Il “divertimento serio” di Beppe Severgnini incanta il pubblico
Ultimo incontro del Premio Chiara a Villa Recalcati prima della premiazione di domenica a Ville Ponti
Domani e dopo ci sarà la presentazione dei finalisti, prima al Centro Svizzero in via Palestro a Milano, poi, sabato, alla Biblioteca dei Frati a Lugano; domenica gran finale a Ville Ponti con la proclamazione del vincitore. Oggi, invece, al Premio Chiara 2004 c’è stato Beppe Severgnini.
Quasi un’ora di ritardo non ha mosso una persona del numerosissimo pubblico presente a Villa Recalcati per ascoltare l’editorialista e articolista del "Corriere della Sera", nonché giornalista dell’"Econoimist". E interista.
Ha parlato un po’ di tutto Severgnini, sollecitato dalle domande di Dino Messina, suo compagno di lavoro al "Corriere".
Ha spiegato il senso di "Divertirsi seriamente", titolo scelto per questo incontro. Ha detto come sia per lui fondamentale, un "credo professionale", dire cose serissime con leggerezza, ironia, "fare pensare e sorridere".
Ha parlato della considerazione di cui godiamo in Gran Bretagna e in America, dicendo che è necessario distinguere: se gli inglesi si dividono in una minoranza che ci adora e in una maggioranza ossessionata dalle 3 esse, "sun, sea, sex", ma, in generale, non c’è alcuna cattiveria particolare, negli Stati Uniti, al di là di una minoranza appassionata dell’Italia, è possibile scontrarsi ancora con uno stereotipo basso, pericoloso, quello che si coglie, ad esempio, in una serie televisiva di grande successo come i "Soprano": spaghetti, mandolino e mafia. «In questo senso credo che Berlusconi sia riuscito a trasmettere il peggio dei peggiori stereotipi», ha detto.
«A tuo avviso, la qualità del nostro giornalismo è migliorata o peggiorata?» gli ha chiesto Messina. Beppe Severgnini ha risposto che, da un lato, ci si trova ad un crocevia, si assiste a tutta una serie di giornalisti che si danno alla politica, all’intrattenimento, dall’altro, il giornalismo su carta stampata è messo a dura prova dalla televisione e da Internet, per cui di certo è più difficile: se stile e moralità sono peggiorati, è indubbiamente molto più complicato scrivere.
Ha poi proseguito parlando dell’episodio della bandana di Berlusconi («A me ha suscitato solo una grande tenerezza», ha detto), del suo scrivere di cucina («Mi piace fare escursioni, fare l’intruso in un mondo che non conosco per scoprire come siamo»). Ha definito la sua passione per l’Inter «una forma di infantilismo acuto pagato a caro prezzo. Sono un inter-leninista: accetto tutto quello che viene deciso senza discutere». Alla domanda se non fosse interessato ad un futuro da direttore, ha risposto di non avere mai fatto nulla in questo senso.
«Che cosa farà Beppe Severgnini da adulto?» gli ha chiesto alla fine una persona del pubblico. «L’agricoltore», ha risposto serafico, sornione, guadagnandosi lo scrosciare di applausi finale.
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