Zurigo-Milano in due ore e mezza con la Galleria del San Gottardo

Visita di una delegazione italiana al cantiere di Bodio dell’AlpTransit. Presenti il Senatore Zamberletti e il Vicepresidente del Consiglio Regionale Adamoli

Zurigo –Milano in 2 ore e 40 minuti? Nel 2015 sarà possibile grazie alla galleria di 57 km che attraverserà il San Gottardo da Bodio a Erstfeld.
I lavori dell’AlpTransit sono iniziati nel  1998 con la costruzione dei diversi cantieri presso i cinque comparti interessati, ovvero quelli di Bodio, di Faido, di Sedrun, di Amsteg e di Erstfeld, e nella giornata di ieri una delegazione italiana ha potuto visitare quello di Bodio avventurandosi nelle profondità del San Gottardo.

Aperto al pubblico una volta all’anno, il cantiere ieri ha accolto in via esclusiva la visita del Senatore Giuseppe Zamberletti, Presidente dell’Istituto Grandi Infrastrutture (Roma) e di Giuseppe Adamoli, Vice Presidente del Consiglio Regionale Lombardo. Ad accompagnarli nella seconda iniziativa di questi tipo (una prima visita di un gruppo di italiani era stata nel settembre 2003) organizzata dal Prof. Giuseppe Giorgetti, Consigliere del Collegio e Associazioni dei Periti Industriali della Provincia di Varese, c’erano Francesco Crivelli, Direttore Generale di Hupac, Giorgio Tilli, Presidente del Collegio dei Periti Industriali e Laureati della Provincia di Varese, Alfio Castiglioni, Presidente dell’Associazione dei Periti Industriali e Laureati della provincia di Varese, Giorgio Mariani, Ufficio Relazioni Esterne S.E.A. Malpensa SpA e Piermario Binaghi, della TV Svizzera RSI.

A fare gli onori di casa nella mattinata, il Direttore dell’Infocentro Gottardo Sud SA , Renato Ruggiero, e due rappresentanti della società AlpTransit, l’avvocato Renzo Respini, Consigliere d’amministrazione della società e Giosia Bullo, Responsabile Comunicazione Ticino.
«L’ AlpTransit» ha spiegato Respini «è un progetto svizzero che avrà però un forte impatto anche sul resto d’Europa, perché è nato per unire il nord e il sud del continente. Dopo 120 anni, un nuovo slancio ha fatto partire quest’opera innovativa che può davvero guardare al futuro grazie alle nuove tecnologie utilizzate». Scopo dell’impresa, quello di aumentare la mobilità di passeggeri e merci limitando il traffico su gomma e per far questo la forza lavoro necessaria è composta da 1700 unità, di cui ben 408 sono lavoratori italiani. In realtà la composizione è molto eterogenea, svizzeri, italiani, tedeschi, austriaci, croati, portoghesi e anche sudafricani. Cento le ditte coinvolte in appalto nei lavori, di cui 23 italiane.«Questo dimostra l’importanza che il popolo italiano avrà nella riuscita di questo progetto»ha concluso Respini«senza dimenticare la necessità di aprire un discorso sulla continuazione a sud della rete ferroviaria».

La pianificazione del progetto dell’AlpTransit risale al 1992, ma il via libero è arrivato solo nel 1998 quando il popolo svizzero è stato chiamato alle urne per decidere se “finanziare” o no il tunnel. «Siamo un popolo democratico»ha detto Giosia Bullo«e quindi abbiamo potuto accettare attraverso una votazione nazionale una tassa sul traffico pesante che copre più del 50 per cento dei costi. Negli ultimi anni la Svizzera ha investito molto per modernizzare la propria rete ferroviaria, si pensi solo all’AlpTransit, al Ferrovia 2000 e all’ampliamento a est. Tutti progetti che guardano avanti, alle nuove tecnologie e all’alta velocità. In questo campo eravamo indietro rispetto al trand mondiale, soprattutto in riferimento ai paesi asiatici. Per non rischiare un aumento spropositato del traffico su gomma, come in Francia e Austria, abbiamo puntato a una soluzione di traffico combinato investendo sull’alta velocità per tragitti al di sotto delle quattro ore».

20 miliardi di euro il costo complessivo di tutta l’opera di ammodernamento della rete ferroviaria, di cui 6 miliardi solo per la galleria del San Gottardo. Il risultato però nel 2015 (solo un anno il ritardo previsto per la messa in funzione dell’impianto) sarà la galleria ferroviaria più lunga del mondo, che accorcerà di due ore il tempo di percorrenza della tratta Zurigo-Milano e garantirà una maggior efficienza delle coincidenze a sud di Milano o a Nord verso Amburgo.
Nel pomeriggio la visita al cantiere: tute da operaio, elmetto in testa e via verso la galleria est nelle viscere del San Gottardo. Un mondo penetrato ormai a quasi  8.000 metri  dove si lavora 24 ore su 24 su turni da 8 ore con un avanzamento di circa 18 metri per giorno.

Impatto ambientale minimo, misure compensative già previste, riutilizzo del materiale estratto e sistemi di sicurezza all’avanguardia consistenti in due stazioni multifunzionali di soccorso presso Faido e presso Sedrun.
Proprio per valorizzare l’importanza di questo lavoro, a Bosio e Faido sono stati progettati due Infocentri, punto d’incontro dei visitatori del cantiere e testimonianza futura dell’opera monumentale. Aperto nell’aprile del 2003, l’Infocentro di Pollegio- Bodio «vuole rappresentare un nuovo modo di comunicare, essere una porta di accesso per l’AlpTransit»ha spiegato Ruggiero«la sua stessa nascita si deve all’esistenza di questo cantiere. I materiali utilizzati prevalentemente per la sua costruzione sono infatti il sasso, l’acciaio, per porre l’attenzione sulla tecnologia e il vetro, a testimonianza della trasparenza della comunicazione.».

Scopo dell’Infocentro è quello di diventare un punto d’incontro a 360 gradi per «esperti nel settore, per scolaresche perché saranno loro i futuri fruitori della ferrovia, ma anche rappresentare una linfa rivitalizzante per il turismo del Canton Ticino».
Dalla sua apertura a oggi i visitatori sono stati circa 50000. In questi circa 400 metri quadrati è possibile conoscere le caratteristiche di questo massiccio e del Canton Ticino sia da un punto di vista culturale che economico, svolgere visite gratuite all’interno della struttura ammirando modelli in scala e oggetti originali utilizzati per la costruzione sotterranea e utilizzare i più moderni sistemi audiovisivi.
«Desideriamo informare in modo trasparente l’opinione pubblica»spiega la Bullo«per questo qui all’Infocentro e in ogni cantiere vengono organizzate una volta all’anno giornate a porte aperte. I lavori si fermano e la gente può vedere di persona i progressi. Durante l’ultima a Bodio, il 21 maggio, sono arrivate oltre 4000 persone e non poche erano italiane».

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Pubblicato il 23 Novembre 2004
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