Gli immigrati: «Le nostre speranze affidate al filo del telefono»
Antonio ed Elena vivono a Varese da 15 anni e vengono dallo Sri Lanka. Prima la televisione, poi la telefonata di un parente ha annunciato l’avvenuta catastrofe. La comunità di cingalesi si stringe attorno a chi ha perso un parente
Telefonare in Sri Lanka dall’Italia costa poco più di 20 centesimi al minuto. Un lusso, per molti, ma non dallo scorso 26 dicembre, quando avere qualche parente che risponde al telefono dall’altro capo del mondo significa avere la certezza che non tutto è finito. Così in tanti hanno pianto padri, madri, fratelli e amici, anche da Varese dove in città vive una comunità di cingalesi, cittadini dello Sri Lanka, uno fra i paesi più colpiti dallo tsunami che ha sconvolto le coste dell’Oceano Indiano.
Antonio ed Elena sono in Italia da 15 anni. Vivono in via Piave, gestiscono una portineria da 10 anni. Nella guardiola un albero di Natale e le borse della spesa che i condomini lasciano prima di salire a casa. Ma non è un Natale come gli altri, questo. «Abbiamo appreso della notizia del terremoto dalla televisione – spiega Antonio – . Poi mio fratello mi ha chiamato per dire che andava “tutto bene”. Noi siamo fortunati: veniamo da Katuneria, una cittadina a tre ore di macchina da Colombo (la capitale nda), ma per chi stava sulla costa, l’acqua non ha dato scampo».
A Varese la comunità cingalese ammonta a circa 300 persone. 
Tanti hanno perso i propri cari. «Qui vicino abita un nostro carissimo amico che aveva dei parenti a Negombo, sulla costa. Ha provato a telefonare ma non ha mai preso la linea. Sono in tanti a vivere questa situazione: i collegamenti telefonici spesso sono interrotti. Non abbiamo altri canali se non quelli dei phone center, o di internet, per chi lo sa usare, per metterci in contatto con chi è rimasto a Caylon. Dal governo di Colombo non sappiamo nulla a la prefettura italiana non ci ha fornito comunicazioni circa l’esistenza di canali preferenziali per noi immigrati che abbiamo parenti all’estero».
In effetti i problemi ad avere la linea sono confermati dai numerosi phone center della città, dove verso sera, dicono, molti stranieri arrivano per mettersi in contatto col paese d’origine; ci sono cittadini del Bangladesh, indiani, cingalesi.
Nel Varesotto sono molti gli immigrati provenienti dalle zone devastate dal maremoto; secondo i dati della Provincia di Varese relativi al 2003 la situazione è la seguente: i Filippini sono 550, gli stranieri provenienti dal Bangladesh sono 440, gli indiani sono 330, quelli emigrati dallo Sri Lanka 630.
Intanto è partito anche il tam tam della solidarietà. Elena, la moglie di Antonio, sa che esiste un numero da chiamare per donare gli aiuti alle popolazioni colpite: è la sottoscrizione messa in pista dal Tg5 e dal Corriere della Sera. Forse a breve partirà anche una raccolta fondi vera e propria, «ma per adesso – dice la donna – cerchiamo di consolare i nostri amici che sono stati colpiti da questa tragedia».
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