«Una sentenza che fa male ai diritti di chi lavora»

Dure le reazioni del mondo sindacale alla riduzione della condanna a Cosimo Iannece

Una sentenza che fa discutere, ma anche allarmante per il mondo sindacale che ha seguito da vicino la vicenda Casacu.
La doccia fredda è arrivata ieri sera quando la terza Corte d’Assise d’Appello di Milano ha ridotto la pena da 30 a 16 anni per l’imprenditore edile gallaratese Cosimo Iannece, che nel marzo 2000 diede alle fiamme l’operaio rumeno Jon Casacu.
A parlare, con «l’amarezza del giorno dopo» è Flavio Nossa, della Cgil di Varese.
«Nel corso del processo abbiamo assistito a qualcosa di incredibile – spiega il sindacalista – . La difesa dell’imputato Iannece è stata tesa a ripianare l’eccesso dell’imprenditore, basandosi su un grado di incompatibilità eccessiva rispetto al diritto d’impresa. E’ passata la tesi di fondo che un operaio rumeno senza tutele abbia voluto rubare il lavoro all’imprenditore, per il solo fatto di aver chiesto più diritti per sé e per gli altri suoi colleghi di lavoro. Una cosa spaventosa, che avrà strascichi anche a livello locale: l’agire d’impresa non può giustificare la barbarie».
E poi il disconoscimento dell’aggravante dei motivi abbietti, che ha di fatto decurtato la pena da 30 a 24 anni, per poi abbassarla ancora fino a 16, data la richiesta della difesa del rito abbreviato.
«Abbiamo letto il dispositivo, anche se per le motivazioni ci vorranno mesi – conclude Nossa – . Certo è una sentenza che fa male ai diritti di chi lavora e che avrà ripercussioni a livello locale in una provincia dove si registrano 17 imprenditori in carcere per sfruttamento dell’immigrazione clandestina, altri 70 denunciati, con rapporti dell’Asl allarmanti sul lavoro e sull’abbassamento della guardia sulla sicurezza e dove si parla ancora di sfruttamento minorile. Quanto accaduto ieri a Milano ci mette davvero in difficoltà»

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Pubblicato il 05 Novembre 2003
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