Basta con gli ecomostri a Brebbia
Il Comitato per la tutela dell'Ambiente si mobilita contro le attuali e future megacostruzioni: «Nessun rispetto per il territorio, solo speculazioni»
Il Comitato per la tutela dell’Ambiente e la salute di Brebbia e la Lega Ambiente del Circolo "La fornace" di ISPRA si muovono contro gli "ecomostri". Venerdì 30, alle ore 21, è in programma un incontro pubblico proprio sul destino del territorio di Brebbia e limitrofi su cui si sofferma dettagliatamente Fulvio Fagiani nella lettera che Varesenews pubblica.
Una nota del comitato spiega il nocciolo del problema: un susseguirsi di progetti, varianti urbanistiche, mega costruzioni che, decise dagli attuali amministratori, "sorgono quasi dalla sera alla mattina su tutto il territorio comunale. Interventi in parte già visibili che pesano e peseranno in futuro in modo sempre più massiccio sotto l’aspetto sociale, ambientale e viabilistico». Quali sarebbero gli ecomostri nel mirino? Il primo: la clinica della Fondazione Borghi. Il giudizio sulla sua costruzione è fortemente negativo: «Una costruzione di 20.000 metri cubi di cemento, la sua costruzione ha di fatto ‘divorato’ una collina, in gran parte boscata, posta tra le frazioni di Brebbia Superiore e Roncheé». Una costruzione scrive il comitato «non assolutamente proporzionata alla realtà circostante, così da compromettere l’equilibrio ambientale». Su un’area giudicata dalla Regione non edificabile, è stato poi costruito l’Aquapark (foto). «Quale diversa valutazione, o quale dimenticanza hanno permesso agli amministratori di Brebbia di ignorare le indicazioni della Regione che ha la competenza in materia?», si chiedono gli ambientalisti di Brebbia.
Una megastruttura che «fagocita le abitazioni e gli abitanti dell’area circostante». A questo doglianze si aggiungono i progetti futuri: il Centro Commerciale in costruzione e sopratutto le due varianti appena approvate dall’Amministrazione Comunale :la Zona industriale e le Sabbie d’oro. «Colpi di mano – accusa la nota – imposti utilizzando la legge 23, i cui effetti si manifesteranno solo nei prossimi anni portando alla luce le carenze infrastrutturali frutto di una logica speculativa.
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