La miopia di Palazzo Estense
Di fronte al dolore di un bambino il sentimento più forte è lo sdegno, la commozione. La cronaca non ci risparmia più. E tutti si è pronti a esprimere la propria solidarietà. L’importante è che non ci tocchi troppo da vicino. Ne sa qualcosa la Giunta di Varese che ha negato il permesso di utilizzare il teatro cittadino a un gruppo di danza proveniente dal campo profughi di Betlemme.
Da Palazzo Estense si sono subito adoperati per spiegare che dietro questa scelta non c’è nessuna volontà di esclusione politica. Ma come possiamo crederci? E anche ammesso, cosa ci stanno a fare dodici assessori a Varese se non sono in grado di fare un minimo opera di discernimento? Per una volta la nostra città era sede di una grande iniziativa di pace con un messaggio di fratellanza portato in giro per il mondo da un gruppo di bambini che hanno sofferto e sanno cosa significhi stare in guerra.
Aprire le porte sarebbe stato un segno di attenzione, di apertura a quel mondo che vuole il dialogo e non le barricate. Bambini che vogliono incontrare altri bambini e ricevere gli applausi per il loro lavoro che continua malgrado siano costretti a vivere in un campo profughi. Un autentico messaggio di pace.
E la Giunta cosa ha risposto? NO! Ecco cosa ha riposto. Una porta in faccia con una scusa fantastica: “Non possiamo dare il teatro a chiunque ce lo chieda…”
Grande coraggio, grande lungimiranza, grande politica. Mentre una quindicina di famiglie esprime con gesti concreti la solidarietà e si prepara ad ospitare i bambini e i ragazzi palestinesi l’Amministrazione gli chiude la porta in faccia.
Non resta che fare i migliori auguri ai nostri politici.
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