“La Nott de Natal”, note e riti dall’Insubria

Riscoprire canti e musiche popolari del Ticino e della Lombardia. Con un cd che fa rivivere le tradizioni

Una voce forte, cristallina. Una voce, quella di Elsa Albonico, che ci accompagna in un viaggio musicale in 18 canti e musiche, come tante tappe della memoria che scandiscono il periodo che va dalla Natività all’Epifania. Suoni e melodie di zampogna, baghèt (la cornamusa bergamasca), ghironda, flauti, mandolino, violino, cetra e percussioni fanno vibrare l’atmosfera.
Una simbologia antica
 
«I suoni, i sapori e gli odori – scrive Albonico nella presentazione del CD – sono come una cassa di risonanza. E’ sufficiente risentirli e dallo scrigno della memoria riemergono accadimenti, situazioni, sentimenti, emozioni. E il Natale più di ogni altra ricorrenza si annuncia con una simbologia inconfondibile».

Edito dall’associazione culturale “Il Bozzolo”, il disco gode anche del patrocinio della Regio Insubrica giacché il lavoro di Elsa Albonico riscopre e ricuce i sentieri musicali della memoria a cavallo tra il confine. Una frontiera, quella tra Ticino e Lombardia, peraltro molto permeabile a livello culturale.

 
I riti della Stella
«I riti religiosi e pagani che accompagnavano la festa di Natale – spiega la ricercatrice – non si esaurivano nella ricorrenza della nascita di Gesù, ma la precedevano di nove giorni e la seguivano fino all’Epifania».

Particolarmente diffusi nelle terre ticinesi e lombarde, i riti della Stella legati ai Re Magi e al viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme. Normalmente il rito veniva proposto la sera del cinque gennaio.

«Il più famoso – sottolinea Elsa Albonico – è quello ricordato nel canto “Noi siamo i tre Re”, che proviene da Premana, cittadina in provincia di Lecco. In questa località i Re Magi sono impersonati da tre giovani coscritti a cavallo, preceduti da una stella lucente. Tutta la popolazione segue ancora oggi l’avvenimento con grande partecipazione. E canta in coro».

Il rituale dei canti della Stella, precisa Albonico, è diffuso non solo sull’arco alpino; anche gli Appennini romagnoli e toscani lo conoscono. In queste regioni i canti sono detti “Befanate”, mentre al centro-sud si chiamano “Pasquella”.

 
Ripensare alle radici
Laureata in filosofia, studiosa di etnografia e antropologia, Elsa Albonico da circa trent’anni si dedica alla ricerca e allo studio della cultura e del canto popolare in diverse regioni. Riportare alla luce le tracce della memoria in modo rigoroso costa lavoro, ma spesso il risultato ottenuto ripaga delle fatiche. E non solo perché nasce un disco.

«Ciò che conta – osserva Albonico – è andare oltre il disco, per comprendere il motivo della nostalgia dei Natali di una volta». Meno commerciali e sicuramente colmi di un’atmosfera sognante, come quella tipica legata all’attesa di una persona o di un momento speciale. E’ pur vero che le antiche melodie d questo disco aprono uno spiraglio nella mente e nel cuore. E mettono delle piccole ali alla fantasia, purché si abbia voglia di volare via o di alzarsi, anche solo per un pelino, da terra.

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Pubblicato il 24 Dicembre 2004
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