Accoppiamenti giudiziosi in mostra
Apre al Castello di Masnago la mostra dedicata all'industria, l'arte e la moda in Lombardia
Inaugura giovedì 25 novembre alle ore 18.30 mostra Accoppiamenti giudiziosi. Industria, arte e moda in Lombardia: 1835-194 presso il Castello di Masnago.
L’esposizione cercherà di recuperare figure rappresentative e fondamentali che hanno legato il proprio nome alla storia del territorio lombardo, trasmettendo al pubblico più ampio delle mostre d’arte un ricco patrimonio culturale che vede intrecciarsi strettamente vicende storiche, legami familiari, produzione industriale e artistica, fotografia, moda, progettazione architettonica e urbanistica.
La borghesia imprenditoriale ha infatti segnato la storia politica, economica e culturale italiana del diciannovesimo secolo, soprattutto dopo l’unità nazionale. In Lombardia, nella fattispecie nell’area del Varesotto compresa tra il Ticino e l’Olona, per opera di alcune famiglie di estrazione borghese, dall’inizio del secolo si è affermata la produzione meccanica del cotone e del tessile in generale, a livelli qualitativi tali da poter competere con la concorrenza internazionale. Protagoniste di quest’epopea moderna erano famiglie – ricordiamo i Ponti, i Borghi, i Cantoni, i Bassetti di Gallarate, i Crespi, i Turati, i Tosi di Busto Arsizio, i Dell’Acqua di Legnano – originarie di località della zona che, secondo una consuetudine antropologica ricorrente, finivano per imparentarsi più volte tra loro attraverso un’attenta politica di alleanze matrimoniali, al punto da formare intricati clan (da qui il titolo Accoppiamenti giudiziosi, ironico e divertito omaggio all’omonimo racconto gaddiano del 1958).
Gli studi storico artistici degli ultimi venticinque anni hanno appurato come, nell’ambito delle scelte tematiche, la committenza borghese si orientasse principalmente verso il genere del ritratto pittorico e scultoreo, inteso in prevalenza come forma di autorappresentazione e autocelebrazione. Mutuando una consuetudine propria dell’aristocrazia, venivano così a costituirsi autentiche gallerie di famiglia, incrementate nel tempo e trasmesse alla discendenza. Opere d’arte certamente, ma anche oggetti di arredo, decorazione e altro ancora.
La mostra, curata da Sergio Rebora e Anna Bernardini, intende non solo ricomporre e riproporre gli esiti migliori di questo fortunato filone della pittura e della scultura lombarda tra Otto e Novecento, ma, più in generale, offrire una panoramica del fenomeno stesso nella sua complessità. In una continuità incentrata sul magistero pittorico impartito nelle aule dell’Accademia di Brera di Milano, spiccano in mostra i nomi di Giuseppe Molteni, Francesco Hayez, Eliseo Sala, Giuseppe Bertini, Eleuterio Pagliano, Giuseppe Grandi, Luigi Conconi, Paul Troubetzkoy, Cesare Tallone, Giuseppe Amisani, Giuseppe Palanti, Guido Tallone.
I ritratti sono stati rintracciati dopo una capillare ricerca effettuata presso le istituzioni sul territorio – musei e gallerie pubbliche, ma anche enti ospedalieri e assistenziali – e i discendenti delle famiglie in questione, che hanno collaborato con generosa disponibilità all’iniziativa. Si tratta di opere d’arte in gran parte scomparse dalla fruizione collettiva da molto tempo, in alcuni casi veri e propri inediti la cui analisi critica si deve a un’équipe di storici dell’arte
costituita da Mariangela Agliati Ruggia, Anna Bernardini, Daniele Cassinelli, Massimiliano Cremona, Marina Degl’Innocenti, Sara Fontana, Lilli Ghio, Leo Lecci, Carlo Migliavacca, Lucia Pini, Paola Segramora Rivolta, Giorgio Zanchetti.
Le problematiche inerenti l’autorappresentazione si estendono, nel contributo di Mariella Milan, alla fotografia, in particolare al fenomeno della raccolta e della composizione “ragionata” di queste immagini nella fortunata tipologia dell’album di famiglia, e alla moda, indagata da Marialuisa Rizzini. Un fortunato rinvenimento avvenuto durante la preparazione della mostra è infatti quello dei taccuini sui quali Emilia Borghi, appartenente alla dinastia di cotonieri gallaratesi, disegnava tra il 1900 e il 1908, stagione dopo stagione, gli abiti che si sarebbe poi fatta confezionare.
Pur trasferiti quasi tutti a Milano dalle cittadine di origine, gli industriali e le loro famiglie mantennero un saldo legame con esse, non soltanto ubicandovi le sedi produttive delle proprie attività, ma promuovendo nel contempo un’oculata opera di riqualificazione urbanistica e sociale del territorio: si pensi all’impegno di Andrea e Virginia Ponti a Gallarate e a Varese, al villaggio operaio di Crespi d’Adda, agli enormi quartieri industriali di Busto Arsizio, Castellanza e Legnano. È sembrata quindi un’esigenza primaria quella di indagare intorno al rapporto tra gli imprenditori e il territorio, da un lato, attraverso il repertorio costruito da Enrico Maria Riva in collaborazione con Aurora Scotti, individuando e censendo i luoghi e gli edifici – case, ville, fabbriche, edicole funerarie e altro ancora –, dall’altro coinvolgendo le singole amministrazioni comunali nella realizzazione di visite guidate, percorsi storico-artistici sul territorio e altre iniziative culturali di taglio divulgativo, che animeranno nel corso della mostra le città di Busto Arsizio, Castellanza, Crespi d’Adda, Gallarate, Legnano, ma anche le stesse Milano e Varese. Questo grande affresco corale si completa nel catalogo, edito da Silvana Editoriale, attraverso una sorta di dizionario storico-biografico della famiglie prese in esame, indispensabile per approfondire le vicende dei personaggi di spicco, delle loro ditte e delle realtà sociali e culturali da essi promosse sul territorio di Varese.
Dipinti e sculture saranno presentati in mostra attraverso diciotto sezioni dedicate alle rispettive famiglie, in modo da rievocare le gallerie di ritratti di cui si accennava, mentre la sezione fotografica e quelle sul costume e sull’architettura saranno oggetto di videoproiezioni, pensate come altrettanti capitoli di un racconto per immagini che offra al visitatore più possibilità di contestualizzazione e di personalizzazione del percorso espositivo, e che funzioni un po’ da controcanto fotografico rispetto ai ritratti appesi alle pareti.
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