«Massima attenzione contro i rischi in azienda»

Renato Franchi, responsabile del dipartimento sicurezza della CGIL traccia un quadro lucido di una situazione ancora difficile per la sicurezza rispetto ai rischi industriali

Renato Franchi, responsabile "ambiente e sicurezza" della CGIL di Varese non si meraviglia più di tanto per i dati diffusi dall’ARPA.

«Si constata che permangono quegli aspetti critici da noi più volte sottolineati e denunciati – afferma il sindacalista. E’ chiaro che per noi l’impegno prioritario è quello a difesa dei lavoratori contro ogni rischio di incidente o di malattia professionale, in tal modo purtroppo talora ci sfugge quanto avviene all’esterno della fabbrica».

E’ ben noto che la sicurezza sul lavoro è un tema difficile, di cui si parla molto e per il quale sono state varate leggi stringenti. Ma la situazione "sul campo" come si presenta?

«Si va lentamente affermando la necessità della sicurezza sul lavoro, da questo punto di vista le cose migliorano. Resta il fatto che molte aziende applicano ancora in modo solo formale la normativa in materia. E’ un problema generale di organizzazione del lavoro, di mancanza di una cultura della prevenzione. I rischi insiti nel processo produttivo vanno sempre valutati ed evitati con la massima attenzione da parte di tutti, dal direttore di produzione all’ultimo operaio assunto. Occorre una formazione specifica per i lavoratori, nel rispetto della legge 626, troppo spesso disattesa in questi tempi di precarizzazione galoppante».

Quale bilancio si può trarre da questi fatti?

«La situazione resta difficile, anche se i sindacati e le organizzazioni imprenditoriali hanno imboccato la via giusta, compiendo validi sforzi per la tutela della sicurezza sul lavoro».

E per quanto avviene fuori dalla fabbrica, ossia l’inquinamento ambientale e i rischi per la cittadinanza?

«Abbiamo un elenco di aziende ad alto rischio, che dopo i fatti di Seveso (1976, ndr) sono tenute per legge ad osservare e tutta una serie di obblighi in apparenza molto stringenti, in realtà raramente fatti osservare. Ultimamente abbiamo avuto casi di incendi di aziende (Olgiate Olona, Sacconago), dietro i quali vi era anche la mano della criminalità. Dove non c’è il sindacato noi al massimo possiamo fare una segnalazione all’ASL. Dove invece, come all’Agusta di Cascina Costa, siamo presenti, anche lavorazioni pericolose vedono l’azienda impegnarsi per il rispetto delle norme di sicurezza. Nelle piccole e medie imprese, invece, il ricatto occupazionale è sempre dietro l’angolo, e il sindacalista non gode affatto di quelle tutele cui avrebbe diritto, finendo per rendersi complice involontario di situazioni irregolari».

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Pubblicato il 01 Settembre 2004
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