Questura: «Rimarrà la destinazione pubblica»
Il comune, sollecitato da un'interrogazione dei Ds, rimanda la questione a Roma; rassicurazioni dalla soprintendenza
La sede della questura varesina è un edificio di proprietà pubblica, dello stato. Da qualche settimana è stato redatto dal ministero del tesoro e dei beni culturali, un elenco di 21 edifici pubblici da dismettere. Tra questi compare anche palazzo Italia, ex palazzo del Littorio; oggi, appunto, quartier generale della polizia cittadina.
La cosa mette in allarme. Un consigliere di minoranza di Palazzo Estense interroga urgentemente la giunta: chiede se corrisponda al vero l’intenzione dello stato di vendere lo stabile che è si suo, ma che inerisce profondamente alla vita pubblica locale; chiede a quale uso sarà destinato, chiede anche dove sarà trasferita nel caso la questura e quale sia la posizione della Soprintendenza da cui giudizio può dipendere l’operazione.
Quaranta giorni dopo arriva la risposta dall’assessore competente, lievemente tautologica.
«Informiamo il consigliere interrogante – scrive l’assessore Motta – che l’immobile non è di proprietà del comune».
E non essendo tale, la giunta «è impossibilitata a rispondere puntualmente alle domande poste».
Dunque? Dunque si rimanda la palla alla soprintendenza e per tramite lei al ministero dei beni culturali e delle finanze. Perché rispondano «direttamente» all’interessato.
Solo una settimana fa il presidente della Provincia Reguzzoni aveva lanciato il suo anatema contro l’ipotesi di vendite demaniali, in particolare delle aree lacuali. Denunciando la vergogna di decisioni prese da qualche funzionario a Roma .
«La situazione nel caso della questura – sostiene "l’interrogante" Fabrizio Mirabelli – è abbastanza similare.
Una decisione che se fosse presa, sarebbe tutta romana, centralista. Pare strano che l’amministrazione leghista varesina non alzi la voce nel momento in cui dalla capitale le stanno probabilmente sottraendo sotto il naso un bene così importante».
Dalla soprintendenza arriva qualche delucidazione: «Abbiamo già le schede dell’edificio – conferma Carla Di Francesco, soprintendente regionale ai beni e alle attività culturali della Lombardia – e stiamo facendo la verifica storico-artistica del bene. Di fatto, avendo la struttura più di cinquant’anni è per legge vincolata».
«Dopo questa fase – continua l’architetto – può verificarsi che il demanio manifesti l’effettiva volontà di alienare l’immobile; per farlo deve richiedere ufficialmente la nostra autorizzazione. Nel caso specifico di Palazzo Italia tuttavia, che è sede di questura, non è pensabile che venga meno l’interesse pubblico».
In sostanza, la polizia non può essere sfrattata, a meno che non vengano presentate valide soluzioni alternative. Ma è pur vero che anche in base al nuovo codice Urbani esistono beni comunque inalienabili ed altri la cui dismissione è possibile, anche al privato.
«Ragionando in astratto, per la Sovrintendenza che un edificio di questo tipo ospiti gli uffici della questura, o di un ministero o uffici privati, non fa sostanziale differenza purché qualsiasi intervento ci venga riferito e venga sottoposto al nostro vaglio».
Il pallino vero è tutto nelle mani e nella mente del demanio.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.