E se vendessimo prima il Pirellone dell’ospedale Del Ponte?
Lo scontro sull'ospedale ricorda il West nordamericano per la tenace, testarda difesa di diritti, ma anche di opinioni e pretese: la "guerra dei pascoli"
Nel diario di bordo della sanità cittadina ci sono due episodi importanti i cui riverberi troviamo oggi nella vicenda dell’ ospedale Del Ponte e nella ennesima frizione tra i vertici di Università e Azienda ospedaliera.
Aprire il diario alla pagina dell’annuncio della destinazione del Del Ponte a sede dell’Ospedale dei bambini significa rivivere un momento magico della storia della nostra sanità. E per due motivi: il primo, la portata dell’evento in sé: la città avrebbe avuto una struttura di eccezionale utilità per il territorio . Il secondo: al progetto di Carlo Lucchina, allora direttore dell’Azienda ospedaliera, c’era adesione non formale dei primari del "Circolo", del Del Ponte e degli accademici. Alcuni erano addirittura entusiasti perché appariva chiaro e bellissimo messaggio l’annuncio fatto come se non ci fossero tre presenze diverse, ma come se tutta l’azienda fosse una sola comunità medica .
In un paio d’anni dell’ospedale dei bambini non si parla più, si vuole solamente trasferire gli attuali reparti all’interno del Circolo e vendere il Del Ponte, vale a dire cancellarlo assieme alla memoria di una grande storia di solidarietà.
La famiglia Macchi in passato fece una donazione con la quale si realizzò un sanatorio all’esterno dell’ospedale di Circolo. La struttura in seguito fu inglobata e ospitò così i reparti di pneumologia e oculistica; oggi sulle sue rovine nasce il nuovo padiglione, ma al " Circolo " si continua ad accostare la Fondazione Macchi: è un segno di civiltà, di sensibilità, di rispetto, di cultura.
Anche la sanità della prima Repubblica ha da dire qualcosa alla giovane politica del nostro tempo. Ridateci i nonni.
Aprire il diario di bordo alla pagina della rottura clamorosa dei rapporti tra ospedale e Università non provoca rimpianti come il ricordo del breve idillio per il progetto dell’ ospedale dei bambini. Fu scontro frontale tra Carlo Lucchina e Renzo Dionigi, due fortissime personalità, alla base del quale ci furono valutazioni più per il metodo che per la sostanza della nomina di un primario di chirurgia. Da allora non è cessata quella che ricorda il West nordamericano per la tenace, testarda difesa di diritti, ma anche di opinioni e pretese: la "guerra dei pascoli".
Cito episodi recenti. Ai tempi di Lucchina direttore al Circolo sembrava fatta l’apertura di una unità di neurochirurgia spinale all’ospedale di Cittiglio e da affidare dal dottor Facchinetti, che avrebbe quindi lasciato il Circolo dove era stato nominato primario il professor Tomei, proveniente da Milano. Bene, l’unità spinale è stata varata in questi giorni a Varese. Posti letto, medici e risorse in meno nella disponibilità di un primario non solo validissimo, ma che aveva accettato di venire a Varese a fronte di una situazione e di programmi diversi.
Il 22 ottobre per avere un commento presentavo al preside Cherubino la Guida all’Università dove il Censis apparentemente "bocciava " l’Università d ell’Insubria e in particolare la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Il professore smontava rapidamente e con logica inoppugnabile le conclusioni della Guida, ma non perdeva l’occasione per una sparatoria sulla sanità della Regione: è possibile leggere il tutto, con un semplice click, sul nostro link.
Poco dopo, reduce dal congresso nazionale dei chirurghi, il rettore Dionigi a sua volta avrebbe sparato a due mani sulla riforma sanitaria che ha affidato le aziende ospedaliere a una sola persona,il direttore generale.
La prima replica è venuta dallo stesso Rotasperti: il DG del "Circolo" non era del parere del rettore ovviamente, ma il suo è stato un fuoco di contentimento: lo stile a volte conta più della sostanza.
Da chi sarebbe arrivato l’assalto all’Università? Come il pistolero d’eccezione, che compare sempre nei film sulle guerre dei pascoli, ecco spuntare Raffaele Cattaneo, burocrate di serie A della Regione con sogni politici, vicino a Formigoni e quindi ai ciellini. In due riprese egli sulla Prealpina attacca l’Università e la seconda volta lo fa basandosi sulla Guida che il professor Cherubino aveva già definito inadeguata: Cattaneo si becca una dura, motivata precisazione dal preside. Roba da Waterloo.
Un errore politico aver criticato così superficialmente una Facoltà rispettata da tutti, ambita dagli studenti, culla di cultura medica.
Raffaele Cattaneo nell’occasione non mi ha ricordato lo sgangherato pistolero di film western umoristici, né un elefante nel classico negozio di cristalli, ma – è sempre una valutazione politica se è vero che verrà candidato alle regionali e comunque destinato a diventare assessore – uno che ha gioiosamente scelto l’ arma à la page, l’allagamento.
Solo che ha allagato la sua immagine di politico esordiente, poi la casa dei varesini che non amano palle quando si parla della città, ma soprattutto ha allagato la casa dei ciellini di matrice bosina. Che vivono cioè le scomodità della frontiera e che si devono quindi sorbire le conseguenze di chi agisce nelle retrovie.
Mentre l’OK Corral continua ai vertici , la base dell’azienda ospedaliera, fatta di medici ospedalieri e universitari, collabora ogni giorno e cerca di offrire il miglior servizio possibile alla salute dei cittadini. E ogni giorno si fa in quattro per superare i problemi che la Regione non risolve. E se vendessimo prima il Pirellone del Del Ponte?
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