa motivazione per non andare al mare il 15 giugno, come invece invitano a fare: l’astensione forse boicotta il referendum ma è una scelta pericolosa che chi dissente con il governo di Berlusconi non dovrebbe fare. Il referendum offre la possibilità di contrastare le scelte di politica economica e sociale perseguite da questa maggioranza».
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