Il nuovo ospedale si colora di rosso
Iniziati i lavori di copertura della facciata con blocchi in cotto. A primavera il primo trasloco della medicina legale. Rotasperti: «La cittadella della salute è un'opportunità unica»
Il nuovo ospedale di Varese diventa più vicino. Con la posa della copertura in cotto, parte della facciata comincia ad acquistare la fisionomia definitiva. È un altro traguardo che il direttore generale dell’azienda ospedaliera varesina Roberto Rotasperti sottolinea con un certo orgoglio. Attualmente i lavori sono proprio all’inizio e stanno interessando il padiglione che ospiterà la medicina legale, la prima ad essere inaugurata già la primavera prossima. I lavori procedono a pieno ritmo e, dopo il traguardo dei 9 piani raggiunto nell’agosto scorso, ora gli sforzi si concentrano sul Pronto Soccorso e sul completamento dell’opera muraria. Accanto ai lavori edili, procedono a pieno ritmo anche gli incontri del comitato tecnico con i primari delle singole unità per mettere a punto la realizzazione dei reparti.
E mentre il nuovo ospedale sembra ormai procedere speditamente, monta la questione sull’ipotetica "cittadella della salute", l’idea di concentrare nei padiglioni dell’attuale Macchi che verranno liberati, tutti i servizi medici dislocati in città. Sulla questione sono intervenuti già esponenti del mondo politico ed istituzionale. La questione arriverà quanto prima in consiglio comunale, sede naturale di questo tipo di discussione, visto che gli immobili inutilizzati dall’azienda ospedaliera potrebbero essere alienati comportando modifiche sulla destinazione d’uso di parti consistenti della città, si pensi al Del Ponte o alla palazzina di via Monterosa, o alla struttura di Velate.
Della questione si occuperà anche il presidente della Regione Formigoni che ha annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico. «La posizione dell’ospedale è nota ed è stata ribadita anche l’altro giorno dal Collegio Direttivo composto da 13 primari – spiega Rotasperti – Per noi il miglior assetto organizzativo è quello di avere raggruppato in un solo luogo tutti gli ambulatori e i reparti medici. Il Del Ponte, per esempio, è un’anomalia: due strutture così vicine sono poco razionali. Una volta liberati i padiglioni del Macchi, ci sarà spazio per accorpare tutto, con grandi vantaggi anche dal punto di vista medico». Ma gli spazi saranno adeguati per ospitare tutte le strutture attualmente esterne? «Non ho ancora fatta una precisa verifica tecnica. Ma se pensiamo che il volume attuale del Macchi è sei volte superiore al Del Ponte, che, oltretutto, attualmente viene sfruttato al 50%…» E pensare ad un albergo/alloggio per i parenti dei ricoverati? «Non è compito di un ospedale risolvere il problema dei parenti. Noi potremmo spenderci a favore di quest’iniziativa, ma poi ci vorrebbe un ente esterno per gestirlo». La cittadella della salute,dunque, sarà una delle questioni di cui si sentirà parlare parecchio in futuro, ma speriamo in termini solo costruttivi.
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