«Qui si vive bene, ma abbiamo bisogno di infrastrutture»

Intervista a Marco Reguzzoni, Presidente della Provincia, a quasi metà del suo mandato

Ormai è un leit motiv di tutti i protagonisti della vita pubblica. Quasi un’ossessione. Senza interventi sulle infrastrutture Varese non può andare avanti. Una posizione che accomuna imprenditori e sindacati, politici di maggioranza come di minoranza. Non passa settimana che qualcuno non esca con dichiarazioni su questo tema.

Presidente perché sono così importanti gli interventi sulle infrastrutture? 
«Perché altrimenti restiamo tagliati fuori. Come possiamo pensare allo sviluppo del nostro territorio se per spostarci abbiamo tempi di percorrenza impossibili? Questo riguarda sia il nord che il sud della provincia. Per arrivare a Luino ci vuole tre volte il tempo che si impiega sulla sponda piemontese. Allora viene spontanea la domanda di come si può pensare a uno sviluppo turistico in queste condizioni. Strade e ferrovie sono le nostre priorità. Restare fermi significa in realtà, in una fase come questa, retrocedere. Pensiamo per un attimo alle aziende. La Whirlpool dispone di strutture viabilistiche che sono le stesse di quando è nata, ma le esigenze oggi non sono le stesse. Se vogliamo le aziende dobbiamo fornirgli i servizi altrimenti queste cercano altre localizzazioni».

Chi deve fare questi interventi? Oggi al Governo della città capoluogo, della Provincia, della Regione e a Roma, ci sono gli stessi partiti, quindi non si può fare il classico scaricabarile addossando responsabilità a qualcun altro… 
«Evidentemente non è una questione politica. Sono anni che chiediamo il collegamento ferroviario per Malpensa. Sono pochi chilometri e tutti sono d’accordo, ma poi non si fa. Ci sono problemi di burocrazia, problemi nell’amministrazione e a Roma non comprendono le nostre urgenze».

Scusi, ma allora se il problema resta Roma, cosa ci sta a fare la Lega al Governo? 
«Per fare le riforme. Senza la nostra presenza non si parlerebbe più di federalismo e tutto resterebbe come prima. Non siamo contenti di stare al Governo, per noi è un sacrificio, ma in questo sistema non c’è altra possibilità».

Ma allora come si sblocca questa situazione sulle infrastrutture? 
«Tenendo alta la tensione, ma questo non può certo farlo la Provincia. Deve mobilitarsi il territorio e fare pressioni sul potere politico».

Siamo quasi a metà mandato. Qual è il suo giudizio su quanto avete fatto? 
«Sono soddisfatto. Abbiamo fatto un buon lavoro. La Provincia ha un compito di coordinamento e uno dei principali compiti è quello di redigere dei piani specifici per diverse aree. Abbiamo già approvato il piano del trasporto locale e quello delle cave. A settimane approveremo quello del commercio ed entro fine anno quello energetico e quello dei rifiuti. Il metodo usato è quello della concertazione e quindi occorre più tempo, ma questo garantisce la partecipazione di tutti gli interlocutori».

Altri aspetti importanti del vostro lavoro? 
«Rispondo ovviamente per le nostre competenze. Sul piano viabilistico abbiamo fatto tutto l’iter burocratico per dar via ai lavori della tangenziale di Varese e della Arcisate Bisuschio. Stiamo proseguendo i lavori sulla Sp1 che finora arrivava alle porte di Cocquio. Il tratto Gavirate Cittiglio è importante perché farà aumentare le opportunità per Laveno. Saranno più lunghi invece i tempi per la sistemazione definitiva della strada tra Vergiate e Besozzo e poi quella tra Laveno e Luino. Altri interventi importanti riguardano la funicolare di Laveno, che è ormai salva grazie all’acquisizione da parte della Provincia. Ci sono poi alcuni interventi di edilizia scolastica che sono davvero grandi e importanti. La struttura di Masnago dell’ex banca in cui entrerà il Liceo artistico e alcuni uffici nostri. A Gallarate, nell’area dell’ex Cantoni, proprio in centro città avviamo un intervento di ristrutturazione per oltre 16 milioni di euro».

Il vecchio collocamento e una parte della formazione professionale è di vostra competenza. Cosa avete fatto in proposito? 
«Credo che la risposta migliore sia invitare i cittadini ad entrare in uno dei centri per l’impiego. Prima si entrava in stanza buie e polverose, piene di carte ovunque e soprattutto coscienti dell’inutilità, se non burocratica, di quei servizi. Oggi sono locali accoglienti, con personale qualificato di ogni genere. Poi basti pensare che si rivolgono ai nostri centri aziende prestigiose che ci chiedono la selezione del personale. La stessa situazione vale per la formazione professionale. Prima eravamo visti come l’ultima spiaggia, oggi i nostri centri sono di eccellenza. Altro aspetto importante in questo settore è quello di cercare di offrire appoggi ai settori economici. Questo si in chiave preventiva, che di ricerca di soluzioni dei problemi. Due casi per tutti il settore aeronautico e la Lazzaroni».

Per quanto riguarda il sociale… 
«In questo settore il nostro lavoro è tanto, ma molto dietro le quinte. E’ un lavoro di coordinamento e quindi riguarda più gli addetti ai lavori che i cittadini. Comunque abbiamo molta attenzione. Un esempio è l’asilo nido che aprirà a Casbeno a settembre. Nasce da un’esigenza aziendale, ma poi abbiamo deciso di aprirlo alla cittadinanza. Nasce dall’accordo con il parroco e si aprirà nei piani superiori dell’attuale scuola materna».

Come lavora il tavolo di concertazione? 
«Bene, ma il merito è solo delle parti sociali che in questo territorio sono molto attente al dialogo. Noi offriamo solo il nostro ruolo di coordinamento».

Qual è lo stato di salute della Giunta. Viste le tante tensioni oltre che nazionali, ma anche locali da parte di qualche esponente politico? 
«La Giunta sta bene e lavora bene. C’è un’ottima armonia».

Non ha rammarichi per qualcosa di non fatto? 
«Un paio di cose mi pesano davvero. La prima quella di non esser stato capace di portare maggiori risorse economiche al territorio. La seconda riguarda la strada di Cremenaga. Abbiamo messo un rattoppo, ma non si può lasciare in quelle condizioni gli abitanti di quel paese. Purtroppo lì sta franando la montagna ed è complesso un intervento più strutturale». 

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Pubblicato il 12 Luglio 2004
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