Imprenditori e mecenati: le più importati famiglie lombarde in mostra
Al Castello di Masnago “Accoppiamenti giudiziosi” mette in mostra la borghesia imprendotoriale
È un indagine storica, una ricerca che parte dalla storia delle famiglie dell’imprenditoria lombarda per estendere il campo all’arte, la moda e la vita della borghesia dal 1830 al 1945.
Accoppiamenti giudiziosi, questo l’ironico titolo della mostra presso il Castello di Masnago Museo d’Arte Moderna e Contemporanea allestita fino al 3 aprile 2005, presenta una galleria esaustiva di ritratti cercati tra le collezioni pubbliche e private, ma anche enti ospedalieri e assistenziali. Non è solo la storia di importanti famiglie ma uno spaccato di Italia che vede intrecciarsi strettamente vicende storiche, legami familiari, produzione industriale e artistica, fotografia, moda, progettazione architettonica e urbanistica.
La borghesia imprenditoriale ha infatti segnato la storia politica, economica e culturale italiana del diciannovesimo secolo, soprattutto dopo l’unità nazionale.
In Lombardia, nella fattispecie nell’area del Varesotto compresa tra il Ticino e l’Olona, per opera di alcune famiglie di estrazione borghese, dall’inizio del secolo si è affermata la produzione meccanica del cotone e del tessile in generale, a livelli qualitativi tali da poter competere con la concorrenza internazionale.
Protagoniste di quest’epopea moderna erano famiglie quali i Ponti, i Borghi, i Cantoni, i Bassetti di Gallarate, i Crespi, i Turati, i Tosi di Busto Arsizio, i Dell’Acqua di Legnano, originarie di località della zona che, secondo una consuetudine antropologica ricorrente, finivano per imparentarsi più volte tra loro attraverso un’attenta politica di alleanze matrimoniali, al punto da formare intricati clan.
Sergio Rebora, curatore della mostra con Anna Bernardini, spiega le linee della mostra.
Cosa è emerso dalla ricerca sul territorio e sulle famiglie imprenditrici?
Gradatamente si è delineata la diffusione del fenomeno di autorappresentazione. Le opere esposte sono solo una selezione di quelle esistenti nelle collezioni pubbliche e private. La scelta di farsi ritrarre aveva diverse giustificazioni che andavano dalla dimostrazione di aver raggiunto uno status sociale importante alla volontà di tramandare il ricordo delle proprie sembianze.
Si è scoperto che molti enti privati posseggono importanti collezioni come ospedali, istituti assistenziali o asili, di cui spesso gli imprenditori erano benefattori.
La scelta si e indirizzata verso i ritratti più classici di pittura e scultura ma non erano i soli?
Un ruolo molto importate, infatti, ha rivestito la fotografia. Le famiglie posseggono interi album di famiglia ricchi di fotografie storiche. A tre di questi sul catalogo si è dedicato un approfondimento ma il materiale è veramente vasto e tutto ancora da studiare.
Tra i numerosi ritratti presenti quali sono degni di nota?
Partendo dalla famiglia Ponti il Ritratto di Bartolomeo Ponti, di proprietà della Camera di Commercio che in occasione di questa mostra è stato attribuito al Molteni. Significativo anche il ritratto di Elisabetta Ponti Sottocasa di Mosè Bianchi di proprietà del comune di Vimercate. Andando avanti nel tempo da segnalare il ritratto di Carlo Borghi di Luigi Conconi o la fresca pittura di Cesare Tallone nel ritratto di Ellade Crespi Colombo. Ottimo giudizio di critica hanno riscontrato anche i ritratti di Carlo Cressini dei Coniugi Dell’Acqua.
Cosa significava per un pittore poter ritrarre componenti di importanti famiglie?
Per il pittore era sicuramente un grande riconoscimento della propria notorietà. Entrare a far parte degli artisti chiamati dalle grandi famiglie voleva dire avere l’occasione di farsi una buona pubblicità. La voce poi correva da una famiglia all’altra e spesso le commissioni si moltiplicavano.
Alcune famiglie, come per esempio i Molina fondamentali nell’imprenditoria varesina, non sono contemplate. Perchè?
I Molina sono il punto dolente della mostra. Abbiamo compiuto ricerche a tutto campo, ritrovando i lontani discendenti ora residenti in Svizzera, ma non è stato possibile trovare alcun ritratto. Sicuramente fin dal 1700 la famiglia aveva commissionato ritratti ma ad oggi ora le opere sono introvabili. Anche per i Tinelli, proprietari della Ceramica di Laveno, è stato impossibile trovare opre.
Cosa si può leggere da un ritratto?
Ci sono diversi chiavi di lettura. Si può semplicemente guardare l’opera dal punto di vista artistico, cogliendo l’evoluzione della pittura in due secoli di storia. Si può leggere la storia dell’iconografia della rappresentazione di un personaggio noto, oppure leggere la storia del costume, soprattutto quella dell’abbigliamento femminile.
Il percorso espositivo si conclude nel 1945, perché?
Sicuramente la ritrattistica continua anche nel secondo dopoguerra ma cambiano molte cose. Prima di tutto cambiano i committenti e cambia la borghesia che sceglie di farsi ritrarre. La scelta è adnata dunque verso le grandi famiglie storiche.
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