Dissesto idrogeologico, una “nuova” mappa per conoscerlo

La provincia di Varese si è da tempo dotata di uno studio sul dissesto idrogeologico realizzato dal Politecnico. L’assessore Campiotti: «Presto pronto un piano più dettagliato dei rischi»

Quali sono le zone più a rischio frane nella nostra provincia? Cosa succede se una montagna “scivola” a valle? E dove si fermano i massi quando si staccano dai costoni rocciosi?
Per avere una risposta a queste domande non ci vuole certo la magia: è sufficiente investire sulla ricerca e la scienza. Proprio come ha fatto la Provincia di Varese, alla quale è stata consegnata lo scorso febbraio un’analisi sul rischio geologico realizzata dal Politecnico di Milano – Polo regionale di Lecco.

Risultato: un panorama a macchia di leopardo, dalla Valcuvia alla Valceresio alla Valganna-Valmarchirolo che identifica però il Luinese come territorio più interessato sul piano del dissesto, almeno per i fenomeni di natura franosa dei versanti.
«Si tratta di uno strumento utilissimo per tenere sotto controllo i versanti a rischio della nostra provincia – spiega Cristian Campiotti, assessore alla protezione civile di Villa Recalcati – , e che abbiamo già inviato ai comuni e messo a disposizione delle Comunità Montane, vale a dire gli enti che si occupano poi anche della gestione delle squadre di protezione civile chiamate a operare sul territorio».

Ed è proprio grazie alle squadre di protezione civile che la mappa del dissesto si arricchirà presto di un’appendice utilissima. «Si tratta del “programma di prevenzione e previsione di secondo livello” – spiega Campiotti – che sarà disponibile a partire dall’anno prossimo. Ma la realizzazione di questo utilissimo strumento sarà possibile grazie alla collaborazione fra i volontari di protezione civile e il Politecnico di Lecco. In pratica è stato richiesto alle squadre comunali di protezione civile di operare sopralluoghi sul territorio nei punti a rischio di ciascun comune dove già in passato si sono verificati eventi franosi o di dissesto. I dati raccolti sono stati trasmessi al Politecnico, che ha inviato sul posto geologi e ricercatori che stanno completando, mediante un’elaborazione scientifica dei dati raccolti, questo secondo passo verso la prevenzione».

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Pubblicato il 24 Novembre 2004
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