“Nati in casa” arriva alla Rai grazie a Report

La puntata di venerdì 17 è dedicata al tema della fecondazione assistita. Verrà proiettato anche il video del teatro Club di Udine

L’associazione nazionale delle ostetriche che praticano il parto in casa ha sede a Induno Olona presso la Casa maternità condotta da Marta Campiotti. E proprio da lei è partito il tam tam per invitare a guardare la coraggiosa trasmissione di Rai 3 che da venerdì scorso ha ripreso ad andare in onda.
Il tema affrontato nella puntata del 17 è di quelli delicati e che hanno fatto e fanno discutere. Si parlerà della ormai niota legge 40 sulla fecondazione assistita, o meglio “eterologa” come la definisce Report sul proprio sito web.
All’interno della trasmissione alle 21 ci sarà uno spazio per presentare il lavoro teatrale realizzato a Udine e di cui riportiamo di seguito il comunicato integrale.

Venerdì 17 settembre, ore 21, per il nuovo ciclo autunnale di “Report”, su Rai Tre, va sul palcoscenico del piccolo schermo e per il grande telepubblico, prevedibilmente a sei zero, Giuliana Musso, vicentina ma ormai friulanissima d’adozione, stupenda attrice-autrice del monologo “Nati in casa”, per la regia, anche televisiva, del co-autore Massimo Somaglino. La notizia, clamorosa, ma mantenuta finora rigorosamente top secret dagli stessi protagonisti nonché dal Teatro Club Udine, produttore dello spettacolo, ha trovato conferma ufficiale giovedì scorso, durante la conferenza stampa che, presso la casa madre romana della Rai di viale Mazzini, ha illustrato i percorsi del nuovo “Report”, presenti il direttore di rete Paolo Ruffini e, con il suo battagliero staff, Milena Gabanelli, ideatrice-conduttrice del programma più scomodo e a rischio di “grane” della Tv nazionale.

Sei le puntate previste che, ogni volta per due ore, si articolano tra trenta minuti iniziali di ouverture teatrale, sessanta di servizio giornalistico di approfondimento e dieci conclusivi di good news, coda che aggiorna in modo nuovo, con un barlume di speranza finale, la formula già collaudata con successo di un programma rigoroso e militante, sempre in prima linea in quel giornalismo d’inchiesta che non teme di avventurarsi nel campo minato della più scottante attualità. Dopo la prima puntata sull’Onu e sulle situazioni internazionali che ne paralizzano l’azione (in onda venerdì scorso, con l’attore palermitano Davide Enia) e prima delle successive puntate con Bebo Storti, Antonio Albanese, Angela Finocchiaro e Laura Curino, toccherà appunto a Giuliana Musso fare da testimonial d’inizio teatrale all’indagine successiva sul tema della fecondazione assistita, oggi al centro di un vivace dibattito nel mondo politico, come nella società civile, dopo l’entrata in vigore nel marzo 2004 della discussa legge n.40, terreno di scontro accesissimo tra i fautori, che con quello strumento hanno inteso mettere ordine nel far west della provetta, e i detrattori, che invece considerano quella legge la più restrittiva d’Europa e sono oggi mobilitati a chiederne l’abrogazione per via referendaria.

E’ stata proprio la Gabanelli, spettatrice “per caso” in una delle tantissime repliche di “Nati in casa”, a tutt’oggi alla quota provvisoria di 130 rappresentazioni, su e giù per la penisola, in teatri ma anche ospedali o associazioni sanitarie, a volere in premessa al tema incandescente le “ostetriche-comari” care a Giuliana Musso. Cioè, le umili eroine per le nascite casalinghe del perduto Nordest contadino, di cui l’attrice racconta in scena l’epica popolare, con testimonianze autentiche raccolte in un anno di ricerca, in omaggio senza retorica di nostalgia e soprattutto a confronto con l’asettica disumanizzazione sterilizzata del parto ospedaliero e, se cesareo, anche in odore di business. Dopo l’invito e l’incarico formale, si è avviata così la complessa macchina tecnica per la realizzazione del video che, nella scelta su varie location, tra cui anche la bella “Casa del Grivò” di Faedis, è stato infine girato tra luglio e agosto nel chiuso del Teatro di Artegna, in formato e drammaturgia sandwich di 30’, con partitura musicale da Zuf de Zur, David Darling, Gianluigi Trovesi, Stevie Wonder e con il coinvolgimento di un nutrito team di professionisti regionali: Bruno Beltramini (fotografia), Vittorio Vella (suono), Tiziana De Mario (assistente di produzione), Bruno Beltramini, Claudio Zorzenon, Roberto Tessari (operatori di ripresa), Emilio Quinzi (assistente), Emanuela Trevisan (trucco), Paola e Toni Costalunga, Massimo Garlatti Costa, Remigio Romano, Giuseppe Trepiccione, Alessandro Bianchi, Claudio Parrino, Francesca Versori (tutti collaboratori collaterali) e la produzione esecutiva del Teatro Club, con Angela Felice, direttore artistico, Giovanni Ortis, presidente, e Erika De Biasi, segretaria di produzione. Soddisfazione alle stelle, naturalmente, per questa struttura teatrale udinese, oggi premiata nel suo impegno per un teatro “civile” e del territorio con una video-creazione anch’essa “nata in casa”, che –unicum assoluto nella storia dei rapporti tra il teatro regionale e la Rai nazionale- conosce l’onore e l’attenzione delle tele-ribalta italiana.

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Pubblicato il 22 Settembre 2004
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