Fatture false per 10 milioni, cinque in manette
La Guardia di Finanza ha sgominato un giro di false fatturazioni tra Milano e il Comasco. Società fantoccio emettevano fatture false per “gonfiare” i bilanci di numerose imprese
Cinque persone in manette, altre quattro denunciate a piede libero e, per ora, 15 imprenditori indagati. E’ questo l’esito dell’operazione resa nota oggi dalle Fiamme Gialle varesine. I finanzieri, che nell’operazione clou erano impegnati in 50, hanno sgominato una vera e propria associazione a delinquere che come attività principale aveva l’emissione di fatture false a beneficio di aziende che potevano così gonfiare le voci di spesa dei loro bilanci. Il tutto grazie a una rete di società fantoccio che aveva la loro capofila nella “F Tre”, di Saronno.
Le indagini della Finanza, coordinate dal pm della Procura della Repubblica di Busto Arsizio Giovanni Polizzi, sono partite nel febbraio 2004, quando i militari della tenenza di Saronno guidati dal tenente Marinetti hanno iniziato ad indagare sul giro che da Milano ha portato l’attenzione delle fiamme gialle su diverse aziende dell’hinterland, ma anche del Comasco.
Le indagini, che si sono spostate anche a Prato, in Toscana e a Rimini, hanno per il momento fatto emergere un giro di quasi 10 milioni di false fatture emesse da società "cartiere", senza alcun dipendente e costitutite espressamente al solo scopo di emettere fatture. Gli inquirenti però sono convinti che l’indagine durerà ancora a lungo: solo nelle tredici perquisizioni simultanee effettuate il 26 ottobre, giorno in cui sono avvenuti anche gli arresti, sono stati sequestrati circa 50 scatoloni di documentazione ancora da visionare.
La "mente" del giro di false fatture è un noto commercialista milanese, D.B., con studio in via Catone a Milano. Lui ha ideato il complicato sistema di società in grado di "vendere" fatture false agli imprenditori che ne facevano richiesta e riciclarne poi il denaro.
D.B. si avvaleva però di almeno quattro stretti collaboratori, tutti arrestati: si tratta di B.G., agente di commercio specializzato in arte, che procurava i clienti e emetteva le fatture false, suo fratello E.G. artista e prestanome nel riciclaggio del denaro, M.V., imprenditrice del comasco e convivente di E.G., in grado anch’essa come imprenditrice di emettere le fatture false, e infine G.T., rappresentante.
La "banda" era però costituita da nove persone: gli altri però erano prestanome, favoreggiatori o comunque personaggi di secondo piano, come L.F., artigiano del ferro di Saronno, che risultava titolare della FTRE.
I reati contestati dalla procura di Busto sono “associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture false per prestazioni inesistenti e riciclaggio”. Quindici in tutto gli imprenditori indagati che usufruivano del “servizi” illeciti; qui il reato contestato è quello di emissioni di false fatture e falso in bilancio.
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