I paesaggi acquosi di Franco Marrocco
Saronno - Alla Galleria Il Chiostro le delicate superfici di un artista da sempre amante delle evocazioni misteriose
Dal 2 ottobre alla galleria Il Chiostro di Saronno sono esposte le opere di recente produzione di Franco Marrocco, artista silenzioso tanto nelle sue declinazioni pittoriche quanto nell’approccio mondano alla comunità dell’arte. Di un vivere discretamente appartato sono corrispettivo le sue tele, umbratili, addensate di ombre e di tonalità cromaticamente basse, specchi offuscati di un universo segnico, acquoso, incerto, indefinito.
L’artista di recente ha affiancato un rinnovato valore del segno lasciato dalla matita, come scrive Massimo Bignardi, esso affiora dal testo pittorico come traccia di un percorso, come evidenza indispensabile per misurare lo spazio, come guida che facilita l’ingresso nell’intricata trama di schermi luminosi, strutturati da velature del colore, cadenzate da minimi passaggi dei toni.
Sono le velature, una sorta di esercizio calligrafico, che più ammalia nella pittura di Marrocco: velature che scontornano sagome metamorfiche, cellulari, aurorali, che danno l’idea di paesaggi non solo acquatici ma amniotici, primordiali; ai primordi della forma e della percezione.
La prima sala della galleria, nell’allestimento dell’artista, diviene infatti una sorta di acquario in cui si muovono le opere, sinuosamente, silenziosamente e quindi ancor più palpitanti di vita.
Un viaggio di pittura non declamata ma sussurrata, con un controllo delle emozioni spiegato con una ormai consumata maestria.
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