«La ricerca non è il turismo: prima di impegnarci studiamo a fondo»
Consiglio provinciale aperto sui temi della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Presenti i rappresentanti del mondo economico. Sull’idea di un protocollo d’intenti, cauto il presidente della CCIAA
«Una collaborazione tra Provincia e Camera di Commercio per sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico dell’industria varesina? Se ne può parlare ma prima studiamo». Questa la conclusione del confronto avvenuto a Villa Recalcati dove si è parlato di sviluppo e innovazione, di prassi e di vie da percorrere per rispondere alla crescente esigenza di sostenere l’industria alle prese con la competitività del sistema globalizzato.
Nel corso dell’ultimo consiglio provinciale aperto, i consiglieri hanno discusso con i rappresentanti del mondo economico, i responsabili dei due poli tecnologici del territorio ( il Centro COT e il Polo scientifico Tecnologico lombardo) e il presidente della Camera di Commercio Angelo Belloli.
Il momento di confronto, richiesto anche dalle opposizione per gettare le basi di una politica di sviluppo economico, è stato introdotto da Roberto Bosco, assessore allo sviluppo locale e alle politiche comunitarie, che ha elencato le potenzialità del territorio : "Nella nostra provincia, vi sono tutte le condizioni che caratterizzano l’attrattività all’insediamento di strutture che ospitano i cosiddetti "creativi" della ricerca innovativa….. In provincia di Varese, oggi abbiamo il più grande Centro di Ricerca europeo oggi pronto ad aprirsi al nostro territorio e non solo, che sarà protagonista del futuro VII Programma quadro per la ricerca in particolare a favorire lo sviluppo delle PMI (piccole e medie imprese)".
La forza del nostro territorio fa leva proprio sulle PMI, opportunità ma anche limite di sviluppo: "L’Italia naviga al 52esimo posto per quanto riguarda l’innovazione – ha spiegato Enrico Ottolini di ACAI – Le piccole realtà produttive non sono supportate istituzionalmente. Anche a livello europeo ci sono condizioni che impediscono alle piccole imprese di accedere ai finanziamenti. Le istituzioni dovrebbero intervenire per permettere un accesso alle tecnologie già sviluppate, colmando quel "gap" legato all’impossibilità di sostenere i costi e i rischi di un progetto di ricerca".
Che per la stragrande maggioranza delle aziende sia impossibile impegnarsi in un processo di ricerca impegnativo è ben noto, tant’è che la Camera di Commercio da tempo ha avviato una politica di appoggio alle imprese, non ultimi i 600 mila euro destinati nell’ultimo bilancio camerale allo sviluppo tecnologico e il varo del progetto "Seed capital" pensato proprio per la "germinazione" di nuove imprese operanti nei settori tecnologicamente avanzati. Nonostante le difficoltà, però, il presidente della Camera di Commercio Angelo Belloli non condivide il pessimismo: "Le statistiche a cui fa riferimento il dottor Ottolini non tengono in considerazione i tanti sforzi che quotidianamente le piccole e medie imprese compiono per adattarsi alle nuove sfide.
Lo sforzo in campo tecnologico è necessario ma prima di impegnarci in un protocollo d’intesa, bisogna analizzare la richiesta e le prospettive della tante realtà che compongono il tessuto produttivo. Una sinergia della business community sarà la benvenuta una volta che sarà stata fatta la mappatura del bisogno in vista dello sviluppo anche internazionale. L’economia non è come il marketing: in quel caso ci si muoveva su un terreno ancora pressoché vergine con indirizzi precisi. In questo settore proprio la moltitudine di realtà operanti, rende più impegnativa la preparazione delle linee guida. Prima di firmare un protocollo occorre scavare a fondo".
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