«Ho perso la borraccia di Bartali»

Correva l'anno 1951 e un ragazzino di Induno Olona aspettava con ansia il passaggio del gruppo variopinto

«Se Varese organizzerà i mondiali di ciclismo nel 2007, per me sarà come rivivere un sogno». Così ha esordito Antonio Pagnoncelli (foto), un varesino di 63 anni, riportando alla mente i ricordi del Campionato mondiale su strada del 1951. Quando vide passare il gruppo variopinto aveva 12 anni, abitava a Induno Olona, e il percorso della gara passava vicino a casa sua, dalle parti della miniera. 
Pagnoncelli, che tempi erano? 
«Avevamo poco e niente, venivamo dalla guerra, mi ero salvato da due bombardamenti. C’era poco da stare allegri».
Cosa rappresentò l’avvenimento per voi ragazzini?
«L’evento sportivo fu come una pennellata sulle brutture della guerra. Era il segno che finalmente si tornava a vivere e a giocare».
Giocare? 
«Sì, i ciclisti arrivarono circa una settimana prima per provare il circuito, che si snodava per circa 25 chilometri lungo le valli varesine fin dentro la città. E il nostro passatempo fu quello di fare la spola nei diversi punti del tracciato, per vederli passare».
In che modo vi spostavate? 

«Tagliavamo attraverso i boschi. Mio padre era boscaiolo, conosceva i sentieri, e appassionato di ciclismo condusse me e i miei amici (una decina , molti dei quali erano rimasti orfani) in quella che definirei un’avventura».
Le cronache raccontano di 1 milione di persone presenti in città, fu così?
«Si, arrivò un fiume di gente, molti dormirono all’aperto, nei campi, in tende improvvisate. Molti furono gli svizzeri. Loro vennero però con le auto. E vedere la fila di macchine( tra le quali diverse cadillac) fu un evento nell’evento. A Varese ne circolavano ancora poche.Ci provammo, feci la posta tutte le sere all’albergo Prealpi, vicino alla chiesa di S. Ambrogio, dove alloggiavano gli azzurri. Riuscimmo a vedere Magni, Bartali, Minardi, Bevilacqua . Li riconoscevamo tramite le figurine. L’unico che non incrociammo fu Coppi». 
Come mai? 
«Arrivò, si chiuse in albergo e non lo vide nessuno. Allora si disse che voleva cinque o sei gregari tutti per se, ma Binda (il commissario tecnico ndr) non lo accontentò e lui non corse».
Del giorno della gara cosa ricorda?
«Il percorso recintato, la gente festosa, la banda e le fanfare. Io la notte prima non chiusi occhio. Prima che facesse luce ero già in cima alla salita della miniera. Ero emozionato».
Vinse lo svizzero Kubler, davanti ai nostri Magni, Minardi e Bevilacqua. Rimase deluso?
 «Sì, ma non per la sconfitta degli italiani, bensì per non essere riuscito a prendere la borraccia che Bartali gettò a pochi giri dal termine»
Un ultimo ricordo? 
«Ho il rammarico di non aver visto la volata, vidi solo i corridori entrare nell’ippodromo e poi rimasi bloccato nella folla. Ma ciò che più conta per me, fu che la manifestazione rappresentò un nuovo inizio. Come credo anche per la città stessa
. Ricordo i lavori per rendere il circuito degno di un mondiale. Costruirono il cavalcavia che porta all’ippodromo. Venne approntata in tempo record una pista in legno sul prato dell’ippodromo dove si svolse la volata finale. Un bellissimo sogno.  Speriamo che si ripeta anche se i tempi sono cambiati auguro ai varesini di rivivere l’euforia e l’entusiasmo che travolse tutti noi nel 1951».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Novembre 2004
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